Le benedizioni di Izchak Pubblicato il 29 October, 2013

L'attributo di nostro Padre Izchak fu quello del timore, attributo che comprende l'atto di annullarsi davanti a D-O. Proprio attraverso questo timore e questo annullarsi, Izchak si rese atto alla gioia ed all'apertura del cuore nel Servizio Divino, gioia che porta ad un'espansione senza limiti, una vera espansione nella santità.  


   “Questa è la discendenza di Izchak, figlio di Avraham” (Genesi 25:19).

   Per quel che riguarda Izchak ed il suo servizio Divino, ci troviamo davanti a due aspetti, opposti l’un l’altro: è noto che l’attributo di Izchak fu quello dell’yirà (timore, rispetto reverenziale), come si trova scritto: “Ve pachad Izchak” (“E timore di Izchak”, Genesi 31:42). Proprio in ciò, si distinse il servizio di Avraham da quello di Izchak: il servizio di Avraham fu caratterizzato dall’attributo di chèssed (amore e benevolenza) (“Avraham, che Mi amava” Isaia 41:8), mentre quello di Izchak, dall’attributo del timore e della riverenza.
D’altro lato, vi sono diversi aspetti, in Izchak, che hanno profonda attinenza e rapporto con l’attributo dell’amore e della benevolenza:

    Amore, gioia ed abbondanza in Izchak
1) Il momento della sua nascita: dissero i nostri Saggi, “Izchak nacque a Pèsach”, ed è noto che le tre ‘feste del pellegrinaggio’ hanno una corrispondenza con i tre Patriarchi: Pèsach, corrisponde ad Avraham, Shavuòt ad Izchak e Succòt a Yacov. Ed ecco,  la nascita di Izchak fu proprio a Pèsach, la festa che corrisponde ad Avraham, il cui attributo è  quello di chèssed.

   2) Il suo nome: “Izchak” è dalla radice zchòk (riso), come si vede dal verso: “Zchòk assà lì Elokìm” (“Il Signore mi ha reso motivo di gioia (riso)” Genesi 21:6) ed è legato, quindi, alla gioia. Ed invero, la gioia è un’espressione opposta all’attributo del timore e della paura, eppure Izchak fu chiamato proprio con un nome che richiama la gioia.

  3) In generale, in molti versi si vede, riferito ad Izchak, una grande influenza dell’attributo di chèssed. Una migliore comprensione ci verrà da un chiarimento sulla distinzione che esiste fra l’amore, come attributo di Avraham, e il timore, come attributo di Izchak.

   L’annullarsi consente l’avvicinamento
Ciò che contraddistingue l’amore è l’avvicinarsi di chi ama all’amato. Questa espressione dell’animo non comporta un annullarsi da parte di colui che ama nei confronti dell’amato, anzi, nell’amore è ben percepibile l’esistenza e l’individualità di chi ama, il suo atto di avvicinamento. Per quel che riguarda il timore, invece, l’uomo si annulla, perde la sua affermazione individuale, dinnanzi a colui che egli teme. Nel servizio Divino, si trova espressa la distinzione fra questi due attributi. L’amore produce l’avvicinamento dell’individuo a D-O, mentre il timore produce nell’uomo un sentimento di annullamento, un riconoscimento della propria inferiorità davanti a D-O. Bisogna sottolineare, che questo sentimento di annullamento davanti a D-O non viene ad abbassare lo spirito dell’uomo, facendogli sentire di essere uno zero assoluto. Anzi, si tratta di un qualcosa di positivo: proprio tramite questo annullamento, l’uomo può avvicinarsi di più a D-O.  E ancora:  la grandezza  dell’avvicinamento  a D-O, che segue un atto di auto-annullamento è molto maggiore dell’avvicinamento cui si può arrivare  con il solo amore. Infatti, dal momento che l’attributo dell’amore è legato alla sensazione del proprio esistere, e dato che l’uomo è una creatura limitata, anche la sua possibilità di avvicinamento, di conseguenza, è limitata. Quando, invece, l’uomo si annulla, risvegliando nella sua anima l’attributo del timore, egli rende se stesso un recipiente adatto a ricevere una rivelazione Divina, che supera le limitazioni.

   Un aumento dell’abbondanza
Ciò spiega anche il significato di ciò che si dice nella preghiera: “e la mia anima sia con tutti come polvere, apri il mio cuore alla Tua Torà”. Proprio attraverso l’annullamento che precede, “e la mia anima sia con tutti come polvere”, l’uomo merita la vera apertura del cuore “alla Tua Torà”. Il timore rappresentò per Izchak una preparazione, un rendersi atto alla gioia ed all’apertura del cuore nel servizio Divino, che avviene per mezzo dell’annullamento. Per questo il suo nome fu Izchak, dal significato di ‘riso’ e ‘gioia’, espressione di un’espansione senza limiti, dato che la gioia ha il potere di rompere tutti i limiti; proprio dal timore e dall’annullarsi di Izchak emerge un rafforzarsi della vitalità e di una vera espansione nella santità. È questo il motivo per il quale proprio presso Izchak noi troviamo benedizioni in tale abbondanza, come non risultò, allo stesso modo, nè per Avraham nè per Yacov; infatti, proprio grazie all’attributo del timore che appartiene ad Izchak, venne attratto un incremento del flusso Divino ed un’abbondanza, che superò qualsiasi limite. La benedizione del “grande bene che ha fatto alla Casa d’Israele, secondo la Sua misericordia e i molti Suoi favori” (Isaia 63:7).

(da un discorso di Shabàt parashà Acharè 5741)

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