Ad ogni Ebreo la propria eredità Pubblicato il 10 July, 2017

La divisione del paese rappresenta simbolicamente la parte spirituale, che viene assegnata all'uomo, e nella quale egli deve svolgere il suo servizio Divino e la sua missione nel mondo.     

spartizione tribu“Solo attraverso la sorte verrà diviso il paese”   (Bemidbàr 26:55)
Nella parashà di Pinchàs, la Torà ci racconta la modalità secondo cui venne fatta l’assegnazione del paese che i figli d’Israele dovevano ereditare, al loro arrivo nella terra d’Israele. Dice la Torà: ” Solo attraverso la sorte verrà diviso il paese”. La Ghemarà spiega che non si trattò di un sorteggio casuale e arbitrario,  ma che esso vene fatto secondo (il responso) degli Urim e Tumim. Ciò vuol dire che la spartizione del paese fu fatta secondo l’intenzione Divina dall’Alto.

La parte spirituale
La divisione del paese rappresenta simbolicamente la parte spirituale, che viene assegnata all’uomo, e nella quale egli deve svolgere il suo servizio Divino e la sua missione nel mondo. Come ogni tribù ricevette in eredità la sua parte nella terra d’Israele, con il compito di lavorarla e farla fruttificare, così ogni Ebreo possiede la sua particolare parte spirituale, nella quale  si deve concentrare il suo servizio spirituale ed il suo compito nel mondo. Apparentemente, sembrerebbe più appropriato se ogni uomo  potesse guardarsi intorno, alla ricerca dei campi che lo interessano e lo attraggono di più, così da scegliere fra di essi quelli attraverso i quali svolgere il proprio servizio Divino. La Torà ci fa capire invece in modo chiaro, che la parte che ci spetta non è secondo la scelta operata dal intelletto e dalla logica, ma proprio secondo il sorteggio, che è un qualcosa che trascende l’intelletto ed è diretto dall’Alto.

Le difficoltà costituiscono una prova
A proposito di ciò, viene spiegato che ogni Ebreo possiede degli aspetti caratteristici  a lui in particolare, non tanto in quanto frutto di una propria scelta, quanto piuttosto come cosa stabilita per lui dall’Alto. Nella Ghemarà, noi troviamo che molti tanaìm e amoraìm erano particolarmente attenti ad una qualche determinata mizvà. Ovviamente, essi erano meticolosi nell’osservanza di tutte le mizvòt, compiendole in tutti i loro dettagli, ma rispetto ad una mizvà in particolare, essi erano attenti a metterla in atto in tutta la sua bellezza e completezza. Questo, poichè quella determinata mizvà è collegata in modo speciale alla radice della loro anima, costituendo una sorta di accesso ed un canale per tutte le altre mizvòt. Ma se questa particolare mizvà, o questo campo particolare non vengono stabiliti secondo l’intelletto, la volontà e la scelta, bensì  sono decretati dall’Alto, come può l’uomo sapere qual’è il campo particolare, che è legato alla radice della sua anima, ed al quale egli deve porre una speciale attenzione? La spiegazione è che l’uomo può individuare il campo che  lo riguarda personalmente, riconoscendo quale sia per lui la cosa più difficile, quella davanti alla quale si ergono i maggiori ostacoli. La tal cosa si suppone essere la sua personale ‘eredità’, e per questo la ‘parte che si oppone’ cerca di metterlo in difficoltà proprio in quel specifico campo. Il fatto di per sè che proprio in queste cose egli incontra le difficoltà maggiori, viene a fornire la prova che quel particolare campo è per lui di estrema importanza.

Non darsi per vinti
Le difficoltà che si presentano possono essere di diversi tipi, esteriori o anche interiori. Vi sono persone che non sentono attrazione per alcuni tipi di mizvòt o per lo studio di alcune parti nella Torà, ed hanno la tendenza a trascurarli, per dedicarsi ad altro. Essi devono sapere, che è molto probabile che proprio in quelle cose sia nascosta la parte spirituale che li riguarda più personalmente. Non conviene loro quindi farsi tentare e trascurare tali cose. Essi sono richiamati invece a superare le difficoltà e ad occuparsi di esse, poichè è da supporre che proprio per loro mezzo essi meriteranno di riuscire in tutte le altre cose.

(Likutèi Sichòt, vol. 2, pag.346)

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