Anche quando si china, il leone è un leone Pubblicato il 9 July, 2017

Nel periodo dell’esilio, il popolo d’Israele è stato esposto a ondate di odio e di persecuzione da parte delle nazioni del mondo, e in apparenza esso è sottomesso alla loro autorità. La verità però è che anche nel tempo dell’esilio, le nazioni del mondo non hanno un effettivo potere sul popolo d’Israele. Infatti, per tutto ciò che riguarda la nostra religione, la Torà, i precetti e i costumi d’Israele, gli estranei non hanno alcuna autorità, e non vi è potenza nel mondo che possa cambiare ciò.

leone leonessaCome un leone e come una leonessa (Bemidbàr 24:9)
I giorni dell’esilio iniziano, in un certo senso, già con la distruzione del Primo Tempio, ed avranno fine solo con l’arrivo del Messia (il periodo del Secondo Tempio è incluso anch’esso infatti nei giorni dell’esilio, in quanto “cinque cose mancavano nel Secondo Tempio”). Nel periodo dell’esilio, il popolo d’Israele è stato esposto a ondate di odio e di persecuzione da parte delle nazioni del mondo, e in apparenza esso è sottomesso alla loro autorità. È a quest’epoca dell’esilio che si riferiscono le parole di Bilàm “Egli si china, si accovaccia, come un leone, come una leonessa. Chi lo farà rizzare?” Nel periodo dell’esilio Israele è come chino, accovacciato, in uno stato come di declino, di letargo. Non è al massimo della sua potenza e della sua forza, ma piegato e addormentato. Questo è l’esilio.

Non vi è assoggettamento
Ma anche nel periodo dell’esilio, quando il popolo d’Israele è ‘chino’ e ‘accovacciato’, esso è paragonato ad un leone e ad una leonessa. Non si tratta di una caduta dovuta a debolezza, ma del chinarsi e dell’accovacciarsi di un leone e di una leonessa, la cui forza resta intatta anche quando sono rannicchiati a terra. Sono il leone e la leonessa stessi ad essersi chinati e accovacciati, e non una forza esterna, che li ha costretti. E come è scritto nello Zohar, che il leone è forte e la leonessa ancora più forte, così Israele, “essi sono forti” anche nel periodo dell’esilio. Da qui si comprende che anche nel tempo dell’esilio, le nazioni del mondo non hanno un effettivo potere sul popolo d’Israele. Secondo l’halachà, infatti, non si può essere padroni di un leone. Vi è una discussione halachica se sia permesso addomesticare un leone, poiché esso resta sempre forte come è sua natura, e l’uomo non ha potere su di lui.

L’anima non è in esilio
Così anche per il popolo d’Israele: l’esilio di per sé non è per nulla un fatto ovvio e comprensibile, poiché, come è possibile che il popolo d’Israele sia dominato da altri? Ma tutto ciò avviene per volontà di D-O, che ha portato il popolo alla condizione di ‘chinato’ e ‘accovacciato’. Ma a cosa si riferisce questa condizione? Solo alle questioni materiali, mentre per tutto ciò che riguarda la Torà e i suoi precetti, l’esilio non ha alcun potere, e non vi è alcun vero ostacolo che possa impedire ad un Ebreo di servire D-O e compiere tutti i suoi precetti. Il Rebbe Rashàb, Rabbi Shalom-Dovber, il quinto Rebbe di Lubavich, disse una volta: “Soltanto il corpo dell’Ebreo è stato consegnato all’esilio e all’assoggettamento a potenze straniere. Spetta a noi dichiarare apertamente a ognuno, che per tutto ciò che riguarda la nostra religione, la Torà, i precetti e i costumi d’Israele, gli estranei non hanno alcuna autorità, e non vi è potenza nel mondo che possa cambiare ciò”.

Miracoli che ci fanno ricordare
A volte ci può sembrare che il mondo si conduca secondo le proprie regole e che, per così dire, esso possa dominare il ‘leone’ e la ‘leonessa’, il popolo d’Israele. Questo è l’ascondimento che esiste nel tempo dell’esilio, che dà posto all’illusione che altri possano dominare il popolo Ebraico. Per questo, D-O ci mostra di tanto in tanto, anche nel tempo dell’esilio, miracoli manifesti che fanno ricordare a tutti noi che “non esiste altro all’infuori di Lui”. Questi miracoli, che avvengono in ogni generazione, compresi quei prodigi che si manifestano per mano dei giusti di ogni generazione, rompono in qualche modo la capacità che il mondo ha di nascondere la realtà Divina, così che tutti possano vedere con i propri occhi, che il popolo Ebraico è sempre come un ‘leone’ e una ‘leonessa’, poiché anche quando è ‘chinato’ e ‘accovacciato’, interiormente e nella sua essenza, esso è libero e l’esilio non ha alcun potere su di lui.

(Likutèi Sichòt, vol. 2, pag 337)

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