D-O chiede: “Non separatevi” Pubblicato il 9 October, 2017

L’ultimo giorno della festa di Succòt, il Santo, benedetto Egli sia, ci trattiene un giorno in più per festeggiare 'insieme'. L'essere 'insieme' più importante per D-O, però, riguarda l'unione del popolo Ebraico al suo interno, dato che questo è l'unico modo in cui esso può unirsi a D-O Stesso.

“Sacra convocazione sia per voi” (Bemidbar, 29:35)

L’ultimo giorno della festa di Succòt, Sheminì Atzèret, esprime in particolare il grande amore di D-O per il popolo Ebraico. Il termine atzèret (convocazione) ha anche il significato di trattenimento, rinvio. Il Santo, benedetto Egli sia, ci trattiene un giorno in più per festeggiare insieme, prima che torniamo alla vita di tutti i giorni. Il Midràsh paragona ciò ad un re che, avendo imbandito un banchetto per i suoi figli ed essendosi rallegrato con essi per sette giorni,  al termine di ciò dica loro: “Mi è difficile la vostra separazione”, e chieda loro di trattenersi, per festeggiare insieme ancora un giorno.

La nostra separazione
Questo fatto suscita un quesito di base: in che modo l’aggiunta di un giorno di festa potrà aiutare a superare la difficoltà della separazione, dato che, alla fine, essa avverrà comunque? Come può essere che tutto lo scopo sia solo quello di ritardare di un giorno la separazione? Dobbiamo perciò per forza dire che, per merito di quest’aggiunta di un giorno alla festa, non vi sarà poi separazione. Ciò diviene comprensibile alla luce dello specifico linguaggio scelto dal Midràsh: “Mi è difficile la vostra separazione”. Sembrerebbe più appropriato dire: “la nostra separazione” e non “la vostra separazione”, ma proprio con questa espressione D-O ci viene a dire che, da parte Sua, non vi è alcuna separazione: Egli rimane sempre legato a noi, con un legame d’amore infinito. L’unica possibilità di separazione sta nella “vostra separazione”, se noi Gli voltiamo le spalle e ci separiamo da Lui. È riferendosi a ciò che il Santo, benedetto Egli sia, dice che Gli è “difficile” questa nostra separazione da Lui, e per questo egli chiede di fare con Lui un ulteriore giorno di festa, che impedisca la separazione.

Unione interiore.
Come si crea la separazione fra noi ed il Santo, benedetto Egli sia? D-O dice: “la vostra separazione” – attraverso la separazione che si crea fra di voi. Quando il popolo d’Israele è unito al suo interno, esso è anche legato ed unito al Santo, benedetto Egli sia. Quando invece vi è separazione dentro il popolo d’Israele, si crea una separazione anche rispetto al Santo, benedetto Egli sia. Nella festa di Succòt risalta il tema dell’unità. Le ‘quattro specie’ (il lulav – ramo di palma, l’etrog - cedro, il salice ed il mirto) rappresentano tutti i tipi che compongono il popolo d’Israele, e che si uniscono in un’unica mizvà. Tuttavia, pur essendoci qui un’unione, le differenze, in ogni modo, si mantengono. Continuano ad esservi quattro tipi differenti e distinti, solo che essi ora si uniscono. Resta però la possibilità ed il timore che, alla fine della festa, quando l’influenza esercitata da Succòt andrà dileguandosi, i quattro tipi torneranno a dividersi.

Si balla tutti uguali
Per questo, il Santo, benedetto Egli sia, dice: “Mi è difficile la vostra separazione” e, per evitare questa separazione, Egli ci chiede di aggiungere un giorno di festa, che stabilisca quest’unità in modo autentico e perenne. La mizvà di Sheminì Atzèret è: “Un bue, un montone” (Bemidbàr 29, 36), un unico sacrificio, che non si differenzia in diverse parti. Ciò instilla la consapevolezza del fatto che il popolo d’Israele è un’entità unica ed unita, che non può essere soggetta a divisione. Quest’unione si esprime anche nella gioia della festa, giorno in cui tutti i componenti del popolo si riuniscono, per danzare con i Rotoli della Torà. Durante tutto l’anno vi sono differenze nel grado di conoscenza della Torà, mentre a Simchàt Torà tutti danzano in uno stato di uguaglianza, tanto che non è possibile distinguere l’uomo semplice dal grande studioso. Questa è l’unione completa, che suggella tutto il periodo delle feste, e garantisce che anche in seguito, a feste terminate, non verrà a crearsi, per carità, la “vostra separazione”.
(Riassunto da Likutèi Sichòt, vol. 2, pag. 433)

 

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