Dal dolore alla gioia Pubblicato il 17 July, 2017

I Sabati che sono compresi nelle ‘tre settimane’, e che sono un anticipo del ‘Futuro a Venire’, rappresentano la Redenzione e la costruzione, che fioriscono e si sviluppano proprio nell’esilio. In questi Sabati è celata una luce che ricorda già quella del ‘Futuro a Venire’, una luce che ha la forza di trasformare i giorni stessi del lutto, in giorni di gioia ed allegrezza.

“Viene ad annunciarvi che non vi è lutto nel Sabato”
(Yerushalmi, Berachòt cap. 7, halachà 2)

Nelle tre settimane che vanno dal 17 di Tamùz al 9 di Av, noi siamo soliti rispettare usanze di lutto e ciò, da un lato per ricordare la distruzione del Tempio, e dall’altro per rettificare la nostra condotta ed affrettare così il momento della Redenzione. Nei Sabati che sono compresi in queste settimane, però, qualsiasi segno o allusione al lutto sono vietati, ed anzi, il nostro comportamento deve essere improntato alla gioia. Non solo, in questi Sabati bisogna abbondare nella gioia in modo incomparabilmente maggiore che negli altri Sabati, e questo per fugare ogni dubbio o timore che una qualsiasi regola riguardante il lutto venga a minacciare la gioia del Sabato. Questa spiegazione, però, si ferma ad un livello superficiale, limitandosi a negare la possibilità di intaccare la gioia del Sabato, senza arrivare però al motivo in sè per l’aumento della gioia in questi Sabati. E qui viene la Chassidùt, a rivelarci il nesso più profondo che lega l’essenza di questi Sabati alla negazione di qualsiasi segno di lutto, fino ad arrivare persino ad una gioia ancora maggiore.

Un significato più profondo

Il Sabato, in generale, ha già in sè un che della Redenzione, cui ci si riferisce infatti anche come al ‘giorno che è tutto un Sabato’. E poichè al tempo della Redenzione non resterà nessun segno dell’amaro esilio, così anche di Sabato, che ha in sè un anticipo del ‘Futuro a Venire’, non vi è posto per alcuna allusione riguardante il periodo delle ‘tre settimane’. Questo, è il significato interiore, per quanto riguarda la proibizione di segni di lutto nel Sabato. Il significato interiore dell’aumento della gioia in questi Sabati, invece, è legato all’essenza stessa della Redenzione. Quando, nell’esilio in cui ci troviamo, noi aspettiamo la redenzione, non intendiamo con questo che dopo l’esilio noi torniamo alla stessa condizione di libertà che ci fu prima della distruzione del Tempio. La Redenzione che seguirà l’esilio sarà piuttosto di un grado infinitamente più elevato della condizione precedente.

Una Redenzione superiore
Riguardo a ciò, vi è un esempio nella legge Ebraica, che parla del caso di “distrugge per costruire”: quando una persona distrugge una casa per costruirvene al suo posto un’altra, è del tutto evidente che la nuova casa sarà molto più grande, bella e lussuosa della precedente, poichè se non fosse così non ci sarebbe nessuna ragione per distruggere la casa vecchia. Da qui, si capisce che il vero intento della distruzione del Tempio è quello di costruire una redenzione di livello infinitamente superiore. E se ciò è vero per ogni redenzione, tanto più lo sarà per la Redenzione vera e completa, che non sarà seguita più da alcun esilio. È assolutamente chiaro che si tratterà di una Redenzione superiore e straordinaria, nella quale si rivelerà una luce Divina completamente nuova, al punto che anche noi capiremo che sarà valsa la pena attraversare tutto il tempo dell’esilio per arrivare ad una simile Redenzione.

Il pasto di Salomone

Alla luce di ciò è chiaro che i Sabati che sono compresi nelle ‘tre settimane’, e che sono un anticipo del ‘Futuro a Venire’, rappresentano la Redenzione e la costruzione, che fioriscono e si sviluppano proprio nell’esilio. In questi Sabati è celata una luce che ricorda già quella del ‘Futuro a Venire’, una luce che ha la forza di trasformare i giorni stessi del lutto, in giorni di gioia ed allegrezza. Per questo dobbiamo comportarci in questi Sabati con una gioia maggiore, al punto che l’halachà ci dice che possiamo preparare in essi (e persino nel giorno del 9 di Av che cade di Sabato) “un pasto come quello di Salomone al suo tempo” (poichè anche ai tempi del re Salomone vi fu una condizione che era già un anticipo di quello che sarebbe stato il tempo della redenzione). In questo modo, questi Sabati ci danno la forza di trasformare i giorni di lutto e di dolore in giorni di gioia ed allegrezza, con la venuta del nostro Giusto Moshiach, ora, subito.
(Likutèi Sichòt vol. 2, pag. 358)

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