Doni, preghiera e battaglia Pubblicato il 26 November, 2017

La parashà Vayshlàch narra di come Yacov si preparò, in vista dell’imminente incontro in cui avrebbe dovuto affrontare suo fratello Essàv, dopo aver saputo che questi marciava verso di lui con quattrocento uomini. Dietro ognuno dei suoi atti si nasconde un significato più interiore e profondo, che la Chassidùt ci rivela.

Yacov vede arrivare Essav‘Preparazione’ e ‘correzione’
La parashà Vayshlàch narra di come Yacov si preparò, in vista dell’imminente incontro in cui avrebbe dovuto affrontare suo fratello Essàv, dopo aver saputo che questi marciava verso di lui con quattrocento uomini. Di questa preparazione, Rashi ci offre un suo commento, dicendo: “Egli si riparò in tre modi: per dare doni (a Essàv, in modo da placarlo); per pregare (a D-O perché lo salvasse dalle ‘grinfie’ di suo fratello); e per dare battaglia.” Come mai Rashi, al posto di usare la normale espressione “si preparò”, usa il termine inusuale “si riparò”? ‘Prepararsi’ a ciò che dovrà accadere, indica le varie misure che la persona decide di prendere, la propria linea di condotta, e anche la preparazione mentale necessaria, che può comprendere la preghiera od altro. “Ripararsi”, nel senso di correggere se stessi, significa più di una semplice preparazione: esso indica la necessità che la persona ha di cambiare qualcosa dentro di sé, al fine di prepararsi a ciò che dovrà essere fatto.

Il lavoro interiore di Yacov
Questo fu il caso di Yacov: egli si preparò a “doni, preghiera e battaglia”, “correggendo” qualcosa dentro se stesso. I nostri Saggi notano come il fatto di dover placare suo fratello con dei doni, irritasse Yacov. Per offrire doni così come si dovrebbe, e cioè con volto sorridente e con gioia, Yacov dovette correggere qualcosa dentro di sé, operare un cambiamento nella propria attitudine interiore. Inoltre, Yacov temeva che i suoi meriti fossero diminuiti in seguito a tutta la benevolenza che D-O gli aveva dimostrato. Per questo, egli non si sentiva più sicuro che la promessa che D-O gli aveva fatto – “Ti farò tanto bene” – sarebbe valsa ancora a salvarlo dall’ira di suo fratello. Temeva di non esserne più degno. Fu necessario quindi per lui operare un ulteriore cambiamento dentro di sé, per meritare nuovamente la benedizione Divina, e la via per ciò fu la preghiera. Lo stesso valse per la sua preparazione alla battaglia, come troviamo scritto nel verso: “Yacov ne fu molto spaventato ed angosciato”. Per prepararsi mentalmente alla battaglia, egli dovette operare un cambiamento del proprio stato emozionale interiore. Questi tre cambiamenti che Yacov realizzò dentro di sé, e coi quali egli ‘riparò se stesso’, ebbero luogo in lui in modo tale da manifestarsi tutti insieme, e allo stesso momento. Simultaneamente egli fu pronto a “doni, preghiera e battaglia”. Offrire doni presuppone un atteggiamento di vicinanza e di affabilità, mentre dare battaglia richiede un senso di distanza e di durezza. Entrambe queste attitudini sono di natura interpersonale, mentre la preghiera è rivolta ad implorare la misericordia Divina. È del tutto evidente che queste tre emozioni così diverse non possono albergare contemporaneamente in un essere umano, a meno che egli non operi dentro di sé un cambiamento profondo e radicale. Questa è quindi un’ulteriore ragione della necessità di Yacov di ‘ripararsi’, così da poter ospitare contemporaneamente dentro di sé emozioni del tutto conflittuali.

La migliore strategia per vincere
Simbolizzando, Yacov la santità, Essàv il male, ed il loro confronto la battaglia che intercorre fra di essi, si comprende perché questi tre diversi attributi debbano manifestarsi contemporaneamente e simultaneamente. In una battaglia fisica, la vittoria può essere assicurata quando, in un movimento a ‘tenaglia’, tre divisioni dell’esercito convergono sopra una sola delle divisioni del nemico. Agendo il tal modo, la vittoria sull’inferiorità di forza e di numero della divisione nemica sarà assicurata. Questa strategia verrà poi ripetuta, con altrettanto successo, con una seconda divisione nemica, e così via. Allo stesso modo, gli attributi di benevolenza, rigore e misericordia che hanno origine non nella santità, ma nel suo opposto, possono essere sconfitti con successo quando le loro tre controparti della santità si schierano insieme, attaccando e sottomettendo a turno ogni attributo di empietà. Questo è esattamente ciò che Yacov fece quando contemporaneamente egli ‘si riparò’, per affrontare Essàv con “doni, preghiera e battaglia” – benevolenza, misericordia e rigore.
(Basato su Likutèi Sichòt, vol. 15, pag. 265-272)

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