Il mese di Elùl Pubblicato il 10 August, 2017

Dal nome stesso del mese di Elùl riceviamo una grande richezza di insegnamenti sul nostro servizio Divino, un servizio che oggi, più che mai, ha ormai il solo ed unico compito fondamentale di portare la Redenzione che ci spetta, alla sua rivelazione finale e completa.  


Due tipi di esame di coscienza

     In determinati anni, lo Shabàt della parashà di Ekev è anche lo Shabàt in cui si benedice il mese di Elùl, il primo mese dell’anno, il mese che ci invita ad un esame di coscienza, riguardo tutto l’anno trascorso. Cosa ci insegna il fatto, in sé, dell’esame di coscienza e cosa esso dovrebbe risvegliare nell’Ebreo?
In quanto mese in cui si tirano le somme di tutto l’anno, esso comprende il servizio globale dell’Ebreo, e le iniziali del suo nome alludono a ciò: Elùl (אלול – אני לדודיודודי לי), “Anì le dodì ve dodì lì” – “Io (appartengo) al mio amato ed il mio amato (appartiene) a me” (Canto dei Cantici 6:3). Questo verso, infatti, allude al legame, che unisce l’Ebreo al suo Creatore. Questo legame può realizzarsi in due direzioni:
- “Anì le dodì” (“Io (appartengo) al mio amato”): quando è l’Ebreo stesso a risvegliare il proprio contatto con D-O, sforzandosi, con dedizione, di svolgere il proprio compito: preparare il mondo, a divenire una dimora per D-O.
- “Ve dodì lì” – “Il mio amato (appartiene) a me”: quando è D-O Stesso che, facendo discendere in basso le luci della più elevata spiritualità, risveglia l’uomo, inducendolo a svolgere questo servizio.
L’ordine stesso del verso, che antepone “Anì le dodì” a “ve dodì lì“, ci insegna che, prima di tutto, il servizio deve venire da parte dell’uomo (‘risveglio dal basso’), e ciò induce una discesa di luce dall’Alto (‘risveglio dall’Alto’), che è un livello più elevato. Tuttavia, anche quando il servizio viene svolto secondo questo ordine, l’uomo riceve comunque aiuto dall’Alto, solo che, in questo modo, il ‘risveglio dall’Alto’ non sarà più un regalo immeritato, cosa che non è bene accetta neppure dalla natura umana.
Per questo, il nome del mese di Elùl inizia con la lettera alef, che è la prima lettera dell’alfabeto ed allude all’ordine nel servizio, e cioè, dal facile al difficile, una progressione costante, come quando si parte dalla prima lettera dell’alfabeto per arrivare all’ultima.

Sabato e domenica

    Anche nel servizio Divino dell’Ebreo, si trovano queste due direzioni, ed esse si esprimono nei due giorni del Capomese di Elùl, ed in particolare quando essi, (come nell’anno in cui è stato pronunciato questo discorso), cadono di Sabato e di domenica. Il ‘primo giorno’ (domenica), inizio della creazione, simbolizza il servizio dal basso verso l’Alto: a questo seguono il secondo giorno (lunedì), il terzo, e così via, fino alla completezza del Sabato, che viene come risultato del servizio di tutta la settimana. Come dicono i nostri Saggi: “Chi si è dato da fare la vigilia del Sabato, mangerà di Sabato”.
Vi è, però, anche un altro tipo di servizio: secondo quanto è scritto nei Libri, il Sabato esisteva ancora prima della creazione del mondo, ed esso ha il potere, quindi, di irradiare la sua benedizione su tutto il resto della settimana. Questo è l’ordine di progressione, che va dall’Alto verso il basso, dal Sabato che precedette la Creazione, verso la Creazione. Il  primo giorno della settimana allude al servizio dei giorni profani, dal semplice al difficile, mentre rispetto al Sabato si parla di un servizio che, fin dall’inizio, senza dipendere da null’altro, rispecchia delizia e perfezione, un servizio dall’Alto verso il basso.
Rispetto al corpo dell’uomo, l’ordine di progressione del servizio di purificazione del mondo va dal facile al difficile, mentre rispetto all’anima, l’Ebreo ha la capacità di compiere il suo servizio, da subito, nella ‘modalità del Sabato’, poiché, dopo tutto, egli è un ‘Ebreo celeste’, con un’anima, cioè, che è, di per sé, una parte di D-O Stesso, ed egli può e deve pretendere ciò da se stesso.

Dal semplice al difficile

     Nel servizio dell’Ebreo in ognuno dei giorni dell’anno, l’ordine deve essere ‘dal semplice al difficile’: purificare il proprio corpo e la propria parte nel mondo, per fasi ed in modo graduale. Con tutto ciò, dal lato dell’anima, invece, il servizio deve essere anche dall’Alto al basso, attraverso il rivelarsi dell’anima, senza tenere in considerazione le difficoltà del mondo e la sua gradualità.Tutto ciò noi lo troviamo anche nella complessità del popolo d’Israele: vi sono Ebrei il cui servizio principale è secondo le qualità della tribù di Issachàr (i cui componenti erano completamente immersi nello studio della Torà, un servizio simbolizzato dal Sabato), e vi sono Ebrei il cui servizio principale è secondo le qualità della tribù di Zebulùn (che con il loro lavoro nel mondo, mantenevano la tribù di Issachàr, e l’essenza del loro servizio era il compimento delle mizvòt).
Il mese di Elùl ha due giorni di Capomese: il 30 di Menachem Av ed il 1° di Elùl. Il giorno principale del Capomese è il secondo giorno del Capomese, nel quale inizia di fatto il mese, ed anche gli usi più importanti, che caratterizzano il mese di Elùl, iniziano con esso. Quando il Capomese cade di Sabato e di domenica, risultano ancora più evidenziate tutte le caratteristiche di questo ordine del servizio. Il giorno principale del Capomese (1 Elùl) è il primo giorno della settimana (domenica), giorno che evidenzia il servizio dal ‘semplice al difficile’. Dato che, però, il Capomese comprende tutto l’esame di coscienza, globalmente, va considerato in esso anche il primo giorno del Capomese, e cioè, in questo caso, il Sabato, che allude al servizio nella direzione di “ve dodì lì“.
D-O ha stabilito il mondo, in una modalità che va dal basso verso l’Alto, dal semplice al difficile. Anche l’anima, una parte di D-O Stesso, è stata inserita da D-O nel corpo dell’uomo, poiché essa deve preparare una dimora per D-O, proprio in questo mondo inferiore, e la forza dell’anima si rivela proprio, nella sua condizione di anima dentro un corpo. Proprio attraverso il servizio che si occupa delle parti più basse ed inferiori, innalzandole ed elevandole alla santità, si eleva alla santità il mondo intero, fino a provocare con ciò, persino un innalzamento dei mondi spirituali stessi.

Tre aspetti

      In ognuno degli aspetti del servizio, di cui si è parlato, vi sono i vantaggi e gli svantaggi:
Quando il servizio è dal basso verso l’Alto, secondo le possibilità e le capacità dell’uomo inferiore (“Anì le dodì“), esso eleva di fatto i livelli più bassi, facendovi penetrare la santità. D’altro lato, però, il grado che è possibile raggiungere è relativamente inferiore.
Quando il servizio è dall’Alto al basso (“ve dodì lì“), il livello Divino che si rivela è infinitamente più elevato, ma esso non viene a penetrare e a far parte del mondo inferiore.
L’esame di coscienza ed il servizio del mese di Elùl, devono comprendere, quindi, tre aspetti: anì le dodìdodì , ed il loro combinarsi insieme in una sola parola (Elùl) ed in un unico mese. Il loro collegamento fa sì, che anche il livello più elevato possa penetrare in basso. Nonostante il servizio abbia inizio dall’uomo, dal basso, è proprio ciò che induce la rivelazione Divina, in modo tale che essa abbia una durata eterna.
Quando l’Ebreo fa un esame di coscienza, egli deve controllare: 1) Quanto sforzo ed impegno ha investito nel lavoro di purificazione del corpo, dal basso all’Alto? 2) Quanto questo lavoro è stato anche in una modalità di completezza, dal lato dell’anima, dall’alto al basso? 3) Fino a che punto si è operato in se stessi un collegamento fra la completezza del servizio e  l’anima nel corpo, qui, in basso?  In questo modo, va fatto l’esame di coscienza sia riguardo se stessi, sia riguardo il mondo

Cos’è “Ekev”?

    Interpretando il termine “Ekev”, che si trova all’inizio della nostra parashà, Rashi spiega che esso si riferisce alle mizvòt più leggere, quelle che l’uomo tiene in scarsa considerazione (calpesta sotto i talloni – ekev). Altri commentatori spiegano che il significato di “ekev” è “fine”, e premio che si paga alla conclusione. Sembra, da qui, che Rashi parli dell’inizio del servizio, e gli altri commentatori, della fine? Di fatto, la rivelazione che emerge alla fine del servizio, il termine e la ricompensa, sono resi possibili e derivano dal fatto che, all’inizio, si sia cominciato dal livello di “Ekev”, il livello più facile e basso. Per questo, la parashà cade, alcuni anni, nel Sabato che benedice il mese di Elùl, che è anch’esso l’ultimo mese, ma inizia con la lettera alef (la prima dell’alfabeto). Solo se si inizia così, infatti, dal facile al difficile, si può raggiungere la completezza.
Dato che, secondo tutti i segni, “ecco, esso (Moshiach) arriva”, noi ci occupiamo tutto il tempo della Redenzione, e colleghiamo ogni cosa ed ogni evento ad essa. Così, anche per quel che ci riguarda, qui. Il termine “Ekev” allude all’”Ikveta de Meshicha“, (come viene denominato il periodo immediatamente precedente alla rivelazione della Redenzione), espressione che prende due diversi significati: la generazione più bassa e degradata, in senso spirituale, come il tallone rispetto al corpo. E, come secondo significato, “Ekev” nel senso di fine dell’esilio. In particolare nella nostra generazione, e specialmente nel nostro tempo, quando tutto è già stato completato, e perfino “i bottoni sono stati lucidati”, e quel che manca è solo un gesto di D-O, che ci tiri fuori dall’esilio e ci porti nella Redenzione vera e completa, gli Ebrei richiedono ed esigono, ripetutamente, “Fino a quando”?!
Di fatto, le due interpretazioni possono essere unificate: proprio perché questa è la generazione più bassa, e siamo arrivati fino al ‘tallone’, là dove il servizio è dal basso all’Alto, ciò viene ad elevare tutti i piani ed a rivelare la Redenzione, con l’ingresso della alef (che rappresenta il Divino) nella golà (l’esilio) (introducendo la alef – D-O – nella golà – esilio – si ottiene la gheulà – Redenzione).

E ancora non arriva?!

     L’esame di coscienza rivolto al tema dell’”Ikveta de Meshicha“, deve portare alla conclusione, che l’Ebreo ha la forza di risvegliare se stesso, gli altri, che lo circondano, ed il Santo, benedetto Egli sia, al fatto che, secondo tutti i conti che D-O ci ha mostrato nella Sua Torà e nei miracoli, che Egli compie nel mondo, la Redenzione avrebbe dovuto essere arrivata già da tempo. Si sono già realizzati tutti i segni riportati dai detti dei nostri Saggi sull’”anno in cui il Re Moshiach si rivelerà”, e noi abbiamo anche appena studiato durante le ‘tre settimane’, tutto ciò che riguarda il Tempio, di cui è detto: “Considererò loro ciò (lo studio delle leggi del Tempio), come se essi si occupassero della costruzione vera e propria del Tempio stesso”, e siamo, inoltre, quasi a due settimane dopo il 15 di Av, di cui è detto “Chiunque aggiunge (nello studio della Torà) gli verranno aggiunti (giorni alla sua vita)”, e, come è detto, con l’osservanza di due Sabati, secondo halachà, la Torà promette che, “immediatamente, saremo redenti”. E noi siamo qui, oggi, nel Sabato che benedice il mese di Elùl, (mese in cui il Re si trova nel campo!), dentro 770, Sinagoga, Casa di Studio e Casa di buone azioni, insieme ad un vasto pubblico, che proviene da Israele. In questo modo, noi abbiamo il diritto e la responsabilità più grande di tutte, di richiedere e di gridare a D-O “fino a quando”?!
Dato che, ogni cosa è stata già conclusa, ed anche tutte le sorgenti della Chassidùt sono state diffuse, fino a raggiungere ogni angolo del mondo ed ogni tipo di persone, ed esse sono state perfino tradotte nelle varie lingue, si impone qui la domanda: come può essere che ancora non arrivi? Forse vi è stato un ritardo, poiché la diffusione delle sorgenti della Chassidùt non ha ancora raggiunto un determinato tipo di Ebrei, quelli non vedenti, che utilizzano, per la lettura, l’alfabeto ‘braille’.
Ma ora, che è stato stampato il libro del Tanya, anche in ‘braille’, e questo Tanya è arrivato a 770, origine della diffusione verso l’esterno, ed essendo il Tanya, la Torà scritta della Chassidùt, nel quale è compreso tutto l’insegnamento della Chassidùt, è certo che, ormai, è arrivato il momento della rivelazione di Moshiach!
Il punto centrale di tutto quanto detto: la Redenzione deve arrivare in ogni caso, ed allora vi sarà guarigione anche per quegli stessi Ebrei, che non vedono, nonostante che, nella Redenzione, non vi sarà più alcun bisogno di lettere scritte, poiché allora, tutti sentiremo la Torà dall’Essenza di D-O Stesso e in un modo tale, che essa potrà essere vista. E tutto ciò, proprio subito, nell’immediato.

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