I lumi di Chanukkà ed i lumi di Shabàt Pubblicato il 20 December, 2017

Chanukkà rappresenta il servizio del pentimento, nel quale l’oscurità esterna stessa viene illuminata, rappresentando così anche l’unione di due tipi di servizio, quello dei zadikìm e quello dei baalèi teshuvà.  

shabbat_hanukahLa forza di disperdere il buio
Il Rambam stabilisce nel caso di una persona che avesse il denaro sufficiente a comprare o le candele per Chanukkà o quelle per lo Shabàt, ma non entrambe, che essa dovrà acquistare quelle per lo Shabàt, dato che la loro funzione è il shalòm bait, la pace familiare che esse infondono. Il Rambam conclude poi: “Grande è l’attributo della pace, poiché l’intera Torà è stata data per infondere la pace nel mondo”. Perché, riguardo alle leggi di Chanukkà, il Rambam scrive dell’importanza della pace? Avrebbe potuto scrivere di essa nelle sezioni precedenti della sua opera, là dove il tema della pace fosse stato apparentemente più rilevante. Questa regola poi che stabilisce la precedenza dei lumi dello Shabàt rispetto a quelli di Chanukkà sarebbe sembrata più consona se inserita tra le leggi riguardanti lo Shabàt. Per rispondere a questa domanda è necessario prima esaminare e comprendere la differenza che distingue i lumi che si accendevano nel Tempio da quelli di Chanukkà. I lumi del Tempio venivano accesi all’interno, nelle ore del giorno. I lumi di Chanukkà, invece, si accendono dopo il tramonto e all’ingresso della propria abitazione, rivolti all’esterno. In senso spirituale, ciò significa che i lumi del Tempio venivano accesi in un luogo dove il Divino era rivelato, un luogo non soggetto ad ascondimento. L’aspetto innovativo dei lumi di Chanukkà è la loro capacità di annullare il male ed illuminare l’ “esterno”, anche nei momenti più bui dell’esilio. In questo senso, i lumi di Chanukkà sono anche più elevati di quelli del Tempio, dato che, con la sua distruzione, l’accensione di quei lumi cessò, mentre quella dei lumi di Chanukkà non si interromperà mai, ardendo la loro fiamma anche nei periodi più bui e cupi dell’esilio.

La completezza del servizio Divino
Ciò è simile alla superiorità dei baalèi teshuvà (penitenti) rispetto ai zadikìm (giusti). I zadikìm non hanno alcuna connessione con il male. I baalèi teshuvà, invece, hanno la capacità con il loro pentimento di trasformare anche i peccati in buone azioni, tramutando il male in bene. Nonostante il merito del servizio dei baalèi teshuvà sia superiore, raggiungendo essi un livello più elevato di quello dei zadikìm, questi ultimi hanno comunque una qualità che ai baalèi teshuvà manca: i zadikìm non hanno alcun collegamento col male ed il loro servizio spirituale ruota interamente attorno al bene. Come risultato, la luce Divina in loro è più facilmente rivelata. Se vogliamo però che il servizio Divino sia più completo possibile, esso dovrà comprendere in sé l’unione di queste due forme di servizio, cosa che si realizzerà con l’avvento di Moshiach: “Moshiach farà sì che anche i zadikìm faranno teshuvà”.

L’importanza della pace
Questo combinarsi del servizio dei balèi teshuvà e dei zadikìm è alluso anche dai lumi di Chanukkà: essi hanno la capacità di illuminare l’oscurità dell’esilio, pur derivando dai lumi che venivano accesi nel Tempio ed essendo collegati ad essi, in quanto la loro accensione è stata stabilita proprio in ricordo del miracolo relativo al Candelabro del Tempio. Arriviamo ora a comprendere il motivo per cui il Rambam citi la grandezza della pace, proprio fra le leggi di Chanukkà. La pace comporta l’unione di due forze opposte. Vi sono diversi livelli ed aspetti del bene e del male, del sacro e del profano in lotta fra di loro. In questo caso, il riferimento è alla pace ed all’unione di ogni aspetto che riguardi la casa, e cioè che ognuno di essi sia diretto allo scopo comune di fare della propria casa una dimora per D-O. Ciò è simbolizzato da Chanukkà, poiché, come abbiamo detto, Chanukkà rappresenta il servizio del pentimento, nel quale l’oscurità esterna stessa viene illuminata. Chanukkà rappresenta anche l’unione dei due tipi di servizio, quello dei zadikìm e quello dei baalèi teshuvà. Ma quando ad una persona dovesse mancare la forza di illuminare sia la propria casa che l’oscurità dell’esterno – “essa non ha abbastanza ‘denaro’ per acquistare sia i lumi dello Shabàt che quelli di Chanukkà” – illuminare la propria casa assume la precedenza.
(Da Likutèi Sichòt, vol. 3, pag. 810 – 813)

I commenti sono chiusi.