I sogni di Yosèf Pubblicato il 6 December, 2017

Il servizio dell'Ebreo è quello di fare di due mondi, materialità e spiritualità, una cosa sola.  

VAYESHEV (b)

 

 

All’inizio della parashà di VaYeshèv, si narra dei due sogni di Yosèf, due sogni che alludevano ad un’unica cosa: Yosèf avrebbe regnato sui suoi fratelli ed essi gli si sarebbero inchinati. Anche a proposito del Faraone si narra (nella parashà di Mikèz) di due sogni che egli sognò, ed anche questi due sogni alludevano ad un’unica cosa. Per quel che riguarda, però, i sogni del Faraone, la Torà dà una spiegazione al ripetersi, due volte, del sogno: poiché ‘HaShem si affretta ad attuarla’. Riguardo ai sogni di Yosèf, invece, la Torà non dà alcuna spiegazione al ripetersi due volte del sogno. Da qui si comprende che, nonostante nei due sogni vi fosse la stessa intenzione, in ogni caso essi alludevano a due cose differenti. Ed è questo che noi vogliamo comprendere: di quali due cose si tratta? E quale insegnamento deriva da ciò, per noi?
    La differenza esistente fra i due sogni di Yosèf è questa: il primo sogno si relazionava a cose terrene (‘Ed ecco noi legavamo i covoni nel campo’), mentre il secondo si riferiva al ‘sole, la luna e undici stelle’, cose celesti; Yosèf, quindi, nel secondo sogno si elevò dalla materialità alla spiritualità.
     Non era così per i sogni del Faraone. Entrambi si riferivano a cose terrene: il primo sogno trattò del regno animale (le vacche), ed il secondo del regno vegetale (le spighe), mentre, riguardo alle cose celesti, il Faraone non aveva alcuna attinenza.
     Questa è la differenza, in generale, fra l’Ebreo e – con la dovuta differenza – il non Ebreo: l’Ebreo, anche quando è in questo mondo, ha un legame con due mondi, non solo con la materialità di questo mondo, ma anche con la spiritualità del mondo a venire.
     E questo è l’insegnamento: il servizio dell’Ebreo è quello di fare di due mondi – materialità e spiritualità – una cosa sola. Non si tratta qui solo del fatto che la materialità dell’Ebreo non deve disturbare la spiritualità, ma che, anzi, essa deve aiutare il servizio Divino, fino al punto che la materialità diventi spiritualità. Come disse il Rebbe HaMaharàsh, ai suoi bambini piccoli: ‘L’Ebreo, seguendo la sua natura, mangia  per vivere, e deve vivere per poter essere un Ebreo e compiere i precetti di D-O.’ Poiché l’Ebreo, in tutte le sue cose materiali, ha un’intenzione e una volontà  rivolta alla spiritualità, queste stesse cose materiali diventano, allora, veramente spiritualità, come disse il Baal Shem Tov: ‘Là, dove è la volontà dell’Ebreo – egli stesso si trova’.

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