La forza della teshuvà Pubblicato il 10 October, 2017

Anche e soprattutto in qualcosa che ci può apparire completamente negativo, è possibile scoprire il positivo, ed a volte... un positivo senza precedenti!  


“Si accresca la tua forza, per averle rotte!”
Secondo quanto scrive il Rambam, il brano della Torà che viene letto nei giorni di festa è collegato al tema della festa stessa. Il Rambam enumera i brani che vengono letti ad ogni festa, e conclude dicendo che (nel secondo giorno) di Sheminì Azèret si legge nella Torà la parashà  ‘Vezòt Haberachà’. Qual è il collegamento fra la parashà ‘Vezòt Haberachà’ e la festa in cui essa viene letta? Alla fine della parashà, vengono enumerate le lodi di Moshè, e fra esse “le cose grandi e potenti che Moshè aveva operato agli occhi di tutto Israele”, che Rashi interpreta in riferimento alla rottura delle Tavole, operata da Moshè dopo il peccato del ‘vitello d’oro’. All’apparenza, non si vede come la rottura delle Tavole possa essere collegata alla nostra parashà; quest’azione di Moshè, infatti, non rappresenta l’opposto della benedizione – una condizione, cioè, negativa e per nulla desiderabile? Eppure, D-O diede il proprio assenso a quest’atto di Moshè e lo sostenne, come risulta dal commento di Rashi: “…poiché le hai rotte – si accresca la tua forza per averle rotte!”

Il valore delle ‘Seconde Tavole”
Il significato essenziale del peccato del ‘vitello d’oro’ è spiegato nella Ghemarà: Israele non fece il ‘vitello’ se non per dare un’opportunità ai baalèi-teshuvà (coloro che si pentono e ritornano)”. D-O, cioè, creò l’istinto del male e gli diede la capacità di dominare l’uomo e di convincerlo a peccare e a fare il ‘vitello’, e tutto ciò per l’elevazione che si può raggiungere per mezzo della teshuvà, che segue un simile peccato. Il significato più profondo della rottura delle ‘Tavole’, in seguito al peccato, è quello per cui, attraverso la rottura, si arrivi ad una maggiore elevazione. Dopo la rottura delle ‘Tavole’, infatti, arrivarono le ‘Seconde Tavole’, che costituirono un livello più elevato. Moshè ruppe le ‘Tavole’ “agli occhi di tutto Israele”, per risvegliare in loro un processo di teshuvà. Al momento stesso della rottura, tuttavia, non fu possibile riconoscere la positività e l’elevatezza di quell’atto, ed anzi, la situazione, allora, sembrava essere fra le peggiori. Col passare del tempo, però, si rivelò il lato positivo della cosa: la teshuvàche Israele fece e le ‘Seconde Tavole’, che D-O comandò di dare loro. Per questo, Rashi non interpreta con “si accresca la tua forza per averle rotte” la prima volta che il racconto della rottura delle ‘Tavole’ compare nella Torà, nella parashà Ki-Tissà, poiché allora non era ancora possibile vedere la positività della rottura delle ‘Tavole’. È solo quasi quarant’anni dopo, quando la Torà torna a raccontare della rottura delle ‘Tavole’, che noi possiamo vedere il lato positivo, come Rashi commenta lì: “si accresca la tua forza”. Ciò spiega perché il tema della rottura delle ‘Tavole’ agli occhi di tutto Israele si colleghi alla parashà Vezòt Haberachà. La festa di Simchàt Torà (e cioè della ‘gioia della Torà’) è fissata nel giorno di Sheminì Azèret (e non a Shavuòt, il tempo in cui fu data la Torà), e ciò per enfatizzare la nostra gioia per le ‘Seconde Tavole’, che furono date a Yom Kippùr. Sheminì Azèret suggella i giorni che seguono Yom Kippùr.

D-O dà all’Ebreo la forza di elevare il mondo
Lo scopo delle feste è quello di attingere da esse forza per il nostro servizio Divino di tutto l’anno. Quando l’Ebreo esce nel mondo, egli potrebbe spaventarsi e pensare: ‘da dove mai potrei prendere la forza per affrontare le tenebre del mondo e svolgere il mio compito?” Per questo la Torà viene a dirci: “persino quando la situazione è così degradata e così grave, come fu quella della rottura delle ‘Tavole’, D-O dice ‘si accresca la tua forza’. È alla portata dell’Ebreo, cioè, trarre utilità, elevazione e vantaggio, persino dalla condizione più bassa. 

(da Likutèi Sichòt, vol. 9, pag. 237 – 243)

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