La Mezuzà: un precetto unico Pubblicato il 10 August, 2017

Nella parashà Ekev leggiamo del comando riguardante il precetto della mezuzà. I nostri Saggi ci informano che, quando una persona affigge una mezuzà all’ingresso della sua casa, D-O protegge quella casa. La protezione che essa offre non è una ricompensa per aver messo in atto il precetto che la riguarda, ma piuttosto una componente ed un risultato del precetto stesso.

Mezuzah 2Lo scopo della Mezuzà
Nella parashà Ekev leggiamo del comando riguardante il precetto della mezuzà, come dice il verso: “E tu le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Devarìm 11, 20). La Torà, subito dopo, continua citando la ricompensa per il compimento di questo precetto: “Così che si prolunghino i vostri giorni e i giorni dei vostri figli…” Il precetto della mezuzà è quindi, da un lato, simile ad una serie di altri precetti, come quello di onorare i propri genitori, la cui ricompensa è affermata esplicitamente nella Torà, mentre dall’altro essa si distingue per una significativa differenza. I nostri Saggi ci informano che, quando una persona affigge una mezuzà all’ingresso della sua casa, D-O protegge quella casa. Questa protezione non è una ricompensa per il compimento del precetto, ma “un vantaggio ed un profitto derivante dal precetto stesso…, essendo esso in aggiunta alla ricompensa…” (Bach, Yorè Deà 285). Inoltre, la protezione fornita dalla mezuzà non è un “vantaggio ed un profitto” secondario: essa è il perno del precetto stesso, del quale Tosafòt dice: “Il suo scopo è la protezione”. Questa caratteristica unica della mezuzà fa sì che il compimento del suo precetto differisca da quello degli altri.

Lishmà o non lishmà
Generalmente, la Torà cita la ricompensa che si riceve per l’adempimento di un precetto, per spronarci ad attuarlo. Dopotutto, i nostri Rabbini ci dicono: “Bisogna sempre impegnarsi nello studio della Torà e nell’adempimento dei precetti, anche quando ciò non venga fatto lishmà, senza nessun altro fine…” Inoltre, il Maimonide spiega come i bambini piccoli studino solo quando si promette loro una ricompensa. È solo dopo un lungo e tedioso processo, che la persona matura e raggiunge il livello dell’azione disinteressata. D’altro canto, si può comprendere facilmente come l’adempimento del precetto, compiuto solo in vista di una ricompensa, manchi di perfezione e di sincerità. Ed anche quando il proprio scopo sia quello di adempiere alla volontà Divina, se la motivazione è offuscata dalla speranza di un guadagno personale, il precetto non viene compiuto nel miglior modo possibile.

Una protezione sicura
Questo problema non riguarda invece l’adempimento del precetto della mezuzà. Infatti – anche se con ciò non si intende certo dire che l’unica motivazione per l’attuazione del precetto debba essere quella della protezione che esso fornisce, poiché anche senza questa protezione, l’individuo dovrebbe senza dubbio avere sempre lo stesso desiderio di rispettare la volontà di D-O – nel caso della mezuzà, dal momento che la protezione che essa offre non è una ricompensa per aver messo in atto il precetto che la riguarda, ma piuttosto una componente ed un risultato del precetto stesso, ne deriva che a questo precetto non viene a mancare nulla, anche nel caso esso non sia compiuto lishmà, ma allo scopo di riceverne protezione. Nell’adempiere al precetto della mezuzà, è quindi perfettamente accettabile avere in mente che esso stesso ci garantisca la protezione Divina.

(Basato su Likutèi Sichòt, vol. 19, pag. 121-123)

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