“L’America non è differente”. Pubblicato il 11 July, 2017

In quest'epoca, alle soglie della Redenzione finale, la Torà deve raggiungere ogni luogo, per preparare il mondo al rivelarsi in esso del Divino. Con questo scopo, il Rebbe Precedente arrivò in America, paese in cui, allora, mantenere un legame con l'Ebraismo, era considerato, del tutto impossibile; concetto che venne espresso con il detto: "L'America è differente!" E l'America, con l'opera del Rebbe, non solo è divenuta patria dell'Ebraismo e della Torà, ma anche luogo dal quale essa stessa viene diffusa in tutto il mondo!


 

      L’imprigionamento del Rebbe Rayàz, il Rebbe precedente di Lubàvich, e la sua successiva liberazione, il 12 e 13 del mese di Tamùz dell’anno 5687, rappresentano l’inizio di una serie di eventi, che portarono alla sua partenza dalla Russia, nel 5688, ed infine al suo arrivo ed insediamento in America, nel 5700, seguito l’anno successivo, nel giorno del 28 di Sivàn, dall’arrivo del suo genero, il Rebbe Menachem Mendel Shneersohn, destinato a succedergli e a continuare e completare la sua opera. Dato che ogni cosa è guidata dalla Divina Provvidenza, è chiaro che anche l’arrivo del Rebbe Rayàz in America, non fu un semplice trovare rifugio dalle difficoltà e dalle persecuzioni, che tormentavano gli Ebrei in Europa, ma ebbe piuttosto uno scopo in se stesso, un compito ed un piano definito, per il quale egli dovette venire a vivere e ad operare proprio in America.

     Il Baal Shèm Tov, il Magghid, gli altri Rebbe di Chabàd, vissero tutti in Russia. Quel paese, quindi, e più tardi, in particolare il villaggio di Lubàvich, divennero un centro dal quale la luce della Chassidùt si propagava per tutto il mondo. Nonostante ciò, fu volontà di D-O che il Rebbe precedente lasciasse quei luoghi e venisse in America. Per giunta, nel pensiero chassìdico, ci si riferisce all’America come alla “metà inferiore della terra” e viene anche detto che, a livello palese e rivelato, “la Torà non fu data nella metà inferiore della terra”. Nonostante ciò, “Lubàvich attraversò dieci esili”, l’ultimo dei quali, ed il più duro, comportò proprio l’insediamento in America, “la metà inferiore del mondo”.

       La ragione di un simile processo di esilio e di discesa, può essere compresa nel contesto di un’altra idea. La festa del 12 e 13 di Tamùz (data della liberazione definitiva da ogni condanna del Rebbe Precedente) è collegata al mese nel quale essa viene celebrata, al punto da trasformare la natura stessa di questo mese, così che molti si riferiscono ad esso come al “mese della redenzione”.

     Nella Torà, il mese di Tamùz viene chiamato “il quarto mese”, il mese che segue e continua il servizio di Sivàn, il terzo mese, il mese associato al Matàn Torà. La differenza fra di loro è che Sivàn è associato ad un’influenza che viene dall’alto. In questo mese D-O diede la Torà agli Ebrei, una guida per mostrare loro come dovevano condurre la loro vita. Il mese successivo, Tamùz, è centrato sul “ricevere la Torà”, e cioè su come gli Ebrei, di loro iniziativa, attraverso le loro azioni, portano la Torà nel mondo. La differenza fra i due mesi può essere compresa secondo l’affermazione dei nostri Saggi, che le lettere Ghimmel e Daled (numericamente equivalenti a 3 e 4) riflettono l’espressione “Gommel Dallim”, “essere generosi con i poveri”. Ghimmel, tre, è associato all’ “essere generosi”, al dare dall’alto. Daled, “i poveri”, è associato al ricevere questi doni. Sivàn è il mese in cui D-O, generosamente, dà la Torà dall’alto. Tamùz è il “povero”. Esso riceve l’influenza della Torà e la applica nel contesto della vita quotidiana. Nonostante il suo entrare nel mondo rappresenti una grande discesa, è proprio attraverso questo servizio, che noi possiamo attuare il desiderio di HaShem, di rendere questo mondo inferiore – come esso è, nel suo proprio contesto – una dimora per Lui. Per questo, nonostante esso sia il più basso dei mondi e, fra esso ed i mondi superiori, vi sia un grande divario, è in questo mondo, che l’intenzione di HaShem viene attuata.

      Quanto detto si collega anche con il giorno di digiuno del 17 di Tamùz, cui il profeta si riferisce come “il digiuno del quarto mese”. I cinque eventi negativi associati a questa data, a cominciare dalla rottura delle Tavole fino ad arrivare alla distruzione di Gerusalemme, che portò direttamente alla distruzione del Tempio ed al conseguente esilio, enfatizzano l’aspetto di “discesa”, associata al quarto mese. L’intenzione Divina, però, è che questa grande discesa generi una risposta negli Ebrei, che si trovano in questo mondo inferiore, così che essi, aumentando nel loro servizio della Torà e delle mizvòt, annullino le ragioni, che hanno portato a questa discesa. Ciò è collegato in particolare con una crescita della ‘ahavàt Israel’ (l’amore per il proprio compagno Ebreo), poiché l’esilio è stato causato proprio dal peccato dell’odio senza motivo. Annullando questo peccato, noi possiamo anche annullare il suo effetto, l’esilio. L’elemento di digiuno e di distruzione associati al mese di Tamùz, rappresentano quindi un ulteriore livello di discesa, con lo scopo di portare ad un livello del servizio più elevato.

     Ciò viene ad esprimere, come l’influenza del terzo mese venga portata giù nel mondo, raggiungendo ognuno, fino al livello più basso  possibile. Insieme a ciò, il fatto che, alla fine, questo digiuno verrà trasformato in un giorno di gioia, una gioia ancora più elevata di quella che caratterizza il terzo mese, come il Rambam afferma, rivela la dimensione unica e particolare, che viene apportata dal servizio di chi riceve, al suo proprio livello.

     Ai nostri tempi, la dimensione positiva del quarto mese si è rivelata, in gran parte, con la liberazione del Rebbe precedente, fatto che ha trasformato l’intero mese in un “mese di redenzione”. L’arresto del Rebbe Rayàz fu un’espressione della difficoltà dell’esilio, che ebbe inizio con il 17 di Tamùz. Esso fu un arresto duro, accompagnato da torture fisiche e minacce di morte. Questa discesa, tuttavia, portò ad una rivelazione ancora più grande. La libertà accordata al Rebbe precedente ed il successivo rafforzarsi della sua opera di diffusione della Torà e delle mizvòt, raggiunsero un livello molto più elevato di quello precedente all’arresto. La sua liberazione dimostrò, come sia possibile diffondere la Torà e le mizvòt, senza che nessun ostacolo di questo mondo possa opporvisi. Questa liberazione non riguardò, quindi, solo il Rebbe Rayàz, ma permise alla Torà di arrivare nei luoghi più remoti, rendendo più facile il servizio di ogni Ebreo.

    Quanto detto ci aiuta a capire perché il centro della diffusione della Torà e della Chassidùt, si sia dovuto spostare proprio in America, la metà inferiore del mondo. Nella dimensione del tempo, il passaggio dal terzo al quarto mese rappresenta uno spostamento dell’enfasi da ciò che viene dato dall’alto a ciò che l’uomo compie di sua propria iniziativa. In modo simile, per quanto riguarda lo spazio, finchè gli Ebrei furono accampati intorno al Monte Sinai, essi rimasero sotto l’influenza dell’atmosfera, che pervadeva il loro accampamento. Solo quando essi partirono dal Monte Sinai, iniziò un servizio da parte loro, che era frutto della loro iniziativa. Un concetto simile sta dietro il trasferimento del Rebbe precedente in America, la metà inferiore del mondo, dove, in modo palese, “la Torà non era stata data”. Egli cercò di diffondere la Torà in America, nonostante le terribili difficoltà, che questo compito comportava. Egli proclamò: “L’America non è differente”, anche se l’attitudine predominante degli Ebrei in quel tempo, era che l’America fosse sì differente, e cercò di trasformarla in un centro di Torà. La discesa nella “metà inferiore della terra”, così irta di difficoltà e di ostacoli, è venuta ad adempiere allo scopo del Matàn  Torà, di preparare una dimora per D-O nei mondi inferiori.

     Più ci si avvicina alla Gheulà finale, più il mondo deve essere adatto a servire da dimora per D-O. Per questo vediamo che, originariamente, gli Ebrei vissero insieme nella terra d’Israele, da dove “veniva emanata luce in tutto il mondo”. Dopo di ciò, l’insediamento in Babilonia acquisì una simile funzione. Nell’esilio attuale, l’esilio di Edòm (Roma), gli Ebrei sono stati sparsi per tutto il mondo. Questa dispersione è aumenta di anno in anno. Fino alla generazione precedente, però, la dispersione riguardava solo la “metà superiore del mondo”. Con l’avvicinarsi di Moshiach, invece, un gran numero di Ebrei, ed il Rebbe precedente fra loro, giunsero nella “metà inferiore del mondo”, per raffinare anche questa parte di mondo, e dimostrare come l’influenza del Matàn Torà giunga a comprendere ogni luogo.

      La diffusione della Torà nel mondo, associata al quarto mese ed alla “metà inferiore del mondo”, porta con sé anche un’ulteriore qualità. Colui che è nella posizione di ‘ricevere’ (mekabel), diviene esso stesso fonte di influenza (mashpìa), facendo nascere così una nuova dimensione, che non esisteva prima. Dall’America, da questo nuovo centro di Torà, la diffusione della Torà, della Chassidùt e dell’ahavàt Israel, per opera del Rebbe precedente e del Rebbe attuale, attraverso i suoi chassidìm, ha veramente raggiunto ogni angolo del mondo, che oggi è finalmente pronto per la Gheulà. 

(Shabàt parashà di Kòrach, 5 di Tamùz, 5749)

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