L’etròg e lo shamàsh Pubblicato il 9 October, 2017

Vi era un solo 'etrog' a Berdichev, quell'anno, e sarebbe stato in custodia al shamàsh della sinagoga, fino a che tutta la cittadinanza non avesse fatto la propria benedizione su di esso, durnte la Festa di Succòt. Fu allora che il shamàsh progettò di...

     Una volta, ci fu una grande carenza di cedri (frutto indispensabile per compiere la mizvà delle “quattro specie” a Succòt), e solo dopo molti e grandi sforzi, gli abitanti di Berdichev riuscirono a procurarsi un unico cedro. Esso fu portato al Rabbino Capo della Comunità, Rabbi Levi Izchak. Ovviamente, tutti gli abitanti della cittadina sarebbero venuti a fare ognuno la propria benedizione su quell’unico cedro.

     Il shamàsh (custode, inserviente di sinagoga) pensò in cuor suo: “Certo il primo a fare la benedizione sul cedro sarà Rabbi Levi Izchak, e, dopo di lui, le personalità più importanti e così via, mentre io, il shamàsh, sarò senz’altro fra gli ultimi a poter benedire.” Ebbe allora una bella pensata e decise di benedire per primo, all’insaputa di tutti. E così fece.

      A quel punto, però, per la grande fretta e paura di essere scoperto, il cedro gli cadde di mano, ed il ‘pitam’ si ruppe, rendendo così il cedro inadatto alla mizvà. L’uomo fu preso dalla più grande disperazione: per colpa sua nessuno degli abitanti avrebbe potuto fare la benedizione sul cedro, quell’anno.

      Amare lacrime egli pianse davanti a Rabbi Levi Izchak. Era convinto che il Rabbino Capo lo avrebbe rimproverato aspramente. Ma non fu così. Quel che accadde fu proprio l’opposto. Rabbi Levi Izchak si rivolse ad HaShem e disse: “Signore del mondo! Guarda che popolo hai! Come essi si preoccupano di adempiere alle Tue mizvòt.” E con questo insegnò, come era abituato, ad attribuire sempre meriti al popolo d’Israele.

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