Lo zelo di Pinchàs Pubblicato il 13 July, 2017

Giudicare un Ebreo, non è cosa che tocca a noi di fare. Solo D-O, infatti, può vedere cosa c'è, veramente, nel cuore di ognuno di noi. A noi spetta, invece, di guardare l'altro Ebreo, sempre con occhio positivo.    


Pinchàs  (a)

       Nel racconto che la nostra parashà fa di Pinchàs, che, pieno di sacro zelo, fece retrocedere l’ira del Signore dai Figli d’Israele, uccidendo Zimrì, capo della tribù di Shimòn, che stava peccando, la Torà ricorda la genealogia di Pinchàs: ‘Pinchàs figlio di Eleazàr, figlio del Sacerdote Aharòn’.
Perché viene ricordata qui la genealogia di Pinchàs, in quanto discendente di Aharòn?
Poiché  Pinchàs venne deriso e disprezzato dalle altre tribù. Esse ritennero, che Pinchàs non si fosse comportato in modo lecito, uccidendo Zimrì. Giudicarono quello che aveva fatto, come un atto di crudeltà e lo chiamarono “benPutì” (‘figlio di Putì’: Putièl era uno dei nomi di Itrò), dato che Pinchàs discendeva da Itrò, che, nel suo passato, era stato un idolatra e aveva ingrassato vitelli, per il culto idolatrico.  Le  tribù dicevano di lui, che egli era crudele come Itrò, suo nonno. Come il nonno nutriva i vitelli con cibo grasso e buono, allo scopo di scannarli, poi, (in onore di falsi dei), così, anche il nipote, Pinchàs, si era comportato in modo crudele.
La Torà, però, dà una spiegazione diversa. La Torà afferma, che Pinchàs fece la cosa giusta. Egli fu zelante verso Hashem. Egli compì una buona azione, un atto di bontà e di misericordia. Per questo, la Torà ricorda qui, delle sue origini, la sua discendenza da Aharòn, il Sacerdote. Aharòn amava e rincorreva la pace, amava le creature e le avvicinava alla Torà. Come Aharòn fu un uomo misericordioso, così lo fu anche suo nipote, Pinchàs, quando uccise Zimrì, il peccatore.
Come la Torà ricorda lo zadìk (il giusto) e le sue origini, per lodarlo, così la Torà ricorda il malvagio e la sua ascendenza, per condannarlo.
‘Zimrì, figlio di Salù, preposto alla casa paterna di Shimòn’: l’origine di Zimrì, il suo discendere, cioè, dal ‘preposto alla casa paterna di Shimòn’, non costituisce, per lui, una lode, ma, piuttosto, un disonore. Della tribù di Shimòn è detto, nella Torà, che “le loro spade sono strumento di violenza” e Zimrì viene ricordato e abbinato al nome della sua tribù, essendo anch’egli malvagio.
Da tutto ciò possiamo trarre un insegnamento: quando ci capita di vedere qualcuno, che compie delle buone azioni, ci è in ogni caso vietato sminuirne l’importanza, perfino se ci sembra che esse vengano fatte, non per soddisfare la Volontà del Signore, ma,  per motivi del tutto differenti.
Ricordiamoci che:
1) Se anche l’uomo, inizialmente, fa le cose non in Nome di D-O, perseverando, alla fine, le farà in Suo Nome,  solo per realizzare la Sua volontà.
2) Nel frattempo, quando compie delle buone azioni, egli si comporta, comunque, secondo il Shulchàn Arùch (i Dettami della Torà e dei nostri Maestri), il che è già un’ottima cosa.
3) Noi non possiamo mai sapere che cosa, veramente, muove un uomo nelle sue azioni. Soltanto il Santo, benedetto Egli sia, sa esattamente cosa accade nel  cuore dell’uomo.
Ecco che le tribù disprezzarono Pinchàs, poiché esse pensarono che le sue azioni scaturissero dalla natura crudele, che aveva ereditato da suo nonno, che ingrassava vitelli allo scopo di sacrificarli agli idoli, mentre, invece, la Torà viene a spiegarci, che le sue azioni prendevano origine proprio dalla qualità della misericordia, che aveva ereditato da suo nonno, Aharòn il Sacerdote!
È chiaro l’insegnamento che ne deriva: ci è vietato deprezzare o disprezzare qualsiasi buona azione, compiuta dal nostro prossimo.

(Riassunto da ‘Likutèi Sichòt’, parte 8, pag. 160-170)

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