Nulla ci può ostacolare Pubblicato il 5 July, 2017

Durante il suo imprigionamento, in tutta quell’amara e terrificante esperienza, il Rayàz non si lasciò mai impressionare nè spaventare dalle dure prove e dalla minaccia che incombeva su di lui. Dal suo comportamento, riceviamo un insegnamento valido per ognuno di noi, in ogni momento della nostra vita.

Un insegnamento valido per tutti
Il 12 ed il 13 del mese di Tamùz segnano i giorni in cui il Rebbe Precedente, il Rayàz, fu liberato, dopo essere stato imprigionato e condannato prima a morte e poi all’esilio, per la sua attività di diffusione dell’Ebraismo nella Russia sovietica, quando qualsiasi atto collegato alla religione ed allo studio della Torà, se scoperto, portava alle pene più dure e spesso alla morte. In tutta quell’amara e terrificante esperienza, il Rayàz non si lasciò mai impressionare nè spaventare dalle dure prove e dalla minaccia che incombeva su di lui. Egli non rinunciò neppure per un attimo alla sua opera dedicata alla salvezza vera e propria dell’Ebraismo, ed alla fine, egli vide il proprio destino ribaltarsi, tanto da essere liberato dagli stessi aguzzini che lo avevano perseguitato. Dal suo comportamento, riceviamo un insegnamento valido per ognuno di noi, in ogni momento della nostra vita. Noi dobbiamo rafforzare il nostro legame ed il nostro studio della Torà, qualsiasi sia la condizione in cui ci veniamo a trovare. Anche quando ci scontriamo con grandi ostacoli o forze di disturbo, la nostra dedizione deve restare ferma ed assoluta, ed allora, alla fine, vinceremo. Il Rebbe Rayàz raccontò, a proposito del Baal Shem Tov, che quando egli aveva cinque anni, suo padre gli disse: “Figlio mio, non temere nessuno, solo il Santo, benedetto Egli sia. Ama ogni Ebreo con tutto il tuo cuore, chiunque egli sia e comunque egli sia.” Il Baal Shem Tov fece suoi questi insegnamenti, il timore di D-O e l’amore per ogni Ebreo, ed in base a questi egli condusse il proprio servizio Divino nel corso di tutta la sua vita. Questa storia, riportata dal Rebbe, rappresenta un insegnamento valido per tutti, bambini compresi, naturalmente. Questi due principi, il timore di D-O e l’amore per l’altro Ebreo, devono essere la luce che ci guida e che traccia il nostro cammino durante tutta la nostra vita.

Come arrivare a non temere
Molti si chiedono come sia possibile non aver paura di niente e di nessuno? Noi siamo infatti così piccoli e deboli. Cosa possiamo fare per arrivare a non temere alcunchè? A ciò rispose il Magghid di Mezritsh, allievo del Baal Shem Tov: quando un padre ama il suo piccolino, anche se molto più grande di lui, più saggio e più erudito, egli scende al livello del suo bambino. Egli adatta se stesso al bambino, si occupa delle cose che lo riguardano, e si comporta come il bambino. In questo modo, il padre dimostra al figlio il proprio amore. Così il figlio sa che suo padre lo ama. Noi, Ebrei, siamo i figli di D-O. Il Santo, benedetto Egli sia, scende dai suoi figli, soddisfa i loro bisogni, anche nelle questioni materiali, anche nelle piccole cose. D-O scende dagli Ebrei, li protegge e li aiuta anche nei particolari più piccoli. Per questo non vi è nulla al mondo da temere! Nostro Padre, D-O, ci protegge.

Impariamo da Moshè
A volte l’Ebreo potrebbe pensare fra sè e sè: io sono figlio di D-O, di un Padre così grande, posso fare quello che voglio, ed alla fine D-O mi perdonerà! L’Ebreo potrebbe cadere in errore e considerare se stesso un grande uomo, essendo egli figlio di D-O, e permettersi così un comportamento inappropriato. Il nipote dell’Admòr HaZakèn (primo Rebbe di Chabad), quando aveva tre anni, chiese a suo nonno: “Perchè la parola ‘Vaikrà’ (Vaikrà 1;1) è scritta con una lettera ‘alef’ piccola?” Suo nonno, allora, il Rebbe, gli rispose: “Ogni Ebreo ha molte buone qualità, e Moshè, nostro Maestro, in particolare ne possedeva molte, eppure, nonostante ciò, egli si mantenne piccolo ed umile. Come la piccola ‘alef’, egli non si inorgoglì e non si insuperbì. Proprio per questo il nostro Maestro Moshè meritò di elevarsi ai livelli più alti: fu lui a ricevere la Torà e a trarre i figli d’Israele fuori dall’Egitto. E questo è l’insegnamento che deriva da ciò a tutti gli Ebrei: fare tutto quello D-O comanda, senza stare a considerare se vi vediamo un motivo o meno, se ci è comodo o se ne abbiamo voglia. Dal momento che D-O ce l’ha comandato, non vi è dubbio che si tratti di una cosa buona! E cosa possiamo fare per contrastare l’istinto del male, che viene ad ostacolarci, cercando di impedirci di osservare i precetti come si deve? Come si può vincere l’istinto del male? Il figlio dell’Admòr HaZakèn diede un consiglio: quando ci troviamo a combattere l’istinto del male, bisogna parlarne con un altro Ebreo. Si può parlare con un amico, con la propria guida spirituale, o con il maestro che ci insegna. Allora vi saranno due ‘istinti del bene’ contro un solo ‘istinto del male’. Quando si è in guerra, se si combatte in due contro uno, i due vincono! Così si supera l’istinto del male.
(Riassunto da Likutèi Sichòt, vol. 2, pag. 593-597)

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