Si può cambiare Essàv? Pubblicato il 27 November, 2017

Il mondo e la forza che si oppone alla santità, hanno la capacità di occultare il Divino ed apparire come forze autonome, in grado di ostacolare il disegno Divino. Il compito dell'Ebreo non è quello di combattere queste forze, impersonificate, qui, da Essàv, ma di trasformarle al punto da rivelare la loro stessa intima realtà Divina.


 “Ma Essàv gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo e lo baciò e piansero”. Così la Torà descrive l’incontro di Yacov ed Essàv (Esaù), un incontro temuto da Yacov, dato l’odio manifesto di Essàv. Su questo verso, Rashi riporta un commento, che cita, a sua volta, quello di Rabbi Shimon ben Yochài: “È halachà (ha cioè valore di legge, di fatto incontestabile ed immutabile) ciò che è noto, che Essàv era nemico di Yacov; in quel momento, però, la pietà ebbe il sopravvento su di lui, ed egli lo baciò con tutto il cuore”. Questo commento comprende due opposti, difficili da comprendere: da un lato: “è halachà, (un dato di fatto incontrovertibile), ciò che è noto, che Essàv era nemico di Yacov”, e dall’altro: “egli lo baciò con tutto il cuore”! A rendere ancora più evidente il contrasto, contribuisce la formulazione del commento, che non si limita a dire: “è noto che Essàv era nemico di Yacov”, ma vi aggiunge un: “è halachà”. Sarebbe bastato, infatti, trattandosi di un commento basato sulla Scrittura, dire, semplicemente che ‘è noto’. Perché, dunque, viene aggiunto il concetto, che ciò che è noto ha anche valore di legge, di dato di fatto incontrovertibile, se non per dare risalto alla forza dell’odio di Essàv nei confronti di Yacov? Eppure, “egli lo baciò con tutto il cuore”. Come è possibile?

 Il punto è che, proprio quando ci si trova al limite della discesa, si arriva poi ad una elevazione maggiore, fino al suo estremo limite. Ciò vale anche per quel che riguarda i due opposti contenuti nel verso citato: il fatto che, da un lato, Essàv fosse, come dato connaturato, nemico di Yacov e, dall’altro, lo avesse baciato con tutto il cuore. Questa polarità, però, non rappresenta una contraddizione. Essa esprime, piuttosto, l’eccezionale trasformazione ed il ribaltamento, che si verificò nell’atteggiamento di Essàv verso Yacov, durante questo incontro. Si tratta qui di una trasformazione che non avvenne in modo casuale. Essa fu una chiara conseguenza della fermezza con cui Yacov si era posto dinnanzi a tutte le prove, che aveva dovuto affrontare. Rabbi Shimon ben Yochài, infatti, evidenzia come l’atteggiamento negativo di Essàv nei confronti di Yacov fosse un dato di fatto incontestabile, e come, da questo punto di vista, non ci si potesse aspettare alcun cambiamento nell’atteggiamento di Essàv verso Yacov. Ciò che quindi provocò il cambiamento, non poté venire che da Yacov stesso. Quando Essàv vide davanti a sé la realtà di un Ebreo, che è pronto a sacrificare se stesso per compiere la volontà del Santo, benedetto Egli sia, e non si ritira, né si indebolisce di fronte allo stesso odio, che Essàv nutriva per Yacov e per ogni cosa che appartenesse alla santità, egli, allora, si annullò di fronte a lui, e non solo non lo ostacolò, ma addirittura lo aiutò (“lo baciò, con tutto il cuore”).

 Da qui un insegnamento per ogni Ebreo: quando si è in una situazione del tipo di “Essàv era nemico di Yacov”, e questa situazione ha valore di fatto incontestabile secondo la Torà (“è halachà”), e, ciononostante, ci si occupa della Torà e delle sue mizvòt con forza e decisione, senza lasciarsi impressionare dagli ostacoli e dagli impedimenti, che vengono dal lato di “Essàv era nemico di Yacov”, allora, non solo si riesce a compiere il proprio servizio riguardo la santità, ma si riesce  anche ad operare la purificazione, il birùr (lo sceverare) di Essàv nel modo più completo, fino a trasformarlo in bene, cosicché lo stesso Essàv, che fino a quel momento aveva desiderato uccidere Yacov, ora “lo baciò con tutto il cuore”.

 Ciò rispecchia anche il contenuto del verso: “Liberatori saliranno sul monte di Sion, per fare giustizia del monte di Essàv” (Obadia 1:21). Quando, cioè, noi ci occupiamo della diffusione delle sorgenti (della Chassidùt), senza farci impressionare dal  mondo e dalla sua capacità di nascondere ed oscurare il Divino, noi sceveriamo e purifichiamo questa oscurità; in questo modo, inoltre, non solo non sradichiamo “il monte di Essàv”, annullando la sua esistenza, ma, anzi: facciamo “giustizia del monte di Essàv”, lo sceveriamo, cioè, fino a trasformarlo completamente, portandolo alla santità, per arrivare, così, ad un’elevazione ancora più grande: “Liberatori saliranno sul monte di Sion, (tramite il servizio di) fare giustizia del monte di Essàv”. E più noi investiamo in questo servizio con prontezza, più affrettiamo e rendiamo vicina la meta finale, come è espresso dal verso nella sua completezza: “Liberatori saliranno sul monte Sion, per fare giustizia del monte di Essàv, e a D-O apparterrà il Regno”, nella Gheulà vera e completa per mezzo del nostro Giusto Moshiach, che sia al più presto, ai nostri giorni.
 (Shabàt parashà di Vayshlàch 5745)

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