Un albero particolare Pubblicato il 7 December, 2017

Una grande carrozza nera doveva portare l'Admòr HaZakèn fino alla prigione, dove i suoi nemici volevano rinchiuderlo. Per strada, però, accadde che...    

    Il 19 Kislèv è una grande festa. Celebriamo la liberazione dell’Admòr haZakèn, il primo Rebbe di Lubavich, autore del Santo Tanya e dello Shulchàn Arùch. Cinquantatre giorni prima, egli era stato imprigionato dai nemici dell’Ebraismo, a causa delle calunnie degli oppositori della Chassidùt.

     I soldati che vennero ad arrestarlo, lo fecero salire su una grande carrozza nera,che doveva condurlo alla prigione di Pietroburgo. Il Rebbe restò calmissimo. Sapeva che quella era solo una prova di HaShem, e per HaShem avrebbe dato volentieri anche la vita.

    Il viaggio doveva durare più giorni, e quando fu venerdì, alcune ore prima dell’inizio dello Shabàt, il Rebbe chiese all’ufficiale di fermare la carrozza, per non violare la santità del Sabato. La risposta fu negativa. Figuriamoci se adesso un prigioniero comincia a dare ordini! Dopo pochi metri… l’asse di una ruota si ruppe!

    L’ufficiale, per niente preoccupato, fece chiamare un uomo dal villaggio vicino, per ripararla. L’asse era pronta, ma appena ripresero il viaggio… uno dei cavalli cadde al suolo, morto! Fu comprato un altro cavallo nel villaggio. Questa volta, però, i cavalli non riuscirono a muovere la carrozza di un centimetro.

    A questo punto, l’ufficiale si rese conto che il suo prigioniero non era un uomo comune e gli chiese il permesso di passare lo Shabàt nel villaggio vicino. Essendo ormai tardi, il Rebbe suggerì invece di accamparsi in un grande campo ai margini della strada.

    Là, sotto un albero, il grande Zadìk trascorse il santo Shabàt. Questo posto divenne mèta di preghiera per gli Ebrei di Nevel, un paese non lontano da lì. Venne tramandato per tante generazioni, che la vecchia strada era fiancheggiata da file di vecchi alberi morti, ma nel punto dove si era fermato il Rebbe, cresceva un maestoso e frondoso albero… La sola vista di questo albero, dicevano, portava alla teshuvà (pentimento) il più incallito peccatore, che ritornava con tutto il cuore a servire HaShem.

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