VaYeshèv: la sottomissione di Yacov Pubblicato il 6 December, 2017

Attraverso il servizio Divino, svolto con sottomissione, Yacov Avìnu si elevò, sia spiritualmente, sia materialmente. Da qui, un insegnamento valido per ogni Ebreo.  

VAYESHEV (a)  

   

  Il Magghìd di Mezeritch commentò il verso, contenuto nella nostra parashà: ‘E Yacov si stabilì (vayeshev) nella terra (beErez) di abitazione (megurèi) di suo padre (avìv), nella terra di Canaan.’

    Vayeshev – lo stabilirsi, il fissare la propria fissa dimora;      

    beErez     -  nelle cose terrene e materiali 

 Yacov Avìnu, cioè, fissò la sua dimora e si occupò di semplici questioni materiali. Cosa fece Yacov? – megurèi – agàr (ammassò, accumulò), egli si occupò di raccogliere e sceverare le scintille di santità nascoste in questo mondo e celate a causa della materialità. Yacov elevò queste scintille, riportandole alla santità, a suo Padre (le Avìv), al Santo, benedetto Egli sia.

 Yacov compì la sua opera, il servizio Divino, il servizio che consiste nello sceverare le scintille, non per un qualche motivo collaterale. Egli non se ne occupò, per ricavarne un vantaggio materiale o per un piacere spirituale. Egli fece tutto per amore di suo Padre (Avìv), che è nei Cieli, perché così Egli ha voluto.          

  Un simile tipo di servizio deriva dall’accettazione del giogo Divino. Non ci sono qui calcoli logici, sapienza e comprensione. Il popolo d’Israele viene chiamato ‘Esercito di HaShem’. Nell’esercito, al soldato non è richiesto di formulare il proprio parere. Al soldato non viene spiegato il motivo per cui deve agire così o così. Il soldato obbedisce senza domandare né discutere. Egli esegue il comando militare con sottomissione. È così, che ogni Ebreo deve servire D-O.        

  Yacov Avìnu uscì da Beer Sheva, per andare a Charàn, e lì si occupò dello sceveramento delle scintille, dalle cose materiali. Yacov non chiese: perché devo andare a Charàn? È vero, Yacov ed Essàv non potevano abitare insieme. Avrebbe potuto, però, essere Essàv ad andarsene a Charàn, e Yacov a rimanere a Beer Sheva, nella casa di studio di Shem ed Ever, ad occuparsi di Torà.   

  Eppure Yacov non sollevò obiezioni. Egli andò a compiere il suo servizio con sottomissione. Non solo, egli fece ciò con vitalità e con gioia.      

 L’andare a Charàn è una discesa. Yacov lasciò la Yeshivà ed andò ad occuparsi di cose materiali, per elevarle alla Santità. Questa discesa, tuttavia, non ridusse il suo livello. Anzi, attraverso il servizio Divino, svolto con sottomissione, Yacov Avìnu si elevò, sia spiritualmente, sia riguardo alla sua condizione materiale.          

 Dalla via seguita da Yacov si trae un insegnamento, valido per ciascun Ebreo. Non serve inseguire grandi azioni. L’Ebreo si deve occupare di cose semplici – sceverare con sottomissione le scintille di santità celate nella materialità. Per cosa? – Per amore di suo Padre (Avìv), che è nei Cieli

(Riassunto da ‘Likutèi Sichòt’ parte 1 pag. 76-78)

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