Yud Tet Kislèv: La luce che porta alla Gheulà Pubblicato il 7 December, 2017

Questo giorno è l'inizio di una nuova luce, la luce della Chassidùt. Essa viene data a tutti, e sta a noi usarla come chiave per entrare nei 'Giorni di Moshiach'.  


       Durante la prigionia dell’Admòr HaZakèn, i nostri Rebbeìm, il Magghìd di Mezeritch e il Baal Shem Tov, vennero a trovarlo dal Gan Eden. L’Admòr HaZakèn chiese loro: “Perché mi tocca stare in prigione? Cosa si esige da me?” La risposta fu: “Vi è un’accusa molto grave contro di te nei Cieli, poiché tu riveli molta Chassidùt!” Chiese loro: “Devo, allora, smettere di parlare di Chassidùt, una volta uscito di qui?” Gli fu risposto: “Dal momento che hai cominciato, non smettere! Anzi, quando uscirai di qui, parlane di più!”

        Anche al tempo in cui alla guida vi era il Maggìd di Mezeritch, vi fu un’accusa contro la diffusione della Chassidùt. I fatti si svolsero così:

       Il Maggìd studiava Chassidùt, e anche diffondeva scritti di Chassidùt. Un giorno, venne trovato uno scritto di Chassidùt, che era andato a finire in un posto del tutto non conveniente. In seguito a ciò, sorse in Cielo un’accusa contro il Magghìd, che diffondeva Chassidùt in un modo tale, che i suoi scritti arrivavano anche nei posti più inadatti. L’Admòr HaZakèn, che era allora uno degli allievi del Magghìd, annullò quest’accusa raccontando questa parabola:

      Vi era un grande re, che aveva un figlio. Il figlio si ammalò di un malanno molto grave. I dottori non trovarono nessuna medicina, che fosse in grado di guarirlo. Alla fine, scoprirono un unico farmaco, che poteva salvare il figlio del re. Per preparare questo farmaco, si sarebbe dovuto rovinare la corona del re: prendere da essa la pietra più preziosa, triturarla e mischiarne la polvere con dell’acqua. Si doveva poi far bere al figlio del re questa mistura. Se il figlio del re fosse riuscito a inghiottire almeno una goccia di questo composto, sarebbe guarito da quella grave malattia.

       Così fecero. La pietra fu estratta dalla corona, triturata, e la sua polvere fu mischiata con dell’acqua. Data la terribile malattia, però, il figlio del re non era in grado di inghiottire la medicina. I medici cercarono di fargliela bere, versandogliela più e più volte sulle labbra. In quel modo, una gran parte di quel prezioso farmaco andò sprecata, ma tutto ciò valeva la pena, fintanto che vi era la speranza che, forse, almeno una goccia sarebbe entrata nella bocca del figlio del re, salvandogli la vita.

      Il popolo d’Israele, spiegò l’Admòr HaZakèn, è come il figlio del re ammalato. La sua malattia è spirituale. La vita spirituale del popolo d’Israele è in pericolo. L’unica medicina per una simile malattia è una vasta diffusione della Chassidùt. Una goccia di Chassidùt che entra nel cuore dell’Ebreo, lo salva dal pericolo spirituale.

        Per questo, c’è bisogno di diffondere gli scritti di Chassidùt su larga scala, anche se una parte di essi dovesse andare a finire in luoghi non adatti, e questo per la speranza che almeno una goccia entri nel cuore dell’Ebreo e lo salvi.

      In Cielo, la parabola dell’Admòr HaZakèn fu accolta e l’accusa che era stata promulgata, contro la diffusione della Chassidùt, fu annullata.

                                                                                                                             *  *  *

         In queste due storie, noi troviamo un atteggiamento diverso dell’Admòr HaZakèn, nei confronti delle accuse, che erano state rivolte contro la diffusione della Chassidùt.
Quando ci fu l’accusa contro la diffusione dell’insegnamento del Magghìd, l’Admòr HaZakèn riuscì ad annullarla attraverso la parabola del figlio del re malato, mentre quando si trattò dell’accusa contro la diffusione del suo stesso insegnamento, l’Admòr HaZakèn si preoccupò e pensò di smettere la diffusione della Chassidùt.

       Il motivo di ciò deriva dalla differenza fra l’insegnamento della Chassidùt del Magghìd e quello dell’Admòr HaZakèn.

       Nello studio della Chassidùt vi sono due scopi principali.

       Uno scopo è salvare il popolo d’Israele da un pericolo spirituale. Ogni goccia di Chassidùt salva Ebrei e li risveglia al servizio Divino.

        Il secondo scopo è preparare il popolo d’Israele all’arrivo di Moshiach. Con lo studio della Chassidùt, gli Ebrei si preparano ai ‘Giorni di Moshiach’, nei quali si rivelerà la parte interiore della Torà.

         Lo scopo principale dell’insegnamento del Magghìd: salvare il popolo d’Israele da un pericolo spirituale.

         Lo scopo principale dell’insegnamento dell’Admòr HaZakèn: preparazione ai ‘Giorni di Moshiach’.

       Quando ci fu l’accusa alla diffusione dell’insegnamento del Magghìd, l’Admòr HaZakèn annullò l’accusa tramite la parabola, che racconta come fu salvato il figlio del re, poiché l’insegnamento del Magghìd aveva lo scopo di salvare il popolo d’Israele.

         Quando, invece, ci fu l’accusa contro la diffusione dell’insegnamento dell’Admòr HaZakèn, egli si preoccupò che forse non era ancora arrivato il momento di diffondere la Chassidùt, come preparazione ai ‘Giorni di Moshiach’, e chiese se doveva smettere di diffondere la Chassidùt.

        A ciò gli risposero i nostri Rebbeìm: “Non smettere! Anzi, quando uscirai da qui, parlane di più!”

        Da allora, è obbligo di ciascuno studiare la Chassidùt e ‘diffondere le fonti della Chassidùt all’esterno (ovunque)’, per preparare il popolo d’Israele ai ‘Giorni di Moshiach’.

(Riassunto da ‘Likutèi Sichòt’, parte 30, pag. 170-175)

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