Yud Tet Kislèv: la storia Pubblicato il 3 December, 2017

Il giorno di Yud Tet (19) del mese di Kislev viene chiamato dai chassidìm: Chag haChaghim, festa delle feste, o anche Capodanno della Chassidùt. Per comprendere meglio il valore e l’importanza di questo giorno, conviene ricordarne il significato, attraverso il racconto della sua storia  .

2013-11-19 21 29 24Il giorno di Yud Tet (19) del mese di Kislev viene chiamato dai chassidìmChag haChaghim, festa delle feste, o anche Capodanno della Chassidùt. Per comprendere meglio il valore e l’importanza di questo giorno, conviene ricordarne il significato, attraverso il racconto della sua storia. Cominciamo però da più lontano, e cioè, da dove la Chassidùt è iniziata: dal Baal Shem Tov.

   Rabbi Israel Baal Shem Tov (nato in Polonia,1698-1760) venne al mondo per risvegliare il Popolo d’Israele. E’ un segreto conosciuto, quello di sussurrare il suo nome all’orecchio di chi perde i sensi, per farlo tornare in sé. Il popolo d’Israele era a quei tempi, come in uno stato di “svenimento”, vicino a perdere il suo legame con HaShem, e Rabbi Israel fu quel nome che venne a risvegliare il Popolo d’Israele. Lo stato di fede, il grado di conoscenza di base dell’Ebraismo erano allora quasi perduti per la maggior parte degli Ebrei. I pochi che erano rimasti nel mondo della Torà, non facevano quasi nulla per avvicinare la gente semplice, ed anzi, furono proprio loro a schierarsi contro l’opera del Baal Shem Tov, volta a dare importanza e spazio proprio a quella gente semplice. Per gli eruditi della Torà, permettere ad un semplice “popolano” di entrare nei loro luoghi di studio e di preghiera, era semplicemente un offendere e ledere l’onore e la grandezza della Torà.

   Il Baal Shem Tov rivelò il tesoro nascosto in ogni Ebreo, in quanto Ebreo. L’anima dell’Ebreo è una parte di D-O stesso, una Luce infinita. Basta scavare un po’, basta accendere lo stoppino, perché questa luce, piena di calore e di vita, si riveli e si espanda, diffondendosi ovunque. Questa fu l’opera del Baal Shem Tov: accendere le anime. Egli ricevette il suo insegnamento da Achiyà HaShilonì, dal quale gli furono rivelati i più profondi ed elevati segreti della Torà, una Torà ‘nuova’, la Torà di Moshiach. Si narra che il Baal Shem Tov, in un momento di particolare elevazione della sua anima, “incontrò” Moshiach e gli chiese, quando si sarebbe rivelato. La risposta fu: “Quando le tue fonti si diffonderanno verso l’esterno (ovunque)”, e cioè, ‘quando questo nuovo livello della Torà, che tu hai compreso, diventerà patrimonio anche della gente semplice, che potrà studiarla e viverla’. Questa fu una risposta molto dura per il Baal Shem Tov. Come era possibile, infatti, che un livello così elevato della Torà, potesse essere compreso da tutti, e al punto, addirittura, da influenzarne la vita? Ma ecco che, il 18 del mese di Elùl (1745), il Baal Shem Tov mostrò i segni di una gioia eccezionale: quello che gli sembrava impossibile, diveniva possibile. In quel giorno, infatti, come egli rivelò, era scesa nel mondo un’anima nuova, capace di rivelare questa Torà in un modo tale, da preparare finalmente il mondo a ricevere Moshiach.

   Era questa l’anima dell’Admor HaZakèn, Rabbi Shnèor Zàlman di Lyàdi. Nel suo nome, Shnèor (letteralmente: ‘due luci’), già si vede il risplendere delle due luci, che egli rivelò, quella della Torà rivelata, attraverso il Shulchàn Arùch da lui compilato, e quella della Torà nascosta, attraverso il libro del Tania, testo base e fondamentale della Chassidùt. Il Baal Shem Tov diresse, dietro le quinte, l’educazione di questo Giusto, in modo da proteggerlo da qualsiasi influenza negativa, gli si potesse opporre prima del tempo, ed in modo che da solo arrivasse a scoprire la strada della Chassidùt.

  Rabbi Shnèur Zàlman rivelò ben presto il suo livello eccezionale. All’età di otto anni fu in grado di scrivere un nuovo commento alla Torà, che comprendeva anche quelli di Ràshi, Ben Ezra e Ramban. All’età di tredici anni, dava lezioni in pubblico, lasciando allibiti i presenti, fra i quali grandi eruditi e studiosi della Torà. Più in là negli anni, riuscì ad avvicinare innumerevoli oppositori alla Chassidùt, conquistandone il rispetto, proprio partendo dallo studio comune della Ghemarà, in cui dimostrava una conoscenza superiore a qualsiasi altro. La sua ricerca spirituale lo portò ad avvicinarsi al Magghìd di Mezeritch, principale discepolo del Baal Shem Tov, intorno al quale si erano radunati i grandi Zadikìm della generazione. Anche lì, nonostante la sua giovane età, l’Admòr HaZakèn rivelò presto la sua eccezionale superiorità, al punto tale che il Magghìd stesso, un giorno, ad una domanda che gli fu rivolta da uno dei grandi Chassidìm su soggetti molto difficili e profondi di Cabala, disse di rivolgere quella stessa domanda al giovane Shnèor Zàlman. Così l’Admòr HaZakèn, si avvicinò alla Chassidùt, si legò ad essa, finchè iniziò ad arricchirla con i suoi propri apporti di rinnovamento. C’era, però, fra gli stessi grandi Chassidìm, chi temeva questo diffondersi dei segreti della Torà.

   Rav Pinchàs di Koriz, un giorno, trovò per terra, nello sporco, un foglio contenente preziosi e profondi segreti della Torà. Questo fatto, secondo lui, doveva dimostrare quanto pericoloso fosse diffondere queste conoscenze: parole del D-O vivente, che possono finire nello sporco! Rabbi Shnèor Zàlman, davanti a questa accusa, a questo tentativo di fermare il processo, raccontò una storia: ‘Una volta, il figlio unico ed amato di un re, si ammalò gravemente. Nessuno trovò un rimedio ed ogni speranza sembrava ormai perduta. Un vecchio dottore, allora, propose un rimedio che forse, avrebbe potuto essere di aiuto. Si trattava di macinare, fino a renderla polvere, la gemma più preziosa della corona del Re, una pietra unica ed insostituibile, e, insieme a dell’acqua, cercare di farla bere all’ammalato. Molta di essa, sicuramente, sarebbe stata versata inutilmente nel tentativo di farla entrare fra le labbra inerti dell’ammalato, ma se anche una sola goccia fosse riuscita ad entrare, questa avrebbe potuto costituire la salvezza. Tutti i ministri si opposero. Non era possibile rovinare irrimediabilmente il simbolo stesso della regalità, senza il quale un re non è un re, per una vaga e per niente sicura possibilità di salvare l’ammalato. Il re, invece, non ebbe un momento di dubbio, tutto andava fatto per salvare il figlio, il suo unico erede, senza il quale il regno stesso non avrebbe avuto più significato.’ 

   La spiegazione è questa: il figlio del Re è il Popolo d’Israele e la gemma sulla corona è la Torà della Chassidùt. E’ possibile che, nel divulgarla, gran parte venga ‘versata’ inutilmente, ma basta che un po’ ne ‘entri’, per salvare il Popolo d’Israele. L’Admòr HaZakèn assunse il compito di portare questa nuova Torà, quella che sarebbe stata la Torà di Moshiach, e cioè la parte più interiore, l’anima della Torà stessa, alla portata della gente semplice. Non si trattava più solo di avvicinare il popolo con amore, riconoscendone il tesoro spirituale nascosto, come faceva il Baal Shem Tov, ma, bensì, di diffondere un vero e proprio insegnamento, che portasse a vivere secondo il significato interiore della Torà.

  Una simile direzione scatenò un’opposizione nelle sfere spirituali. HaShem, infatti, ha creato una cosa contrapposta all’altra e, di fronte alla Kedushà (Santità), vi è sempre una forza contraria che, cercando di opporsi ad essa, ne stimola il rafforzamento. Questa opposizione nelle sfere spirituali si concretizzò nel mondo materiale, con una falsa accusa, che venne portata all’Admòr HaZakèn, di ribellione al governo della Russia, accusa provocata dagli oppositori della Chassidùt, Ebrei che non volevano veder continuare questa strada. Il risultato fu il suo imprigionamento, che durò cinquantatré giorni, numero corrispondente ai capitoli del Tania, l’opera da lui composta.

   Durante questo periodo, numerosi episodi dimostrarono come lo stato di elevazione spirituale di questo Giusto, fosse tale da costringere più volte i suoi stessi aguzzini a portargli rispetto e ad accogliere ogni sua richiesta, legata al culto ed al Servizio di HaShem. Questo, fino ad arrivare, il 19 di Kislèv 5559 (1813), alla sua liberazione, con l’accordo palese e l’aiuto dei suoi stessi oppositori. Come fu possibile ciò? Il mondo materiale, che nasconde ai nostri occhi la Presenza Divina, che dà esistenza ad ogni cosa ed in ogni momento, non può costituire veramente un ostacolo ed opporsi alla Torà ed al processo di Gheulà. La Sitra Achra (la forza che, per volontà di HaShem, si oppone alla Santità), il nemico davanti a noi, le difficoltà sono solo una prova, atta a stimolare una nostra maggiore elevazione. HaShem li ha creati per questo, ed essi, di per sé, non hanno nessuna forza autonoma di opposizione. La Chassidùt, con tutta l’opera dell’Admòr HaZakèn, ci offre la luce necessaria per riconoscere ciò. Ed è con questa luce, che tutto ciò che, apparentemente si oppone, può finalmente trasformarsi, rivelando la sua vera essenza. L’ostacolo, allora, non solo cessa di esserci di disturbo, ma viene addirittura ad esserci di effettivo aiuto. La liberazione dell’Admòr HaZakèn segna il momento in cui questa luce, la luce della Chassidùt, ha potuto iniziare a diffondersi con forza, per arrivare oggi al momento, in cui tutto è ormai pronto, per accogliere il nostro giusto Moshiach.

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