Yud Tet Kislèv: un assaggio della Gheula Pubblicato il 5 December, 2017

Yud -Tet Kislèv, giorno in cui l'Admòr HaZakèn, primo Rebbe di Chabàd, fu liberato di prigione, in modo del tutto miracoloso, segna l'inizio del diffondersi vasto ed ufficiale della Chassidùt. Da qui comincia il processo che porta alla trasformazione del buio in luce.  

Yud-Tet Kislèv, giorno in cui l’Admòr HaZakèn, primo Rebbe di Chabàd, fu liberato di prigione, in modo del tutto miracoloso, segna l’inizio del diffondersi vasto ed ufficiale della Chassidùt. Come mai la Chassidùt, la parte più interiore della Torà, che ne comprende i segreti più profondi ed elevati, venne rivelata proprio in queste ultime generazioni? In fondo, il livello spirituale delle generazioni precedenti era molto più elevato di queste. 

          Due sono le spiegazioni:
1) Per vincere la fitta oscurità, che caratterizza la nostra era (quella che subito precede la rivelazione finale), è necessario un grado di luce maggiore.
2) Il venerdì pomeriggio bisogna assaggiare dei cibi preparati per lo Shabàt.
Se vediamo l’arco dei sei millenni dalla creazione del mondo come sei giorni, l’ultima generazione prima dell’avvento di Moshiach, si trova nel venerdì pomeriggio, poco prima del ‘giorno che è tutto Shabàt’, come viene chiamata la Redenzione vera e completa. È possibile quindi già oggi, con la Chassidùt, avere un assaggio della parte interiore della Torà, che nella Gheulà sarà completamente manifesta.

          Vediamo qui due opposti. Da un lato la Chassidùt fu rivelata alle ultime generazioni, proprio per il loro basso livello, per la grande ‘oscurità’ spirituale, che caratterizza il nostro tempo. Dall’altro lato la rivelazione della Chassidùt in questa era, ne riflette la particolare natura positiva: è venerdì pomeriggio e si possono già pregustare le delizie della rivelazione del tempo di Moshiach.

       È noto il racconto secondo cui il Baal Shem Tov, iniziatore della Chassidùt, in un momento di particolare elevazione spirituale della sua anima, ‘incontrò’ Moschiach e gli chiese quando sarebbe venuto. “Quando le tue sorgenti (della Chassidùt) si diffonderanno verso l’esterno (ovunque)”.  L’insegnamento della Chassidùt deve arrivare dappertutto, anche all’Ebreo più lontano. In questa risposta, se facciamo attenzione, vi è qualcosa di molto particolare. Non viene detto solo che l’insegnamento della Chassidùt, emanato dalle sue sorgenti, deve raggiungere ognuno. Viene detto che le sorgenti stesse devono diffondersi ovunque, che ogni luogo, ogni Ebreo, deve trasformarsi esso stesso in una sorgente luminosa, rivelando il suo contenuto più profondo e nascosto, la sua anima Divina.

         Questo diffondersi può essere visto nel campo dello studio della Torà: l’aspetto interiore e nascosto della Torà (nistàr) emergerà allora e si rivelerà negli insegnamenti della sua stessa parte rivelata (nigle) al punto tale, che esse saranno unite in un’unità assoluta. Israele e la Torà sono una cosa unica. È evidente quindi, che come la diffusione delle sorgenti della Chassidùt portano ad un nuovo sviluppo della Torà, e cioè all’unificazione del suo aspetto rivelato con quello nascosto, così, anche nell’Ebreo, l’insegnamento della Chassidùt permette che la dimensione nascosta della sua anima possa unirsi con quella rivelata. In ognuno di noi vi è una dimensione dell’anima che è nascosta, un potenziale spirituale troppo elevato per poter essere controllato dalla nostra mente cosciente. Un esempio di ciò è la forza della fede. L’insegnamento della Chassidùt dell’Admòr HaZakèn permette che la fede e l’accettazione del giogo Divino, che trascendono l’intelletto, permeino la persona in modo così completo, da diventare una cosa sola con la facoltà del pensiero cosciente della persona stessa. Concetti che vanno al di là della portata dell’intelletto, divengono reali e manifesti nella propria mente.

          L’anima dell’Ebreo è una vera e propria parte di D-O, illimitata e infinita come Egli lo è. Questo potenziale illimitato si esprime nel potere della fede, che porta una persona al di là della sua identità individuale. Il Baal Shem Tov e l’Admòr HaZakèn ci hanno mostrato una strada per servire D-O, che permette alla fede di espandere la portata del nostro intelletto, introducendo la dimensione dell’infinito nel nostro processo di pensiero. Il primo passo di questo processo di diffusione delle ‘sorgenti’, passa dalle ‘sorgenti’ stesse, che sono la testa del Popolo d’Israele, che viene visto come un organismo unico, alle membra di questo organismo, cioè a tutti gli Ebrei, fino alla punta dei piedi.

         In ogni generazione vi sono dei capi fra gli Ebrei, le cui anime appartengono alla categoria della ‘testa’ e del ‘cervello’. Nelle generazioni precedenti, prima della rivelazione della Chassidùt, i capi spirituali del Popolo d’Israele rimanevano staccati dalla massa del popolo e, pur esercitandovi un’influenza attraverso il loro insegnamento della Torà ed il loro esempio, essi si rivolgevano alla complessità del Popolo, senza arrivare ad ogni luogo e ad ogni Ebreo, fino alla ‘periferia’. La diffusione delle ‘sorgenti’ verso l’esterno cambiò il tipo di interazione, portando le guide spirituali ad uscire dalla loro reclusione ed a coinvolgersi, fino ad immergersi nei particolari più materiali, che possono riguardare i bisogni o i problemi di ogni Ebreo, anche il più lontano.

          Il passo successivo della diffusione delle ‘sorgenti’ avviene quando il risveglio, che lo studio della Chassidùt porta, come conseguenza dell’insegnamento dello Zadìk, rivela e fa scaturire nell’Ebreo stesso, il potenziale che vi è nascosto, la sua ‘sorgente’. Allora, la sorgente dell’anima, la facoltà della fede e dell’accettazione del giogo Divino, si può unire con le parti più esteriori e manifeste dell’Ebreo, con le facoltà coscienti dell’intelletto e delle emozioni. Le ‘sorgenti’ sono l’Essenza stessa di D-O, che è Illimitato ed Infinito, che tutto può. Per questo, nonostante la Sua incomparabile ed ineffabile elevatezza, Essa può permeare il mondo più basso e materiale, un luogo che potrebbe sembrare inadatto ad ospitarla.

          ‘D-O ebbe desiderio di avere una dimora qui, in questo basso mondo’. È in questo nostro mondo materiale ed inferiore, che la Divinità si può rivelare. Ciò è collegato alle due spiegazioni del perchè l’insegnamento della Chassidùt si è rivelato in queste ultime generazioni.
1) Per la grande oscurità spirituale che caratterizza queste generazioni.
2) Come assaggio delle rivelazioni dell’era della Redenzione.
La rivelazione dell’essenza della dimensione interiore della Torà si esprime nel fatto, che essa ha la capacità di illuminare il buio di queste ultime generazioni, o, più esattamente, di trasformare il buio stesso in luce. È anche evidente, allora, perchè un assaggio degli insegnamenti di Moshiach, che si rivelano il ‘venerdì pomeriggio, dopo mezzogiorno’, siano associati al tempo nel quale il buio dell’esilio è più grande, il buio doppiamente intenso dell’era, che precede la Redenzione (ìkveta deMeshìcha). È, infatti, attraverso l’illuminazione dell’oscurità più grande, e la trasformazione del buio in luce, “e la notte risplenderà come il giorno” (Salmi, 139:12), che l’essenza degli insegnamenti di Moshiach, l’essenza della dimensione interiore della Torà, può rivelarsi (anche se solo in forma di assaggio). Che dall’assaggio noi possiamo passare in questo momento stesso al pasto vero e proprio, al banchetto del Leviatano, nella Gheulà vera e completa.

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