Angeli reali Pubblicato il 23 November, 2018

D-O manda l’anima di ogni Ebreo in questo mondo fisico e materiale, per sceverare e purificare il mondo. Yacov Avìnu ci insegna che la via per riuscire in questa missione è quando la parte più essenziale e spirituale dell’anima resta attaccata alla santità Divina.

vyeshlach“E Yacov mandò dei messaggeri” (Bereshìt 32:4)
In vista del suo incontro con Essàv, Yacov mandò dei messaggeri per annunciargli il suo ritorno da Charàn. Racconta la Torà: “Yacov mandò dei messaggeri a suo fratello Essàv” (Bereshìt 32:4). Il termine ebraico usato per ‘messaggeri’ è malachìm, che significa anche “angeli”. In proposito, Rashi commenta: “Si trattò di angeli reali”. Ciò vuol dire che Yacov inviò ad Essàv dei veri angeli divini. Il grande giusto, il Magghìd di Mezerich, lo Shabàt antecedente alla sua scomparsa (il 19 di Kislèv), trasmise un insegnamento a proposito di questo commento di Rashi, spiegando così, cosa volesse dire ‘angeli reali’: ad Essàv, Yacov mandò la ‘realtà’ degli angeli, mentre la loro spiritualità restò presso di lui. Egli mandò quindi ad Essàv la parte ‘reale’, inferiore, degli angeli, mentre lasciò per se stesso la loro parte spirituale.

Come si può fare una separazione?
Questo insegnamento richiede una spiegazione: il fatto di per se stesso che Yacov mandò a Essàv degli angeli del cielo, e non degli esseri umani, prova che la sua intenzione fu quella di far sì che gli angeli rivelassero la santità, che si trovava in forma nascosta in Essàv, e lo purificassero. Per un simile compito erano necessari degli angeli, esseri che possiedono una grandissima forza Divina, ed è chiaro che, per riuscire nella loro impresa, essi si dovessero presentare ad Essàv con quel loro tipo di forza. Come avrebbero potuto riuscire quindi nella loro missione di purificare Essàv, se avevano lasciato le loro forze spirituali presso Yacov? E comunque, come è possibile separare la ‘realtà’ degli angeli, il loro ‘corpo’, dalla loro ‘spiritualità’? Non è forse vero infatti che un corpo senza anima non può fare niente?

Legati a Yacov
Di fatto, è chiaro che gli angeli andarono da Essàv con il loro corpo e con la loro anima, ma il loro modo di andarvi fu tale che, anche nel loro allontanarsi da Yacov e giungere da Essàv, essi rimasero tutto il tempo attaccati e legati a Yacov. Anche quando furono davanti ad Essàv, si poteva riconoscere il fatto che il loro vero posto non era con Essàv, ma con Yacov il giusto, e il loro trovarsi presso Essàv non era altro che per compiere la loro missione. Questa spiegazione del Magghìd fornisce un’ulteriore e più profonda dimensione del commento di Rashi. Con essa egli ci insegna che gli “angeli reali” possono riuscire nella loro missione, solo quando la loro spiritualità resta attaccata e legata a Yacov, e non cambia neppure quando si trovano presso Essàv!

Riuscire nella missione
Questa missione contiene un insegnamento valido per ogni Ebreo, in ogni generazione. Come Yacov Avìnu mandò ad Essàv degli “angeli reali”, per purificarlo e rettificarlo, così D-O manda l’anima di ogni Ebreo in questo mondo fisico e materiale, per sceverare e purificare il mondo. Yacov Avìnu ci insegna che la via per riuscire in questa missione è quando solo la parte ‘reale’ dell’anima si occupa delle cose del mondo, mentre la sua parte più essenziale e spirituale resta attaccata alla santità Divina. Così, anche per la missione particolare della nostra generazione, la necessità di uscire e di diffondere in ogni luogo le fonti della Torà e della Chassidùt: l’incaricato della missione deve essere sempre collegato alla sua origine, a chi lo ha inviato, a ‘Yacov’, e allora il successo della sua missione sarà garantito e anche il fatto che la sua uscita nel mondo non provocherà in lui

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