Bitachòn Pubblicato il 28 February, 2018

Abbandonarci completamente a D-O, con assoluta fiducia e sicurezza del bene che, in ogni momento, ci deriva da Lui, ci porta ad un livello, dove i limiti della natura non hanno più presa sull'Ebreo, ed allora tutto può riuscire, e solo per il meglio. Vediamo come la storia di Purim viene a dimostrarci ciò, nel modo più evidente  .

   Bitachòn, termine difficile da tradurre in modo esauriente, esprime la qualità della sicurezza, dell’affidarsi completamente, che, quando compenetra veramente l’Ebreo, conferisce un valore autentico ed efficace a tutto il suo Servizio di HaShem. Si tratta di una forza e di un potere meraviglioso, eppure così difficile da rivelare in noi, così prezioso, fondamentale ed irrinunciabile, che HaShem ormai ce lo richiede in modo sempre più evidente e pressante, mettendoci per questo, sempre di più alla prova.

   Bitachòn in HaShem ha la forza di trasformare il male apparente (tutto viene da HaShem, infatti, e tutto, quindi è, nella sua essenza, bene) in bene manifesto. Come può avvenire ciò? Qual è la grande forza di questa qualità? Vi sono due tipi di sicurezza. Quella che ci proviene dalla sensazione, che noi siamo riusciti, la cosiddetta sicurezza di sé, e quella che ci proviene dalla consapevolezza, che HaShem è riuscito attraverso di noi, sensazione che può portare ad una gioia molto profonda ed autentica. La prima forma è il risultato di un espandersi della nostra personalità, del nostro “io”. La seconda deriva dal sentire quanto siamo piccoli e, pur tuttavia, meritiamo che HaShem, in tutta la sua grandezza operi attraverso di noi, e si occupi continuamente di noi. Qui si può vedere la differenza fra l’Ebreo e il non Ebreo. Il contadino non Ebreo, ad esempio, ara e semina e poi aspetta la pioggia per ottenere il suo raccolto. Il contadino Ebreo, invece, ara e semina, anche lui, e poi aspetta la benedizione di HaShem, che gli darà il raccolto. L’Ebreo è al di sopra della natura. Dimostrazione ne è il fatto che un popolo piccolo e debole, perseguitato da sempre da grandi potenze, continui a vivere in tutta la sua essenza ed in tutta la sua realtà, mentre imperi interi, che lo hanno combattuto, oggi non esistano più.

    Il Popolo d’Israele è al di sopra della natura. L’Ebreo è diretto dalla Divina Provvidenza, per cui, quando si accinge a fare qualcosa, anche se vede che non c’è nessuna possibilità di riuscita, che tutto va storto, ed anche se è decretato per lui che perderà tutto, anche la sua vita, decretato dal Cielo, non qui, in basso, se ha una completa ed autentica bitachòn in HaShem, sarà salvo e tutto gli riuscirà. Si tratta di un qualcosa che va al di là della fede, una forza molto più profonda ed interiore.

    Ogni Ebreo ha fede, noi siamo credenti, figli di credenti. Anche un ladro ha fede e crede in D-O, tanto che prima di andare a rubare Lo prega di aiutarlo a riuscire. Non ha però bitachòn, non ha la sicurezza cioè, che HaShem sia in grado di dargli tutto quello di cui ha bisogno e quindi va a rubare. Si può avere fede senza avere bitachòn, mentre chi ha bitachòn ha senz’altro anche fede. Bitachòn in HaShem è un posto dentro di noi dove non c’è posto per il dubbio, dove la pace e la sicurezza interiore è completa.

    La storia di Purim, per esempio, una riflessione sul decreto, che minacciò allora il Popolo Ebraico, ci aiuteranno ad approfondire meglio l’argomento della bitachòn. Si trattò allora di un decreto molto più crudele e feroce di quello dei nazisti: l’annientamento, in un solo giorno, di un popolo intero dalla faccia della terra. Il regno di Achashveròsh, infatti, dominava allora su tutte le nazioni conosciute. Un simile decreto porta subito a pensare alla punizione per un peccato di gravità eccezionale. La Ghemarà chiede quale fosse stato il peccato. In definitiva gli Ebrei parteciparono solo ad un banchetto, e neppure si macchiarono del peccato di mangiare cibo non permesso. Tutto era stato organizzato infatti dal re, in modo da rispondere alle esigenze più diverse di ciascun commensale, compreso il servizio di cibo kashèr. Quello che è scritto, è che essi trassero piacere da quel banchetto. E’ veramente peccato provare piacere dal partecipare a qualcosa, che non comporta neppure una vera e propria trasgressione all’halachà?

      Il Rebbe spiega qui, che non si trattò di una punizione, ma di una conseguenza naturale. Il Popolo d’Israele è paragonato ad una pecora tra settanta lupi. I settanta lupi sono le settanta nazioni del mondo, ed essi rappresentano anche le leggi della natura. Secondo natura, non c’è alcuna possibilità, che la pecora non venga sbranata dai settanta lupi. L’Ebreo che cerca vittoria, sicurezza e riuscita per via naturale, non può raggiungerla. Ma l’Ebreo è al di sopra della natura. Quando egli scende, e si pone entro le leggi della natura, ne subisce tutti i suoi limiti e ne emerge qui solo la sua debolezza. Quando invece egli pone la sua più completa fiducia in HaShem, che lo guida, con Divina Provvidenza, in ogni passo ed in ogni momento, egli esce dai limiti della natura, e tutta l’abbondanza che gli è destinata, gli arriva, con la riuscita in ogni cosa. Quando l’Ebreo pone tutta la sua fiducia e sicurezza in HaShem, metterà nelle proprie azioni lo sforzo necessario, secondo natura, sapendo però, che questo è solo un ‘recipiente’, che egli crea, per ricevere la benedizione da HaShem, in quanto da essa sola può derivare la riuscita.

          Questa fiducia, però, deve essere piena e pulita da qualsiasi dubbio, una certezza accompagnata dalla consapevolezza,  che non sono né la qualità né la quantità del suo sforzo a portare a qualcosa, ma solo la benedizione di HaShem. Un Ebreo può stare, infatti, dall’alba a notte fonda nel suo negozio, senza veder entrare un cliente, e poi, nel giro di cinque minuti, veder entrare guadagni uguali a quelli di una settimana intera di lavoro. Quando l’Ebreo pensa costantemente, preoccupandosi, a cosa ancora può fare per riuscire, a cosa forse non ha fatto abbastanza, dimostra di fidarsi solamente della propria intelligenza e del proprio sforzo, come se questi potessero essere le vere cause, per cui qualcosa riesce o non riesce. Vivere in questa direzione, è ciò che gli Ebrei del tempo di Achashveròsh fecero. Essi ebbero piacere dell’attenzione e dell’onore che il re aveva dimostrato loro, invitandoli al banchetto, come noi proviamo piacere e rassicurazione, quando il presidente di un potente Stato straniero, ci invita amichevolmente ad un colloquio, cosa che fa nascere in noi la speranza, che da qui emergeranno collaborazioni e aiuti che miglioreranno la nostra condizione, ci salveranno da pericoli o altro. In questo modo noi dimostriamo di porre la nostra fiducia e sicurezza nelle nazioni del mondo, mentre ci asteniamo e ci allontaniamo dalla vera Fonte di tutto, da HaShem. A quel punto HaShem si “fa da parte” ed il lupo comincia a divorare, secondo natura.

  Purtroppo, spesso è solo questo percorso, che porta l’Ebreo a ritornare ad HaShem, riconoscendo, alla fine, da Chi tutto viene. Nel nostro Servizio di HaShem, infatti, noi cadiamo continuamente nei limiti della natura, ma il nostro lavoro è quello di procedere continuamente in avanti, tornando in ogni momento alla consapevolezza del nostro legame unico con HaShem, che ci innalza al di sopra della natura, fino a che esso diventerà manifesto in modo definitivo, nella Gheulà finale e completa, in cui potremo vivere nella natura finita, nella quale la Divinità infinita e al di sopra della natura, sarà rivelata.

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