Cambiamenti nella natura del mondo Pubblicato il 7 May, 2018

Due epoche contraddistingueranno i "Giorni di Moshiach". Inizialmente non vi sarà alcun mutamento nell'opera della creazione, mentre successivamente vi saranno innovamenti in essa, come promesso dai nostri profeti. Se lo meriteremo, tutto si condurrà nella maniera più rapida, accompagnata dai più grandi miracoli, già dall’inizio della Redenzione, e così non vi sarà separazione fra le due epoche.  

“E l’albero della campagna darà il suo frutto” (Vaikrà 26:4)
La parashà Bechukkotài inizia con la descrizione della grande abbondanza che il popolo d’Israele avrà, se “seguirete i Miei decreti”. D-O promette che le piogge cadranno al loro tempo, la terra darà il suo prodotto, vi sarà pace nel paese e vi si potrà abitare con sicurezza. Queste mete, enunciate nella parashà, non si sono ancora realizzate nella loro completezza. Una parte di esse è destinata a realizzarsi solo con l’arrivo della Gheulà, nei “Giorni di Moshiach”. Fra le varie promesse, viene detto: “E l’albero della campagna darà il suo frutto”. “L’albero della campagna”, nel linguaggio della Torà, significa un albero non da frutto. A questo proposito, dicono i nostri Saggi: “Dove si trova che anche gli alberi non da frutto, in futuro, daranno frutti? Dice il Talmùd: ‘E l’albero della campagna darà il suo frutto’ ”. Ciò viene a promettere che vi sarà un mutamento nella natura del mondo, tanto che alberi che non sono da frutto, produrranno frutti.

Il mondo conserverà le sue regole
Quanto detto, ed ulteriori descrizioni trovate nei detti dei nostri Saggi, sui grandi mutamenti che il mondo subirà nei ‘Giorni di Moshiach’, fanno sorgere una domanda che riguarda il Rambam, e cioè su come egli possa fare, in modo così determinato, la seguente asserzione: “Non si formi nel tuo cuore l’aspettativa, che nei “Giorni di Moshiach” verrà annullato alcunché delle norme, che reggono il mondo, o che vi sarà un rinnovamento nell’opera della creazione. Il mondo conserverà, invece, le sue regole.” La domanda si fa ancora più acuta, considerando che il Rambam stesso ha stabilito tredici principi di fede ai quali ogni Ebreo è obbligato a credere, ed uno di questi è la fede nella ‘Resurrezione dei Morti’, che più di ogni altra cosa comporta un annullamento delle regole della natura del mondo. Il Rambam stabilisce inoltre che, chi rinnega la ‘Resurrezione dei Morti’ non ha parte nel mondo a venire. Come è possibile far quadrare quanto egli afferma, che nei ‘Giorni di Moshiach’ non vi sarà alcun mutamento nella natura del mondo, e che esso conserverà invece le sue regole, con il fatto che vi sarà la ‘Resurrezione dei Morti’, un evento che produrrà un cambiamento eclatante nell’ordine di condotta naturale del mondo?

Due epoche
La risposta sta nel fatto che bisogna distinguere fra l’aspetto dei ‘Giorni di Moshiach’ correlato alla definizione che le regole halachiche stabiliscono per il Moshiach e gli eventi che si verificheranno in una fase successiva dei ‘Giorni di Moshiach’ stessi. Ciò che definisce halachicamente il Moshiach, è il portare al proprio completamento la possibilità di vivere la vita secondo la Torà ed i suoi precetti. Questo è il compito halachico affidato a Moshiach: creare le circostanze che permetteranno al popolo Ebraico di studiare la Torà e osservare i suoi precetti al loro livello più perfetto e completo. Per raggiungere la completezza nell’osservanza della Torà e dei suoi precetti, bisogna soltanto che le nazioni del mondo non ostacolino il popolo d’Israele nell’adempimento del loro compito; che venga costruito il Terzo Tempio; che tutti gli Ebrei si radunino nella Terra d’Israele e che possano osservare la Torà nel modo più completo. Per questo, di fatto, non vi è bisogno di miracoli e prodigi. È sufficiente che il mondo conservi le sue regole, ma si conduca in modo corretto. Questo è ciò che riguarda essenzialmente il Moshiach, ed è così che il Rambam definisce i ‘Giorni di Moshiach’, correlati a questo suo compito.

Dipende da noi
Tuttavia, dopo questa prima epoca se ne aprirà una seconda, nella quale effettivamente si realizzeranno alla lettera le promesse della Torà e dei nostri Profeti: vi saranno rinnovamenti nell’opera della creazione, gli alberi che non sono da frutto produrranno frutti ed i morti risorgeranno. Questa non è l’epoca che riguarda l’avvento di Moshiach, bensì un aspetto separato e a sè stante. Con ciò, tutto queste cose dipendono in gran parte da noi. Se lo meriteremo, tutto si condurrà nella maniera più rapida, accompagnata dai più grandi miracoli e attraverso molte scorciatoie. La nostra grande speranza è che noi meriteremo ciò, ed allora D-O ci mostrerà subito, già dall’inizio della Redenzione, miracoli e prodigi, e così non vi sarà separazione fra le due epoche.
(Riassunto da Likutèi Sichòt vol. 27, pag.191)

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