Chanukkà, la festa dei segreti più nascosti Pubblicato il 2 December, 2018

L'olio caratterizza la festa di Chanukkà ed esso rappresenta anche la parte più segreta e profonda della Torà, quella parte che sta per rivelarsi nella sua pienezza e completezza, con la Gheulà vera e completa    


   “Per celebrare  e rendere grazie”
   La festa di Chanukkà è unica rispetto alle altre feste, dato che per tutte le feste (ed anche i Sabati), l’halachà stabilisce l’obbligo di un pasto festivo, mentre per quanto riguarda Chanukkà, un simile obbligo non esiste, e vi è solo l’obbligo di “celebrare e rendere grazie”. I pasti che si usano preparare a Chanukkà sono, infatti, un qualcosa di facoltativo, ed il vero ed unico obbligo è quello di lodare HaShem ed accendere i lumi in ricordo del miracolo dell’ampolla d’olio. Il motivo di questa diversità, rispetto alle altre feste, deriva dal significato stesso della festa di Chanukkà: le altre feste fanno riferimento a decreti della storia del popolo Ebraico, che riguardarono le persone fisiche, come la schiavitù in Egitto o il decreto di sterminio, a Purim. Per questo, la gioia per l’annullamento di tali disgrazie si esprime in un pasto materiale, che rallegra il corpo. Il decreto contro gli Ebrei relativo a Chanukkà, invece, riguardò il piano spirituale – “per far loro dimenticare la Tua Torà” – e per questo il festeggiamento, che ricorda la salvezza da quel decreto, si esprime su di un piano spirituale: l’accensione dei lumi con l’olio.

    Pane, acqua, vino ed olio
Alla luce della Chassidùt, che rappresenta la parte più interiore della Torà, quanto detto finora prende un significato molto più profondo. Un pasto è composto da pane, acqua e vino. Tutti e tre questi cibi alludono alla Torà: il pane e l’acqua, indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo, alludono alla parte rivelata della Torà, quella che l’Ebreo deve studiare, per sapere come comportarsi. Il vino, che non è indispensabile alla vita, ma vi aggiunge gioia e vitalità, allude ai segreti della Torà, che aggiungono profondità e vitalità al servizio Divino. Vi è, però, un quarto elemento – l’olio. Ciò che lo contraddistingue dagli altri è che,  pane, acqua e vino li si possono mangiare o bere di per se stessi, mentre l’olio non è adatto ad essere mangiato o bevuto da solo, ma solo in aggiunta ad altri cibi, nel qual caso esso conferisce un sapore incomparabilmente migliore, producendo grande piacere.

   La festa dell’olio
È in relazione a quanto detto, che si manifesta la qualità superiore di Chanukkà rispetto a tutte le altre feste, nelle quali vi è l’obbligo di un pasto con pane, acqua e vino. Le altre feste sono collegate alle parti più rivelate della Torà, ed anche il ‘vino’ allude a quei segreti che è possibile rivelare. Chanukkà, invece, che viene contraddistinto dall’olio, rappresenta la forza dei segreti più reconditi della Torà: ‘razìn derazìn’ (‘i sergreti dei segreti’). Sorge qui una domanda: non è, forse, Chanukkà una festa istituita dai nostri Saggi, nel periodo in cui il popolo d’Israele era sprofondato in una condizione spirituale degradata? Come è possibile che proprio questa festa sia collegata all’‘olio’ della Torà?

   Un assaggio della Gheulà
Ma è proprio questo l’ordine in cui si rivela la Torà: quanto più si intensificano le tenebre, che vengono a nascondere la spiritualità, tanto più si rivelano parti più elevate e straordinarie della Torà. Per questo a Channukà, “quando si levò il malvagio regno ellenico contro il Tuo popolo Israèl”, fu necessaria una particolare aggiunta di luce della Torà; per questo, fu allora che si rivelò il livello dell’‘olio’ della Torà, il ‘razìn de razìn’. Si può vedere anche un collegamento fra tutto ciò e la parashà di Mikkèz – che richiama il ‘kèz haiamìm’: ‘la fine dei giorni’, riferito all’era Messianica – poiché proprio al termine dell’esilio, noi abbiamo più bisogno dei ‘razìn de razìn’, per misurarci con l’oscurità che si intensifica, ed anche per avere un assaggio delle ‘prelibatezze’ della Gheulà, che si sta avvicinando.

(‘Libro dei discorsi’ dell’anno 5752, vol. 1, pag. 195)

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