Da Shavuòt alla Gheulà Pubblicato il 15 May, 2018

Quando HaShem pronunciò i Comandamenti, la Sua voce non fu fermata da nessun ostacolo. Tutta la Creazione, infatti, senza nessuna esclusione, assorbì completamente la voce di HaShem.  

Il sesto giorno del mese di Sivàn dell’anno 2448 dalla Creazione del Mondo, la Torà fu promulgata sul monte Sinài, alla presenza di tutto il Popolo d’Israele. Questo atto, però, non terminò allora. Esso fu solo l’inizio di un processo di rivelazione, in cui ogni anno si aggiunge una luce nuova e sempre più elevata, una forza più grande, che ha lo scopo di unire ‘alto’ e ‘basso’, spirito e materia, Creatore e creato, rivelandone la loro vera essenza: l’unità Divina, unica ed inscindibile.  Prima del Matàn Torà, vi era un decreto, che separava il mondo dello spirito da quello della materia. I nostri Padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, di cui si dice che, già allora, osservavano tutta la Torà, nel suo significato interiore, quando usavano un oggetto materiale per il Culto, questo non veniva penetrato dalla santità e, al termine del Servizio, poteva essere gettato via, senza problema. Dal Matàn Torà in poi, la materia è al servizio della Santità, in modo tale da esserne penetrata ed elevata. Oggi, un Sèfer Torà, una mezuzà o un paio di tefillìn, oggetti materiali, che provengono addirittura dal mondo animale, anche nel momento in cui diventano inutilizzabili per il Culto, mantengono comunque tutta la loro Santità e non possono certo essere gettati via. Cosa accadde dunque nel momento del Matàn Torà, da provocare un cambiamento così fondamentale? Dice la Torà: “L’Eterno pronunciò queste parole…con una voce possente che non si fermò…” “…Kol gadòl ve lo yassàf…” (Devarìm: 5,19). Questo verso è oggetto di più interpretazioni. 1) La voce di HaShem, che parlò al Popolo d’Israele, non fu limitata dal confine della lingua: essa fu udita dalle settanta nazioni del mondo, ognuna nella sua lingua. 2) La voce di HaShem  non fu limitata dal confine del tempo. Noi la riceviamo anche oggi. Ogni nuova interpretazione e comprensione nello studio della Torà, infatti, non è altro che una continuazione del Matàn Torà, poiché tutte le rivelazioni future vi erano già comprese. 3) La voce di HaShem non fu limitata dal confine dello spazio. Essa arrivò dappertutto. Quando HaShem pronunciò i Comandamenti, la Sua voce non fu fermata da nessun ostacolo, che la rimandasse, per questo si dice che non vi fu eco. Tutta la Creazione, infatti, senza nessuna esclusione, assorbì completamente la voce di HaShem. È ciò che permette oggi, a ciascun Ebreo che studia la Torà, di essere un ricettacolo capace di accoglierla. Come mai? Un esempio ce lo spiega. Sappiamo che, ancore prima di nascere, al neonato viene insegnata tutta la Torà. Al momento della nascita, poi, un angelo gli dà un colpetto e gliela fa dimenticare. Ci si chiede allora se ci fosse stato proprio bisogno di insegnargliela, e in questo caso, perché fargliela dimenticare? Il neonato che ha imparato la Torà, l’ha assorbita, cosicché, anche dopo averla dimenticata, Essa continua a far parte di lui. Quando poi, cresciuto, La studia, è come un rincontrare qualcosa di conosciuto, un ricordarsi di qualcosa che è già noto. Questo è il potere del Matàn Torà. Quando oggi studiamo la Torà, la forza della Sua Santità supera i limiti della lingua, dello spazio e del tempo, come accadde allora, quando ‘la Sua voce non si fermò’. In qualsiasi lingua, infatti, si studi la Torà, la Sua Santità resta la stessa, ed in quel momento riceviamo nuovamente la Torà, atto che sconfina nello spazio, e raggiunge, con la Sua influenza, tutto il mondo. Il fatto di studiare qui, oggi, argomenti di  Moshiach  e  Gheulà,  di  bitachòn  (fiducia assoluta  in D-O) e di simchà (gioia), si riflette anche nei luoghi più lontani, influenzando Ebrei che in quel momento, probabilmente, stanno pensando a tutt’altro, e producendo in loro un risveglio. Questo potere deriva dal Matàn Torà. La consapevolezza di ciò ci dà la forza di utilizzare questo potere, che ci permette di agire attivamente, per portare il processo della rivelazione, iniziato col Matàn Torà, al suo culmine finale, nella Gheulà vera e completa.

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