Da Yosèf il Giusto, impariamo cosa sia: Rabbi – Rosh Bnèi Israel Pubblicato il 13 December, 2018

D-O ha creato il Suo Popolo, come un corpo unico, alla cui testa ha posto lo Zadìk, il Rabbi - Rosh (Capo) Bnèi (dei Figli d') Israel - Come il cervello, nel corpo umano, è collegato a tutti gli organi, dando loro vita, così il Rabbi è collegato e percepisce ogni singolo Ebreo e lo guida.  


   Yosèf il Giusto, di cui la Torà si occupa in questo mese, era un grande Zadìk (Giusto), ma anche i suoi fratelli lo erano, eppure, al racconto che Yosèf fece loro a proposito dei due sogni (che rappresentavano l’inchinarsi a lui dei fratelli e persino del padre e della madre), essi reagirono dimostrando odio. La spiegazione a livello semplice parla di gelosia, ma ciò non basta a spiegare l’odio e l’incomprensione, che si creò fra Yosèf e i suoi fratelli.

  La Chassidùt fa luce e rivela il significato interiore di tutta la storia che, da Yosèf in poi, portò alla “discesa” di Israele in Egitto. Il futuro di questo processo era già stato rivelato ad Avraham, quando HaShem gli disse che la sua discendenza sarebbe stata schiava in terra straniera, per cui tutti gli eventi, che portarono a ciò, furono evidentemente diretti dall’Alto. Ma c’è qualcosa di ancora più profondo da capire: Yosèf il Giusto, con i suoi sogni, rivelò un concetto completamente nuovo, che fino ad allora non era conosciuto: il concetto di RABBI (Rosh Bnèi Israel, Capo dei Figli d’Israele). Tutti i zadikìm, fino a Yosèf, erano stati dei giusti di per sé ed il loro collegamento con HaShem era stato diretto. HaShem era loro apparso, aveva loro parlato, aveva compiuto per loro dei miracoli. Così era stato per Nòach, così per Avraham, così per Izchàk, così per Yacov. Con la nascita dei figli di Yacov, che avrebbero dato origine alle dodici tribù, qualcosa cambiò. Comparve un ordine diverso, ed è questo che Yosèf venne a spiegare: affinché i Figli d’Israele, affinché il Popolo d’Israele che stava ora nascendo, potesse collegarsi con HaShem, d’ora in poi ci sarebbe stato bisogno di un tramite.

  Questo nuovo ordine, andando verso il Matàn Torà, si rivelò in modo chiaro, come la Torà stessa ci mostra: Moshè Rabènu venne scelto e mandato da HaShem perché ci facesse uscire dall’Egitto, ci aprisse il mare, ci desse la Torà (“Torà zivà lànu Moshè, la Torà che ci è stata ordinata da Moshè” (Devarim, 33;4); “Anochì omèd ben HaShem uveinechèm… lehaghìd lachèm et dvàr HaShem, io mi sono messo fra HaShem e voi per dirvi la parola di HaShem” (Devarim, 5;5). A quel punto il Popolo d’Israele era già molto più in grado di accettare che Moshè Rabènu fosse il Rabbi, e cioè colui che aveva la funzione di collegare tutto il Popolo d’Israele ad HaShem, come essi stessi dissero a Moshè: “Dabèr atà imànu venishmà, ve al-idabèr imànu Elokìm pen-namùt, parla tu con noi e ti ascolteremo e fa’ che non sia più il Signore a parlarci, così che non moriremo” (Shemòt, 20;16). Per i fratelli di Yosèf, invece, per le dodici tribù, tutto ciò costituiva un rinnovamento troppo grande per poter essere accolto e fatto proprio con facilità. Per loro non era assolutamente comprensibile il fatto che, tutto ad un tratto, essi dovessero inchinarsi ed annullarsi di fronte a Yosèf il Giusto, che dovessero passare attraverso di lui, per potersi collegare con HaShem, elevandosi in tal modo ad un livello infinitamente più alto di quello che avrebbero potuto raggiungere da soli. Perché non potevano essere come il loro padre, come il loro nonno, perché dovevano passare attraverso lo Zadìk, attraverso Yosèf, attraverso il Rabbi?

  Si dice che nel corpo dell’uomo ci siano tre “dominatori”, davanti ai quali tutti gli altri organi devono annullarsi ed obbedire. Se un organo non si annulla davanti al cervello, al cuore, o al fegato e vuole agire indipendentemente, esso perde la sua possibilità di esistenza come organo funzionante, perde il collegamento con la fonte di tutta la sua vitalità. Tra questi tre “dominatori”, cervello, cuore e fegato, il cervello è il sovrano assoluto ed ogni organo deve fare ciò che il cervello comanda, affinché si stabilisca il giusto equilibrio, che consente la vita ed il funzionamento di tutto l’insieme. Così HaShem ha determinato il funzionamento del corpo dell’uomo e così HaShem ha creato il Suo Popolo, come un corpo unico alla cui testa ha posto lo Zadìk, il Rabbi (Rosh Bnèi Israel). Costui è, come per il cervello del corpo umano, colui che sente ogni parte del corpo, fino all’unghia del piede, ne riconosce i bisogni, invia i comandi necessari, e manda loro la vitalità attraverso il cuore, attraverso il sangue.

  HaShem, in ogni generazione, manda uno Zadìk, il Moshè Rabènu della generazione, in grado di sentire e percepire ogni Ebreo, anche il più lontano, che vive al lato opposto della terra, una anima collettiva, che comprende tutte le altre anime. Il Rabbi (Rosh Bnèi Israel), sente il dolore o la gioia di ciascuno, si preoccupa di fare arrivare attraverso la sua propria influenza e attraverso i suoi emissari, la vitalità necessaria ad ogni Ebreo, ricollegandolo alla Fonte di tutto. Uno dei motivi per cui HaShem scelse Moshè Rabènu per questo compito, fu la cura con cui egli si occupava del suo gregge, pronto a correre e ad affrontare qualsiasi sforzo, per salvare anche il più piccolo agnello, che si fosse sperduto o si trovasse in pericolo. Anche Avraham, Izchàk e Yacov furono pastori di greggi, e questa condizione di distacco dalla materialità del mondo, di isolamento nella natura, era ciò di cui avevano bisogno per il loro Servizio di HaShem. Sotto questo aspetto, con Yosèf noi scopriamo un grado infinitamente più elevato.

 Yosèf fu in grado di essere, solo ed isolato dalla sua famiglia, completamente immerso nell’Egitto, un paese che raggiungeva allora il massimo grado possibile di impurità, con un ruolo estremamente attivo e di elevato potere nella società Egiziana, arbitro del futuro di tutte le genti, che per potersi sfamare dovevano rivolgersi a lui e piegarsi alla sua volontà, coinvolto completamente nelle necessità materiali della vita, e pur tuttavia conservarsi come Yosèf il Giusto. Il suo annullamento totale davanti ad HaShem, gli permise di essere un veicolo, un canale aperto di Santità, attraverso il quale la Volontà Divina, il progetto Divino poteva compiersi.

  Tutto nelle mani di Yosèf riusciva, e questo perché il suo grado di annullamento e di riconoscimento, che tutto viene da HaShem, era così totale, da consentirgli di essere il tramite perfetto per il passaggio della Volontà e dell’abbondanza Divina al mondo, per il collegamento del mondo stesso, dell’Ebreo con HaShem. Come il Santo Zohar dice, non vi è generazione in cui il corpo unico del Popolo d’Israele non abbia la sua testa: il Rabbi (Rosh Bnèi Israel). Anche la nostra generazione, l’ultima della galùt (esilio) e la prima della Gheulà, come il Rebbe ci ha più volte ripetuto, ha meritato di avere chi le permette di unirsi con il Creatore, il Rabbi (Rosh Bnèi Israel), un’unione che presto verrà completamente rivelata nella Gheulà completa e finale.

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