Dal buio alla luce Pubblicato il 9 December, 2018

Là dove si tentò di dividere il popolo d'Israele da D-O, gettandolo nel buio dell'impurità, proprio da là potè emergere la luce più grande, la luce dell'anima dell'Ebreo, che è unita a D-O da un legame indissolubile, che la rende una cosa sola con D-O Stesso.    

  buio luceI lumi di Chanukkà vengono accesi, in ognuno degli otto giorni della festa, dopo il calare del sole, quando è ormai scuro, in modo da poter rischiarare con la loro luce il buio che regna all’esterno. Il buio al quale ci si riferisce è il buio che, al tempo del miracolo di Chanukkà, i Greci vollero imporre sulla luce della Torà. L’ostilità dei Greci non era rivolta contro l’esistenza fisica del Popolo d’Israele, ma contro la sua Torà. Neppure questo è esatto. I Greci, infatti, avevano avuto il modo di apprezzare la saggezza della Torà, dato che Essa era stata tradotta anche nella loro lingua, e non erano neppure contrari al fatto che gli Ebrei La studiassero, e persino che ne osservassero le mizvòt. Era la derivazione Divina di tutto ciò, che essi negavano e che volevano vedere cancellata.

 Vi sono tre tipi di mizvòt che HaShem ci ha comandato: mishpatìm (leggi), mizvòt logiche, alle quali l’uomo può arrivare anche da solo; edùt (testimonianza), mizvòt che non rivelano subito la loro logica, ma che, una volta date, possono essere comprese; chukìm (statuti), mizvòt prive di una qualsiasi logica. Ciò cui i Greci erano contrari, era quest’ultimo tipo di mizvòt.

  I Greci erano dei sapienti, amanti della sapienza. Riconoscevano quindi la sapienza del Popolo d’Israele, ed erano anche disposti ad incentivarla, purchè gli Ebrei fossero pronti a rispettare le loro mizvòt, solo nel caso in cui esse potevano essere comprese. Il protagonista assoluto doveva essere l’intelletto umano. I chukìm, davanti ai quali l’intelletto umano deve annullarsi, erano un concetto inaccettabile. Ancora più inaccettabile era il fatto che l’Ebreo fosse pronto ad osservare una mizvà, non solo senza comprenderne il significato ed il motivo, convinto però perlomeno che HaShem certamente ha una ragione per ciò, ma addirittura in assenza di questa convinzione, e per il solo fatto di esserne stato comandato. Se anche infatti HaShem non avesse una ragione, l’Ebreo dovrebbe comunque fare la Sua volontà. (Se poi ci chiediamo se c’è veramente un motivo per cui HaShem ci dà una mizvà, la risposta sarà, da un lato, ovviamente positiva, mentre dall’altro la verità è che l’origine delle mizvòt non ha un motivo. Se dico, infatti, che la volontà nasce da un motivo, dico che prima c’è il motivo e dopo viene la volontà. Riferendo questo ad HaShem, però, verrei a dire con ciò, che c’è qualcosa di superiore a Lui, che provoca la Sua volontà. Un’affermazione simile è evidentemente impossibile.)

 Per i Greci l’unica forza attiva, capace di produrre risultati nel mondo era l’intelletto umano, e ciò non poteva essere messo in discussione. La Divinità non aveva posto in ciò. Tanto meno aveva posto il dondolarsi di un Ebreo durante lo studio della Torà o la preghiera, a testimonianza del suo desiderio di innalzarsi per riunirsi alla sua fonte elevata, come la fiamma della candela si eleva, quasi volesse staccarsi dallo stoppino. I Greci combatterono l’entusiasmo, la vitalità spirituale, che lo studio provocava. La lotta era contro l’intenzione (kavanà) nell’adempimento delle mizvòt, contro la loro parte spirituale.

 Questo tentativo di togliere dall’azione dell’uomo qualsiasi legame con la santità e la Divinità, si manifestò con la contaminazione che i Greci fecero di tutto l’olio puro, destinato al servizio del Tempio. I Greci, però, non riuscirono in ciò e non poterono riuscire in ciò. Un’ampolla di olio puro, con il sigillo del Sommo Sacerdote, rimase incontaminata. Questa ampolla sigillata esiste nell’anima di ogni Ebreo, e testimonia il legame unico e puro con il Creatore. Su questa parte, una parte di HaShem stesso presente nell’anima dell’Ebreo (iechìda), nessuna influenza è possibile, nessuna contaminazione può toccarla.

 Un oggetto al buio o alla luce resta sempre lo stesso, l’unica differenza sta nella nostra possibilità di vederlo o meno. I Greci volevano il buio e non la luce, che le mizvòt fossero fatte ‘al buio’, che in esse non brillasse la luce dell’anima, che da esse non emergesse il vero significato della mizvà, la sua capacità di rivelare il legame di unità con il Creatore. I Greci non combatterono la mizvà, ma la sua luce.

  Chanukkà viene a portare e a diffondere questa luce, a rendere pubblico il miracolo. Ma il miracolo non è altro che l’uscire dai limiti delle leggi della natura, della logica umana che, in quanto ‘creazione’ sono limitati, per rivelare l’illimitatezza del ‘Creatore’ ed allora diventa possibile vedere ciò che c’è già, che tutto è Uno, che tutto è Divinità.

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