Dobbiamo sapere, che noi siamo nella Gheulà! Pubblicato il 3 January, 2018

Shemòt. I nomi dei Figli d'Israele, che scesero in Egitto, hanno un significato ed un valore del tutto particolari. Essi ci parlano di Gheulà, e ci insegnano il vero significato dell'esilio, un significato del tutto positivo, che sta a noi rivelare.


        La parashà di Shemòt apre con il verso: “Questi sono i nomi dei Figli d’Israele, venuti in Egitto…, Ruvèn, Shimòn, Levi, Yehudà,…” Il Midràsh dice, e ne dà anche le prove, che ognuno dei nomi dei Figli d’Israele, Ruvèn, Shimòn e i loro fratelli, sono stati dati in riferimento alla Gheulà! Prima ancora della loro discesa in Egitto, le tribù già ne ricordarono la liberazione da esso! In questo verso, poi, viene alluso non solo alla liberazione dall’Egitto, ma anche alla redenzione vera e completa, come si vede nel seguito, quando il Midràsh spiega il collegamento fra il nome ‘Yosèf’ e la Gheulà: “a nome del fatto che il Santo, benedetto Egli sia, aggiungerà una redenzione (Yosèf da lehossìf – aggiungere), liberando in futuro Israele dal regno malvagio, come già lo redense dall’Egitto” – una nuova  Gheulà, la Gheulà completa.
A questo punto il Rebbe chiede: “Dato che questo verso parla della discesa dei Figli d’Israele, nell’esilio dell’Egitto, come si può dire, che esso parla anche della Gheulà? E, addirittura, della Gheulà completa?”
Un’altra domanda: La Torà non è un libro di storia. ‘Torà’ ha il significato di ‘insegnamento’, ed essa ci insegna come ci dobbiamo comportare nella nostra vita quotidiana. Se così, cosa dobbiamo imparare noi, da questo verso, nel nostro tempo presente? Cosa vi è in esso, atto a cambiare o a influenzare la nostra vita?
Nella risposta, il Rebbe porta qui una visione del tutto nuova: “Tutto il tema della discesa in Egitto (‘…venuti in Egitto’) è, in verità, non altro, che la redenzione stessa d’Israele. La discesa, che appare nel frattempo, è tale solo per il suo aspetto esteriore, mentre interiormente, questa discesa, è, di per se stessa, (non solo un passaggio in funzione della salita relativa alla redenzione dall’Egitto, ma anche e soprattutto), una parte stessa della salita e della redenzione, fino ad arrivare a quella vera e completa. Per questo il Midràsh dice, a proposito del verso “Questi sono i nomi dei Figli d’Israele venuti in Egitto” – che essi furono ricordati per il loro riferimento alla redenzione di Israele.
Cosa significa ciò? Vediamo di comprendere. Dice la Mishnà: “…per ricordarti il giorno della tua uscita dall’Egitto in tutti i giorni della tua vita….le notti”. Da questa Mishnà, si impara che, anche di giorno ed anche di notte si recita lo “Shemà Israel”, ricordando con ciò che: “Io sono il Signore, D-O vostro che vi fece uscire dalla terra d’Egitto”. L’uscita dall’Egitto è un fondamento basilare ed un forte pilastro della nostra Torà e della nostra fede. In particolare, in senso spirituale, il significato dell’uscita dall’Egitto è: vincere l’istinto del male, uscire dalla costrizione e dalla limitazione del corpo, e fare ciò che l’istinto del bene ci dice: studiare Torà, compiere mizvòt e, tramite di esse, collegarci con in Santo, benedetto Egli sia.
La Mishnà fa risaltare in particolare il fatto che, anche di notte, noi ricordiamo l’uscita dall’Egitto. Questo viene a dirci che, anche in situazioni difficili come la notte, e persino nell’esilio, quando la luce Divina non illumina e noi siamo confusi, come chi cammina nel buio, anche allora, l’uscita dall’Egitto ci dà la forza di uscire da tutti i limiti e di collegarci a D-O, come fu per l’uscita dall’Egitto e come sarà nei Giorni di Moshiach.
Il tema dell’uscita dall’Egitto è che, anche nel profondo dell’esilio, noi sentiamo Gheulà!
La Mishnà, che è stata citata, fu insegnata da Rabbi Elazàr Ben Azarià, proprio nel giorno della sua nomina a Guida d’Israele. Da ciò si deve comprendere, che  è proprio questo il compito del Leader della Generazione: collegare i Figli d’Israele, nella loro condizione di esilio, alla Gheulà. Per questo, nel giorno in cui Rabbi Elazàr salì alla guida del Popolo, egli insegnò la Mishnà, che parla del collegamento di ogni Ebreo alla Gheulà.
Torniamo ora alla domanda iniziale: perché i nomi dei Figli d’Israele venuti in Egitto, sono stati scelti in riferimento alla Gheulà? Le cose adesso ci sembrano chiare. Il tema dell’uscita dall’Egitto è il sentire la Gheulà, anche quando si è nel buio, per cui, già nella discesa si possono chiamare i Figli d’Israele con riferimento alla Gheulà, poiché essa è, veramente, una parte della Gheulà completa!
Cosa dobbiamo apprendere da ciò? Vi è un verso particolare, che ci dà una risposta: “In ogni generazione l’uomo deve vedere se stesso, come se egli stesso fosse uscito dall’Egitto”. Infatti, in ogni giorno dell’esilio, noi siamo come in Egitto, e da lì noi dobbiamo uscire, per arrivare alla Gheulà completa.
Ora che ci è ormai chiaro, come la discesa in Egitto sia una parte stessa della Gheulà, sapremo anche, in questo ultimo esilio, come trasformarlo e mostrare, che noi non siamo in esilio. Noi siamo nella Gheulà!
Se dobbiamo, quindi, trarre un’indicazione di lavoro pratico, dalla nostra comprensione di quanto detto, si arriva a vedere che il compito dell’Ebreo, oggi, è di portare i ‘Giorni di Moshiach’, rivelare già ora, di fatto, come la condizione di ‘venuti in Egitto’, nell’esilio, sia, in verità, una condizione di ‘Gheulà di Israele’. Per fare ciò, bisogna preparare noi stessi e gli altri alla condizione dei ‘Giorni di Moshiach’.

(Shabàt parashà Shemòt, 5752)

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