Elùl: anticipare la Redenzione Pubblicato il 10 August, 2018

Credere nell’avvento di Moshiach ed attenderlo è uno dei Tredici Principi di Fede sui quali si fonda l’Ebraismo. Affinché il nostro servizio Divino sia efficace, noi dobbiamo porci in esso in una condizione che sia già di redenzione e, allo stesso tempo, aspettare, chiedere e pretendere che venga la Redenzione.

mese elulLa Redenzione come parte del nostro servizio oggi
Diversi sono gli acronimi (iniziali di differenti versi della Torà) che costituiscono il nome dell’ultimo mese dell’anno ebraico, il mese di Elul. Ognuno di essi allude ad un diverso aspetto del nostro servizio Divino, che in questo mese è bene incentivare, in vista della giudizio a cui andiamo incontro a Rosh HaShanà e a Yom Kippùr. Questi diversi aspetti sono la Torà, la preghiera, le opere di bontà e la teshuvà (pentimento, ritorno). A questi si aggiunge un ulteriore acronimo, che si riferisce alla Redenzione, il fine ultimo di tutto il nostro servizio: “Ashira LaHaShem Ve Iamrù Lemòr” (Esodo, 15:1). Si tratta di un verso tratto dalla Cantica del Mare, che allude anche alla cantica del tempo a venire, come deducono i nostri Saggi dall’uso del verbo al futuro: “Ed allora canterà, non è detto canta, ma canterà”. Per quanto riguarda la Redenzione, bisogna dire qui che essa non è soltanto il fine ultimo di tutto il nostro servizio, ma è anche parte del servizio stesso.

Un’attesa attiva
Credere nell’avvento di Moshiach ed attenderlo è uno dei Tredici Principi di Fede sui quali si fonda l’Ebraismo, come decreta il Rambam: “Chiunque non creda (nel Messia) o non ne aspetti l’avvento, non nega solo (le parole dei) profeti, ma anche la Torà di Moshè nostro maestro”, e ciò comprende anche il chiedere, pretendere e gridare che il nostro giusto Moshiach venga subito, così come lo chiediamo tre volte al giorno, (compresi il Sabato e i giorni di Festa), nella nostra preghiera dell’amidà: “Ed i nostri occhi vedranno il Tuo ritorno a Zion”, e ancora, nella preghiera dei giorni feriali: “Fai fiorire presto il germoglio del Tuo servo Davìd… poiché nella Tua salvezza abbiamo sperato ogni giorno”. Ed è proprio grazie a questa nostra attesa fremente ed attiva, che noi possiamo avvicinare ed affrettare l’avvento di Moshiach.

Perché il servizio sia appropriato, dobbiamo porci in una condizione di redenzione
La cosa fondamentale affinché il nostro servizio Divino, nei suoi vari aspetti, sia appropriato ed efficace è porci in esso in una condizione che sia già di redenzione: redenzione da tutto ciò che potrebbe confonderci. Un po’ come fu per il nostro popolo quando uscì dall’Egitto, del quale è detto: “La Torà non fu data… se non a quelli che mangiarono la manna”. Essi infatti non erano confusi né distratti dalle cose del mondo, in quanto ogni loro necessità, dal cibo ai vestiti e all’acqua, era a loro disposizione già pronta, grazie appunto alla manna, il “Pane dal Cielo”, alle Nuvole della Gloria ed alla Fonte di Miriam. Allo stesso modo, quando un Ebreo sa, pensa e medita sulla sua condizione di esilio, consapevole del fatto che essa non è che per solo un “breve attimo”, e subito dopo verrà la Redenzione vera e completa, allora l’oscurità e l’ascondimento prodotti dal buio dell’esilio non lo disturberanno, né gli impediranno di compiere il suo servizio con gioia e cuore lieto, e in questo modo il suo servizio sarà già, in un certo modo, come quello del tempo della Redenzione.

Dobbiamo comunque chiedere e pretendere la Redenzione
Il nostro servizio svolto in una condizione già di redenzione non è in contraddizione ovviamente con l’attesa, la richiesta e la pretesa, dal più profondo del nostro cuore, della Redenzione vera e completa, poiché una condizione di “redenzione”, riguardo al livello di completezza raggiungibile oggi, non è assolutamente paragonabile alla completezza del servizio che sarà possibile nella Redenzione vera e completa (e non solo per tutti quei precetti che oggi non possiamo compiere, come l’offerta dei sacrifici, i giubilei, ecc., ma persino riguardo a quelli che osserviamo anche nel nostro tempo). Per questo, accanto alla completezza del nostro servizio svolto in modo già ‘redento’ da tutto ciò che può confonderci (per quanto è possibile nel tempo dell’esilio), noi aspettiamo, chiediamo e pretendiamo che venga la Redenzione vera e completa, tramite il nostro giusto Moshiach, subito!
(Itvaduiòt 5746, vol. 4)

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