Essàv non è nato malvagio Pubblicato il 5 November, 2018

Fra chi serve D-O, si possono trovare due tipi in generale: il ‘chassìd perfetto’ e chi ‘sottomette il suo istinto (del male)’. Il primo tipo è attratto solo dal bene e tutto il suo servizio consiste solo in un elevarsi continuo nel campo della santità. Al contrario, il secondo tipo è attratto anche dal male, e la sua grandezza consiste nel fatto che egli sottomette il proprio istinto.

due mondi 2“Ed i bimbi si agitavano nel suo ventre” (Bereshìt 25:22)
La parashà Toledòt racconta della nascita e della vita di Yacov ed Essàv. A proposito del verso “Ed i bimbi si agitavano nel suo ventre”, i nostri Saggi hanno commentato che, già da quando erano nell’utero della loro madre, si rivelarono le tendenze opposte e contrastanti di Yacov e di Essàv: Yacov era attratto dalla casa di studio, mentre Essàv era attratto dai luoghi di culto idolatrici. Inoltre, i nostri Saggi dicono anche che entrambi si contendevano “l’eredità dei due mondi”. Ma se erano talmente differenti l’uno dall’altro nelle loro aspirazioni, appartenendo esse a due campi così nettamente e inequivocabilmente distinti, che motivo avevano di litigare per l’eredità dei due mondi? Si può infatti ben presumere che Yacov fosse interessato al ‘mondo a venire’, alla vita spirituale, mentre Essàv avrebbe scelto questo mondo, la vita materiale! Eppure, ci viene detto che anche Yacov desiderava questo mondo, così come anche Essàv aspirava al mondo a venire. Ciò appare molto strano. Perché Essàv il malvagio avrebbe dovuto desiderare il mondo a venire?!

Una via particolare
Se si vuole approfondire ulteriormente la questione, appare ancora più sorprendente il fatto di per sé che il figlio di Yzchàk, nostro Padre, che era attaccato a D-O con tutta la propria anima, fosse attratto dall’idolatria quand’era ancora nel ventre di sua madre. La domanda non è sul fatto che, crescendo, divenne malvagio, poiché all’uomo è data la libera scelta di comportarsi come vuole. Ciò che è inspiegabile è come fosse possibile che Essàv, già nel ventre di sua madre, rivelasse una tendenza naturale verso l’idolatria?! Noi dobbiamo arrivare a dire che questa tendenza, di per sé, non poteva essere una cosa negativa, ma una via particolare di servire D-O. Il Rambam spiega con ampiezza di particolari che, fra chi serve D-O, si possono trovare due tipi in generale: il ‘chassìd perfetto’ e chi ‘sottomette il suo istinto (del male)’. Il primo tipo è attratto solo dal bene e tutto il suo servizio consiste solo in un elevarsi continuo nel campo della santità. Al contrario, il secondo tipo è attratto anche dal male, e la sua grandezza consiste nel fatto che egli sottomette il proprio istinto.

I due mondi
Yacov e Essàv, secondo la loro natura, rappresentano queste due vie di servire D-O. La natura di Yacov, “uomo integro, che risiedeva nelle tende” (Bereshìt 25:27), è quella del ‘chassìd perfetto’; mentre la natura di Essàv, “uomo esperto di caccia” (Bereshìt 25:27) è quella dell’uomo che ‘sottomette il proprio istinto’. Lo scopo dell’attrazione naturale sentita da Essàv verso l’idolatria fu quello di vincerla, conquistando e sottomettendo il proprio istinto. Per questo, entrambi si contesero ‘l’eredità dei due mondi’: sia Yacov che Essàv, secondo la natura con la quale furono creati, desiderarono i due mondi. Solo che per Yacov il mondo a venire rappresentava la cosa fondamentale, essendo esso un mondo puro e santo, adatto alle sue aspirazioni di ‘chassìd perfetto’. Essàv invece, vedeva il vantaggio proprio in questo mondo, nel quale bisogna conquistare l’istinto e vincere tutte le difficoltà e gli ostacoli, via che si confà all’uomo che ‘sottomette il proprio istinto’. La differenza fra di loro sta quindi nella domanda: quale dei due mondi è il più importante? Per quanto riguarda però il desiderio di arrivare ad avere i due mondi, entrambi volevano senz’altro la stessa cosa: questo mondo ed il mondo a venire.

Uscire in campo
Noi tutti siamo figli di Yacov. L’Ebreo deve essere un “uomo integro, che risiede nelle tende”, studiare Torà con integrità, senza cercare di distorcerla introducendovi i propri desideri personali. Questo è l’inizio ed il fondamento del servizio Divino dell’Ebreo. Con ciò, bisogna che l’Ebreo sia anche un uomo “esperto di caccia”, che esca in campo, nel mondo, trasformando le cose del mondo in ‘cibi prelibati’ (Bereshìt 27:4) per nostro Padre Che è nei Cieli. E quando questo uscire nel mondo segue la fase del ‘risiedere nelle tende’, la Torà protegge l’uomo, così che possa avere successo in questa sua missione.
(Da Likutèi Sichòt, vol. 20, pag. 108)

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