Fede e guarigione Pubblicato il 14 March, 2018

Il signor Malka (nome fittizio) entrò nella stanza del Rebbe di Lubavich, e per un attimo quasi dimenticò che sua figlia stava morendo. Poi si avvicinò alla scrivania porgendo al Rebbe la breve lettera che aveva preparato e scoppiò in lacrime. Il Rebbe finì di leggere la lettera, lo guardò e gli disse: “Siamo ora nel mese ebraico di Adàr. Presto vi sarà la festa di Purim. Il Talmùd ci dice che in questo mese noi DOBBIAMO essere gioiosi e lei viene nella mia stanza e fa l’opposto? Mi ha chiesto il permesso di portare tristezza nella mia stanza?!” Il signor Malka era sbalordito. Il Rebbe stava scherzando? “Rebbe!”, gridò. “È la vita di mia figlia!!” E pianse ancora più forte. “Lei vuole curare sua figlia con la tristezza? Nel mese di Adàr!?” rispose il Rebbe. Improvvisamente il signor Malka capì che il Rebbe era serio....

distributing MatzosQuando il signor Malka (nome fittizio) entrò nella stanza del Rebbe di Lubavich, per un attimo quasi dimenticò che sua figlia stava morendo. Egli era nato e cresciuto in una famiglia tradizionalista del Marocco francese, e anche se aveva smesso di essere osservante già da tempo, da quando si era trasferito in Israele ed aveva avuto successo nei suoi affari, non aveva tuttavia dimenticato le figure dei ‘giusti’ che aveva conosciuto quando era giovane. Ciò che vedeva ora, però, sorpassava tutto. Gli occhi del Rebbe erano di una profondità indescrivibile, pieni di gioia, e lo lasciarono per un momento senza parole. Si avvicinò alla scrivania porgendo al Rebbe la breve lettera che aveva preparato e scoppiò in lacrime. La lettera diceva: “Caro Rebbe. Sono certo che lei si ricorda di averci benedetto dodici anni fa per dei figli e, grazie a D-O, l’anno successivo mia moglie diede luce ad una splendida bambina. Eravamo sposati ormai da dieci anni senza figli, e i dottori non ci avevano dato più speranze. Qualche mese fa, però, mia figlia ha iniziato a lamentare dei forti dolori alla testa, e le analisi prescritte dai dottori hanno rivelato un esteso tumore maligno nel suo cervello. L’unica alternativa che essi hanno proposto è stata un’operazione all’ospedale di Boston. Non abbiamo perso tempo e siamo venuti a Boston, ma qui i medici, pur avendo accettato di operarla, hanno ammesso chiaramente che solo un miracolo può salvarla. Chiediamo al Rebbe di pregare per la nostra unica figlia, ed io sono pronto a fare qualsiasi cosa il Rebbe mi dirà. Dobbiamo operarla o no?” Il pianto del signor Malka era quasi incontrollabile. Il Rebbe finì di leggere la lettera, lo guardò e gli disse: “Siamo ora nel mese ebraico di Adàr. Presto vi sarà la festa di Purim. Il Talmùd ci dice che in questo mese noi DOBBIAMO essere gioiosi e lei viene nella mia stanza e fa l’opposto? Mi ha chiesto il permesso di portare tristezza nella mia stanza?!” Il signor Malka era sbalordito. Il Rebbe stava scherzando? “Rebbe!”, gridò. “È la vita di mia figlia!!” E pianse ancora più forte. “Lei vuole curare sua figlia con la tristezza? Nel mese di Adàr!?” rispose il Rebbe. Improvvisamente il signor Malka capì che il Rebbe era serio. “Rebbe!” disse allora, cercando di fermare le lacrime. “Mi dica come fare per essere gioioso! Farò qualsiasi cosa! Solo me lo dica!!” Il Rebbe rispose: “Adàr è gioioso poiché in esso ogni cosa ‘si capovolge’! (Gli Ebrei furono quasi distrutti ed invece divenne un giorno di festa)”. Il Rebbe tornò a ripetere, questa volta in francese: “Si è capovolto! Tutto si è capovolto!!”, mentre con le mani faceva un gesto come se tenesse il mondo e lo capovolgesse. Se il signor Malka era confuso quando era entrato, ora lo era molto di più. Il Rebbe stava contraddicendo i dottori! C’era una speranza! Capì che la conversazione era finita, fece un cenno con la testa ed uscì dalla stanza ringraziando. Ma…, un attimo! Il Rebbe non gli aveva detto cosa fare! Aveva lasciato la stanza senza aver ricevuto neppure una benedizione! E cosa doveva fare con l’operazione? Cercò di tornare in dietro, ma non gli fu permesso. Avrebbe potuto scrivere una lettera, gli fu detto, che sarebbe stata consegnata al Rebbe, cosa che subito fece. Tornò quindi in ospedale da sua figlia e da sua moglie, come in uno strano sogno. Il Rebbe gli aveva detto di essere gioioso, che tutto sarebbe cambiato, ma la realtà intorno a lui diceva il contrario e il futuro sembrava buio e minaccioso. In ospedale ricevette una chiamata dal segretario del Rebbe, che gli comunicava la risposta: il Rebbe aveva già detto cosa fare e, se avesse avuto ancora dei dubbi, poteva consultare un altro medico. Il signor Malka chiamò un professore che conosceva in Francia, il quale disse che non vedeva alternative e che doveva fare l’operazione e pregare. Il giorno seguente, sua figlia entrò nella sala operatoria. L’intervento avrebbe dovuto durare otto ore. Pallidi e tesi, i genitori sedettero nella sala d’attesa, recitando Salmi e fumando sigarette. Ricordandosi del consiglio del Rebbe ‘Ogni cosa si capovolgerà’, il signor Malka cercò di abbozzare un sorriso, ma subito la cruda realtà lo riportò indietro. All’improvviso, dopo solo un’ora, la porta si spalancò e due medici ne uscirono con un’espressione tesa sul volto. “Siete i genitori della bambina?” chiese uno di loro, nervosamente. La signora Malka crollò sulla spalla del marito e cominciò a piangere istericamente. Il signor Malka strinse la mano della moglie e si preparò stoicamente a ricevere la notizia. “Sì… Siamo noi.” “Non c’è alcun tumore nel cervello di vostra figlia!!! Non riusciamo a capire. Non abbiamo mai visto una cosa simile. Le radiografie di ieri mostravano chiaramente un esteso tumore! Deve esserci stato una sorta di miracolo…” I Malka erano fuori di sé dalla gioia. Ma questa non doveva durare. La figlia, semplicemente, non si era risvegliata dall’anestesia. Passò una settimana, ed un’altra ancora e i dottori erano pessimisti. L’operazione aveva evidentemente provocato un danno e nulla era servito a risvegliarla. Ancora una volta, fuori di sé dal dolore, il signor Malka si recò dal Rebbe, dove consegnò personalmente ad uno dei segretari una lettera. La risposta non si fece aspettare: “Pregherò per una guarigione completa e per buone notizie. E si compirà il verso della Meghillàt Esther ‘Il mese che si era tramutato per loro da angoscia in allegria… e gli Ebrei accettarono quello che avevano cominciato a fare e che Mordechai aveva loro prescritto’”. Egli si precipitò a telefonare alla moglie per darle la bella notizia, ma ne ricevette una ancora migliore: loro figlia era uscita dal coma!!! I problemi non erano però ancora del tutto risolti: la facoltà verbale e la memoria della bambina erano gravemente compromesse. I medici provarono ogni terapia, ma senza alcun risultato, finché, poco prima di Pèsach, la dimisero. Durante la festa, il signor Malka tornò dal Rebbe, dove ebbe l’occasione di assistere ad un suo discorso, pronunciato davanti a migliaia di persone che gremivano la sinagoga. Il Rebbe parlò per ore e, durante una pausa, rivolse lo sguardo verso il signor Malka e gli fece cenno di avvicinarsi! Quando fu di fronte, il Rebbe gli diede due pezzi di matzà (pane azzimo) e disse: “Lo Zohar chiama la matzà ‘cibo di fede’ e ‘cibo di guarigione’. In genere è la fede a portare guarigione, ma nel vostro caso sarà l’opposto. Perché vostra figlia dovrebbe soffrire a causa vostra? Date a vostra figlia questo pezzo ed esso le porterà guarigione e questo pezzo aiuterà la vostra fede.” Quindi il Rebbe sorrise e concluse: “Domani è la festa della Memuna per gli Ebrei del Marocco e fra poche settimane arriverà il mese di Iyàr. Memuna significa fede e Iyàr è l’acronimo di ‘Io sono D-O Che ti guarisce’. Ma nel vostro caso la guarigione arriverà prima della fede.” Il signor Malka tornò a casa, riferì le novità alla famiglia e mangiò la matzà con sua figlia. Il giorno dopo, la bambina cominciò a parlare normalmente ed anche la sua memoria ritornò. Una settimana dopo, il signor Malka comprò un paio di tefillìn e ritornò al D-O dei suoi padri.

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