‘Follia di santità’ Pubblicato il 7 November, 2018

Come è possibile che Yacov, uno dei nostri Patriarchi, abbia ingannato suo padre per ottenere le benedizioni che aveva riservato a suo fratello Essàv? Evidentemente ciò fu consono al volere Divino, ma perché fu necessario proprio l’inganno?

serpenteBenedizioni ottenute con l’inganno
La storia narrata dalla parashà Toledòt di come Yacov ottenne con l’inganno le benedizioni che suo padre aveva riservato a suo fratello Essàv, suscita un’immediata domanda. Come è possibile che Yacov, uno dei nostri Patriarchi, abbia ingannato suo padre? Evidentemente un simile atto, riportato dalla Santa Torà, la Torà di Verità, e attribuito ad un giusto come Yacov, è consono al volere Divino. Ma perché proprio l’inganno? Per comprendere, bisogna risalire indietro, ai giorni della Creazione. Quando, al tempo del Giardino dell’Eden, Adamo peccò mangiando il frutto che D-O aveva proibito, il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, egli fu sviato e indotto a ciò dalle parole ingannevoli del serpente. Con quell’atto, scintille di santità caddero in basso, rimanendo intrappolate nei livelli inferiori. La liberazione ed il ripristino di quelle scintille di santità alla loro origine, al regno della santità, richiese l’utilizzo dello stesso mezzo: l’inganno. Le benedizioni di Izchak contenevano proprio quelle stesse scintille di santità, che dovevano essere ripristinate al loro stato originale. Per questo motivo, Yacov, che è paragonato ad Adamo, per correggere il peccato commesso da quest’ultimo a causa dell’inganno ed impedire che quelle benedizioni arrivassero ad Essàv, dovette usare proprio l’inganno.

La disponibilità a sacrificarsi
Nello stesso racconto, la madre di Yacov, Rivkà, dovette persuadere Yacov a procurarsi quelle benedizioni, rassicurandolo con queste parole: “La tua maledizione ricada su di me, figlio mio”. Il significato di ciò è che, nel caso le azioni di Yacov, D-O non voglia, gli avessero procurato una maledizione, Rivka l’avrebbe accettata completamente su di sé. Ma che tipo di rassicurazione è mai questa? Qualsiasi figlio, tanto più Yacov, si preoccupa per la propria madre. Come avrebbero potuto quindi le parole di Rivka risultare tranquillizzanti? Eppure fu proprio ciò che accadde con Yacov. La spiegazione sta in ciò: l’atto di procurarsi con l’inganno quelle benedizioni era volto ad ottenere qualcosa che, per sua stessa natura ed origine, trascendeva l’intelletto. Di conseguenza, anche il recipiente atto a ricevere tali benedizioni doveva essere, nella stessa misura, preparato ad accogliere un tale livello di trascendenza. E ciò non avrebbe potuto avvenire tramite la logica e l’intelletto, ma solo grazie ad una totale disponibilità al sacrificio, rischiando il tutto, oltre la logica. Per questo motivo Rivka disse: “La tua maledizione ricada su di me, figlio mio”. Ella fu pronta a sacrificarsi, poiché quelle benedizioni potevano essere ottenute solo con una simile e totale disposizione, e non con calcoli razionali. Le parole di Rivka trasmisero anche a Yacov quella stessa disposizione.

Al di là della logica
In questo caso, l’inganno di santità, che deriva dalla sapienza della Torà, permette all’uomo di elevarsi ancora più in alto. Per questo, la Chassidùt insegna che lo scopo ultimo è quello di trasformare la ‘follia’ provocata dalla parte che si oppone alla santità (la sitra achra / l’altra parte), la stessa che permise il peccato di Adamo e che si insinua in noi inducendoci a peccare, in una ‘follia di santità’, nell’agire cioè con auto-sacrificio, al di là di ogni calcolo. La ‘follia della sitra achra’, che induce al peccato, è chiamata follia poiché è un istinto completamente irrazionale, che fa scordare all’uomo la sua origine Divina, la sua anima, e gli fa credere che agire contro la volontà Divina non lo danneggerà in alcun modo e non lo allontanerà dalla sua fonte di vita. Al contrario, la ‘follia di santità’, che emerge quando l’Ebreo si dedica alle mizvòt ed al servizio Divino, coinvolgendosi con un entusiasmo tale da trascendere i limiti dello stretto dovuto e superando la razionalità, gli permette di salire infinitamente più in alto di quanto glielo consentirebbe un servizio basato solo sulla logica e sulla ragione.
(Da un discorso del 13 Shvàt 5711)

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