HaMelech ba sadè (‘il Re nel campo’) Pubblicato il 9 August, 2018

La vicinanza di D-O al Suo popolo si esprime, in particolare, nel mese di Elùl, come risulta dalla suggestiva parabola dell'Admòr HaZakèn, del 're nel campo'.  


        

il-re-nel-campoLa vicinanza di D-O al Suo popolo si esprime, in particolare, nel mese di Elùl, come risulta dalla suggestiva parabola dell’Admòr HaZakèn, del ‘re nel campo’.
L’Admòr haZakèn (primo Rebbe di Lubàvich) descrive l’atmosfera del mese di Elùl e la sua differenza rispetto al mese di Tishrèi con la seguente parabola: ‘Prima che il re arrivi in città, i suoi abitanti gli vanno incontro, e lo accolgono nel campo. In questa occasione, chiunque lo desideri, riceve il permesso di uscire ad accoglierlo, ed il re riceve tutti amabilmente, mostrando a ciascuno un’espressione sorridente, e quando, poi, egli si dirige verso la città, ecco che tutti gli vanno dietro, nonostante che, una volta arrivato al palazzo reale, non sia concesso loro di presentarsi al re, se non dopo una grande preparazione, e solo dopo aver ricevuto il permesso, e, anche così, solo pochi eletti fra il popolo”. Nel mese di Elùl, il re, il Santo, benedetto Egli sia, è vicino ad ogni Ebreo, nel ‘campo’, nel mondo materiale, nella sua vita di tutti i giorni e, con i Suoi ‘Tredici Attributi di Misericordia’, è pronto ad ascoltare chiunque, con volto sorridente. Nel mese di Tishrèi, invece, il re, il Santo, benedetto Egli sia, si trova ormai nel Suo ‘palazzo’.

Questa parabola, descrive non solo la condizione degli Ebrei nel mese di Elùl, ma anche il loro servizio Divino in generale in questo mondo, e cioè nel ‘campo’. Dato che “Tu ci hai scelto fra tutti le nazioni…e ci hai elevato, ecc.”, doveva essere stabilito, che gli Ebrei si occupassero, per la maggior parte del loro tempo, di cose che riguardano la santità, lo studio della Torà ed il compimento delle mizvòt, il servizio del Santuario e del Tempio. Perché, allora, secondo la Torà, l’Ebreo deve occuparsi, per la maggior parte del suo tempo, delle cose di questo mondo – delle faccende del ‘campo’ – così come fanno, con le debite differenze, le nazioni del mondo?

Lo scopo della creazione del mondo, è il desiderio che D-O ebbe di avere una dimora nei mondi inferiori, sino a quello più inferiore di tutti, dopo il quale non ve ne è uno più basso. Per questo, il servizio maggiore e principale, non è nelle cose relative alla santità soltanto, ma proprio in quelle che riguardano questo mondo, così come dice il verso “sei anni seminerai il tuo campo, ecc.”, affinché anche nel “campo”, la cosa più bassa e materiale, venga fatta discendere la santità e la Divinità, un dimora per il Santo, benedetto Egli sia, nei mondi inferiori.

Ciò aiuta a comprendere il tema del mese di Elùl, secondo la parabola del ‘re nel campo’. Il mese di Elùl è l’ultimo mese dell’anno, il mese in cui facciamo un bilancio del nostro servizio dell’anno appena trascorso, in modo da poter correggere e perfezionare il nostro operato, e anche, e soprattutto, il mese nel quale ci prepariamo al servizio per l’anno entrante. Esso deve comprendere quindi tutto ciò che riguarda il servizio Divino, come è evidenziato anche dal nome stesso del mese, che risulta essere un acronimo di cinque versi: “Innà LeYadò VeSamtì Lechà” (Esodo 21;13), in cui si parla delle città di rifugio, e che simbolizza il servizio nella direzione della Torà; “Anì LeDodì VeDodì Lì” (Cantico dei Cantici 6;3), che significa: “Io sono del mio Amato, ed il mio Amato è mio”, e che simbolizza il servizio nella direzione della tefillà (preghiera); “Ish LeReèhu UMattanòt LaEvionìm” (Estèr 9;22), che significa: “Ciascuno al proprio compagno e offerte ai poveri” e che simbolizza il servizio nella direzione delle opere di bontà; “Et Levavècha VeEt Levàv” (Deuteronomio 30;6), che simbolizza il servizio nella direzione della teshuvà (ritorno, pentimento) e “Ashira LaHaShem VeIamrù Lemòr”(Esodo 15;1), che simbolizza la Gheulà. Questi acronimi, quindi, comprendono il servizio nelle tre direzioni: Torà, preghiera e opere di bene, più il tema della teshuvà, fino ad arrivare alla Gheulà, che viene come fine e completamento del servizio.

Se l’intenzione e lo scopo nel servizio Divino, come è stato detto, è che vi sia per il Santo, benedetto Egli sia, una dimora nei mondi inferiori, questo scopo può essere realizzato proprio dal servizio svolto nel ‘campo’. Ecco perché la qualità stessa del ‘campo’, viene evidenziata proprio nel mese di Elùl, mese che comprende, non solo tutti i livelli del servizio, ma anche lo scopo stesso del servizio Divino. L’esempio del ‘re nel campo’, non viene solo ad infondere forza nel servizio Divino, ma, soprattutto, esso esprime il contenuto essenziale di tutto il servizio Divino, il cui scopo è la rivelazione del Re, nel campo. Anche il ‘campo’, quindi, che rappresenta la realtà più bassa, sarà il luogo e la dimora del re. E ciò in modo più pronunciato di quanto lo sia il palazzo reale stesso, fino ad arrivare ad un livello di gran lunga più elevato, poiché il rivelarsi del re, nel palazzo reale, nella sua veste reale e con la sua corona è qualcosa che si limita al campo della rivelazione, nei suoi aspetti esteriori, mentre il suo rivelarsi nel ‘campo’, è una rivelazione dell’essenza stessa del re, superiore al livello della veste reale e della corona. Qui, nel campo, nel mese di Elùl, nel servizio di “Anì leDodì”, di un risveglio dal basso, si rivela la vera Essenza di D-O.

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