Il 15 di Shvàt Pubblicato il 31 January, 2018

Il quindicesimo giorno del mese di Shvàt, è conosciuto come il ‘Capodanno degli Alberi’. Essendo l’uomo paragonato dalla Torà ad ‘un albero del campo’, si può dire che la celebrazione di questo giorno riguardi anche l’uomo.  

“Poiché l’uomo è come un albero del campo”
Il quindicesimo giorno del mese di Shvàt, è conosciuto come il ‘Capodanno degli Alberi’. Essendo l’uomo paragonato dalla Torà ad ‘un albero del campo’ (Devarìm 20:19 e comm. Rashi), si può dire che la celebrazione di questo giorno riguardi anche l’uomo. Il germinare di un piccolo seme ed il suo successivo svilupparsi in un vero e proprio albero da frutta è una delle trasformazioni più straordinarie di tutta la Creazione Divina. Innanzitutto abbiamo lo sviluppo del sistema di radici dell’albero. Successivamente, si formano il tronco ed il corpo dell’albero, e quindi i rami e le foglie. Infine, arriva il momento in cui l’albero produce i frutti. Le radici sono per la maggior parte nascoste agli occhi dell’osservatore. Tuttavia, è proprio da esse che l’albero deriva principalmente la sua forza vitale. Pur essendo vero che anche le foglie lo nutrono, assorbendo la luce del sole, e così via, le radici sono comunque la sua fonte principale; recidetele e l’albero ben presto appassirà e morirà. Inoltre, esse permettono all’albero di rimanere saldamente radicato al terreno e di resistere alle forti raffiche di vento o ad altri elementi che potrebbero sradicarlo. Il tronco ed il corpo dell’albero, incluse le foglie, costituiscono la parte preponderante della massa dell’albero. Questa parte dell’albero è generalmente in un continuo stato di crescita, con l’ispessirsi del tronco e dei rami, il rinnovarsi delle foglie, ecc. Inoltre, è possibile accertare l’età della pianta dal suo tronco e dal suo corpo, ed in particolare dai suoi anelli annuali. Nonostante la predominanza fisica del tronco e del corpo dell’albero, esso raggiunge il suo completamento solo con la produzione dei frutti. E ciò risulta ancora più chiaro, nel momento in cui il nocciolo contenuto nel frutto serve da capostipite e seme per gli alberi futuri, nelle successive generazioni.

Crescere e dare frutti
Anche l’uomo ha delle radici, possiede un tronco ed un corpo, e produce frutti. Per molti aspetti vi è una considerevole somiglianza fra lo sviluppo dell’uomo, anche in senso spirituale, e quello dell’albero. Le radici dell’uomo sono la sua fede. È la fede della persona ad unirla e legarla a D-O, fonte e sorgente della sua esistenza. Anche dopo che l’Ebreo cresce nella conoscenza della Torà e nell’adempimento dei precetti, egli continua a derivare la propria forza vitale dalla sua fede in D-O, nell’Ebraismo e nella Torà. All’opposto, un indebolimento nel proprio sistema di radici spirituali e quindi della propria fede, può avere conseguenze devastanti anche su di un individuo altrimenti ben sviluppato spiritualmente. Una volta raggiunto un livello di buone radici, capaci di trasmettere la vitalità della fede, una persona potrebbe sentirsi incline a riposare sugli allori. Arriva allora l’albero, a insegnarci come la sua parte predominante sia composta dal tronco, dai rami e dalle foglie. Anche l’uomo deve essere composto prevalentemente dallo studio della Torà e dalle buone azioni. In termini spirituali, ciò significa che un Ebreo non dovrebbe mai accontentarsi della fede soltanto, poiché egli sarebbe in quel caso come un albero che mette radici ma non sviluppa mai un tronco, dei rami e delle foglie. Un simile ‘albero’, di fatto, non sarebbe per niente un albero: ci sarebbero le sue radici, ma nient’altro. Oltre a sane radici, un Ebreo deve avere tutto il resto, nella sua pienezza: tronco, rami, ecc. Il tronco, i rami e le foglie di un Ebreo sono lo studio della Torà, l’adempimento dei precetti Divini e le buone azioni. Essi dovrebbero comportare la stragrande maggioranza delle sue attività. È anche possibile dire l’‘età’ di un Ebreo, misurando i suoi ‘anelli’, quanti dei suoi anni sono stati dedicati al perseguimento di una conoscenza spirituale e di azioni di effettivo valore. Inoltre, come il corpo dell’albero cresce costantemente, così deve esservi anche una costante crescita del tronco, dei rami e delle foglie dell’Ebreo, del suo studio della Torà e del suo adempimento dei precetti Divini e delle buone azioni. Ma, per quanto lodevoli siano tutte queste cose, l’uomo acquisisce il suo stato di completezza solo quando, come l’albero, egli produce frutti, influenzando i suoi amici ed i suoi vicini in modo tale che anch’essi realizzino lo scopo della creazione. Facendo ciò, egli fornisce una produzione illimitata di frutti, una generazione dopo l’altra.
(Likutèi Sichòt, vol. 6, pag. 308-309)

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