Il “disarmo”, come in Isaia Pubblicato il 7 February, 2018

La spinta al disarmo è un presagio della realizzazione della profezia di Isaia che dice:“... spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada contro l’altro, e non impareranno più la guerra.”

Negli ultimi giorni del mese di Shvàt dell’anno 5752 (gennaio 1992), durante un convegno che vide riuniti nella città di New York i leader delle massime potenze mondiali, fu annunciata l’intenzione di ridurre in modo significativo il finanziamento di armi, a favore di bisogni più pacifici, come quelli dell’agricoltura. In un discorso pubblico, nei giorni seguenti a quell’evento, il Rebbe interpretò questa notizia come un pre-assaggio della visione idilliaca concernente la Redenzione, espressa dal profeta Isaia: “… spezzeranno le loro spade per farne vomeri, e le loro lance per farne falci; nessun popolo alzerà la spada contro l’altro, e non impareranno più la guerra.” (Isaia 2:4) Ecco un riassunto di parti di questo discorso.

Dagli armamenti all’agricoltura

Il Baal Shem Tov ci ha insegnato che ogni cosa una persona veda o senta, costituisce una lezione per il suo servizio Divino. Per questo, quando cerchiamo di comprendere un qualsiasi avvenimento che ha luogo nel mondo in generale, noi dobbiamo affinare i nostri sensi, per andare al di là della ricerca delle cause manifeste socio-economiche di quell’evento, e poter così apprezzare il messaggio spirituale che vi è contenuto. In questo contesto, gli avvenimenti che hanno avuto luogo la scorsa settimana acquistano un significato del tutto particolare. Nel proprio discorso annuale rivolto alla nazione, il presidente del più potente stato del mondo ha annunciato significative riduzioni nelle spese militari, con l’intento di devolvere all’agricoltura ed allo sviluppo nel campo sociale i fondi così risparmiati. Subito dopo, egli si è incontrato con i capi di altre potenze mondiali – incluso il leader del paese che, fino a poco tempo fa, era stato a capo del blocco di opposizione – i quali si sono riuniti, per appoggiare e prendere parte a questa spinta al disarmo, proclamando il loro desiderio di stabilire un nuovo ordine del mondo, fondato sulla giustizia e sulla pace. Questi sforzi sono un presagio della realizzazione della profezia di Isaia che dice: “Essi spezzeranno le loro spade per farne vomeri… nessun popolo alzerà la spada contro l’altro, e non impareranno più la guerra.” Infatti, delle “spade”, che rappresentano gli armamenti in generale, queste nazioni hanno concordato di fare “vomeri”, strumenti per coltivare la terra ed abolire la fame nel mondo.

Un progresso da lungo atteso

Nel loro commento al verso citato, i nostri Rabbini hanno evidenziato il fatto che il progredire delle nazioni verso la pace, sarà un risultato delle azioni del nostro giusto Moshiach, come è detto: “Egli giudicherà fra le nazioni e ammonirà molte genti,” cosa che fornirà loro l’impulso necessario alla risoluzione delle loro divergenze. Secondo ciò, si spiega come la tendenza al disarmo e all’unità di cui siamo stati testimoni, sia un risultato dell’accresciuto desiderio per l’avvento della Redenzione, che è emerso negli ultimi anni. Rabbini hanno emesso decisioni halachiche, stabilendo che Moshiach debba arrivare. L’attenzione degli Ebrei – e dell’umanità in generale – si è focalizzata sull’imminenza della Redenzione ed il soggetto è stato evidenziato dalla stampa. Questo processo ha provocato cambiamenti nel mondo intero, producendo sviluppi che anticipano la pace e l’armonia che permeeranno il mondo nell’Era della Redenzione. Tuttavia, davanti a così tanti segni di Redenzione, non si può fare a meno di chiedersi con meraviglia: “Come mai la Redenzione non è ancora arrivata di fatto?” Noi siamo all’apice della storia Ebraica, il tempo più appropriato per l’avvento di Moshiach – e ancora non è arrivato?! Fino a quando?! Quanto ancora dobbiamo aspettare in esilio?

Creare il clima spirituale ottimale

Lo svolgersi degli avvenimenti nel mondo in generale, non solo ci dà un pre-assaggio della Redenzione, ma ci mostra anche il tipo di attività necessario ad affrettarne l’avvento. L’unità, la cooperazione e la condivisione, abbracciate dalle potenze mondiali, riflettono le spinte fondamentali, che sono necessarie alla preparazione del mondo verso la Redenzione. I nostri Saggi insegnano che D-O ha creato il mondo in modo da avere una dimora tra i mortali. Questo ideale verrà realizzato nell’Era della Redenzione. Qual’è l’essenza di questo concetto? Così come accade a casa propria, dove l’individuo può dare libera espressione alla sua personalità, semza limiti o inibizioni, allo stesso modo questo mondo sarà la dimora di D-O, il luogo cioè dove la Divinità potrà rivelarsi senza limiti o restrizioni. Permettere questa rivelazione richiede unità. Noi possiamo vedere un precedente di ciò, nella storia Ebraica. Quando gli Ebrei si avvicinarono al monte Sinai per ricevere la Torà, ‘esso’ si accampò “come un solo uomo con un solo cuore” (Rashi, Shemòt 19:2). Questa unità creò il clima spirituale necessario al Matàn Torà. Allo stesso modo, per meritare le rivelazioni della Redenzione, rivelazioni di un ordine così superiore da non potersi neppure paragonare a quelle che accompagnarono il Matàn Torà, noi dobbiamo ricercare la massima unità.

Carità materiale e spirituale

Questa unità deve trovare espressione non solo a livello di sensazione, ma anche attraverso azioni concrete, nel contesto della nostra vita quotidiana. È questo che intendevano i nostri Saggi nella loro affermazione: “Grande è la zedakà (carità), poichè avvicina la Gheulà.” Il condividere e cooperare con il nostro prossimo, curandoci del suo benessere materiale, dimostrano come i nostri legami di unità arrivino a permeare ogni dimensione della nostra esistenza. Questi sforzi devono anche essere accompagnati da una “carità spirituale”, condividendo con gli altri le nostre conoscenze. Questo aumento della conoscenza farà da precursore all’era nella quale “Un uomo non insegnerà più all’altro, … in quanto tutti Mi conosceranno.” (Geremia 31:33) L’importanza di questi atti di bontà e di carità deve essere comunicata agli altri, siano essi Ebrei o gentili. E come risulta evidente dalla decisione delle potenze mondiali di “spezzare le loro spade per farne vomeri”, il clima del mondo in generale è maturo per accettare ed attuare queste idee. Anticipare l’armonia futura. Nell’Era della Redenzione: “Non vi sarà più né fame, né guerra, né invidia, né competizione, poiché ci sarà abbondanza di benessere e le delizie saranno tante come la polvere. E l’unica occupazione al mondo sarà la  conoscenza di D-O.” (Rambam, Hilchot Melachim 12:5) In questi giorni, nei momenti cioè immediatamente precedenti all’avvento di quell’era, noi abbiamo il potere di anticipare questo imminente nuovo ordine del mondo, vivendo già oggi la nostra vita nello spirito della Redenzione. Noi possiamo riflettere l’unità che caratterizzerà quell’era, adottandola già nel nostro comportamento presente. E questi sforzi affretteranno l’avvento di quell’era, quando l’unità onnicomprensiva di D-O permeerà tutta l’esistenza.

(Shabàt parashà Mishpatìm, 27 Shvàt 5752)

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