Il miracolo di Chanukkà Pubblicato il 6 December, 2018

Parlando di Chanukkà, subito si affaccia alla nostra mente il concetto di miracolo. Eppure, proprio in questo miracolo, riguardante l'ampolla d'olio, D-O fonde natura e miracolo in una singolare sequenza. Come mai?  


L’ampolla d’olio puro
Nel miracolo celebrato dalla festa di Chanukkà, avvenne che gli Ebrei, dopo la dissacrazione che i Greci avevano fatto del Tempio, trovassero un’ampolla di olio puro, col sigillo del Sommo Sacerdote,  con la quale poterono accendere il candelabro. L’olio, che avrebbe dovuto essere sufficiente per un giorno solo, bastò invece per otto giorni, il tempo necessario a preparare dell’olio puro nuovo. Beit Yossèf chiede: dato che nell’ampolla vi era olio sufficiente alla durata di un giorno, il miracolo, di fatto, durò solo sette giorni. Perché allora si celebra la festa per otto giorni? Fra le spiegazioni offerte, ve ne è una secondo la quale il ritrovamento stesso di un’ampolla, intatta e sigillata, di olio puro fu di per sé un miracolo. Vi è chi, però, non accetta questa spiegazione, in quanto ritiene non si possa paragonare la scoperta dell’olio, al miracolo del suo bruciare per otto giorni. Quest’ultimo miracolo, infatti, trascende le leggi della natura, mentre la scoperta dell’olio può essere descritta come  un avvenimento naturale. Esso era rimasto nascosto, sotterrato, e per questo sfuggì all’attenzione dei Greci. Quando poi gli Ebrei ne ebbero un disperato bisogno, lo cercarono con cura e lo trovarono. Nonostante quest’obiezione, la spiegazione non viene però respinta. Secondo ciò, noi dobbiamo comprendere questa sequenza: perché il miracolo del primo giorno di Chanukkà fu un miracolo che si effettuò secondo l’ordine naturale delle cose, mentre nei sette giorni consecutivi, il miracolo trascese l’ordine naturale? Se D-O avesse voluto che il miracolo della festa trascendesse l’ordine della natura, avrebbe potuto far trovare l’olio in un modo completamente miracoloso (facendolo discendere dal cielo, o qualcosa di simile). Se invece Egli avesse voluto che il miracolo si svolgesse nel contesto delle leggi naturali, avrebbe potuto fare in modo che gli Ebrei trovassero semplicemente una quantità d’olio puro, sufficiente per otto giorni.

Miracoli nell’ordine della natura
Vi è una storia che aiuta a comprendere questo concetto. Durante l’imprigionamento dell’Admòr HaZakèn, prima della sua liberazione del 19 di Kislèv, egli dovette essere trasportato da una prigione all’altra su di una nave. Durante il viaggio, egli chiese al capitano di fermare la nave, in modo da poter recitare le preghiere relative alla Santificazione della Luna. Il capitano si rifiutò categoricamente. L’Admòr HaZakèn gli disse allora che se non avesse comandato di fermare la nave, questa si sarebbe fermata da sola, ma il capitano non gli diede retta. A quel punto la nave si fermò e l’Admòr HaZakèn recitò il salmo introduttivo alla preghiera. L’Admòr HaZakèn permise quindi alla nave di continuare il suo viaggio e si rivolse nuovamente al capitano, chiedendogli di fermarla. Avendo compreso ormai di non avere scelta, il capitano fermò la nave e l’Admòr HaZakèn recitò le preghiere dell’occasione. Si pone qui una domanda analoga a quella emersa in relazione al miracolo di Chanukkà: se l’Admòr HaZakèn era in grado di fermare la nave con un miracolo, perché chiese al capitano di fermarla? Una volta compiuto il miracolo, poi, perché si limitò a dire solo il salmo introduttivo? Perché permise alla nave di ripartire solo per chiedere nuovamente al capitano di fermarla? La spiegazione è che le mizvòt devono essere compiute nel contesto dell’ordine naturale e non attraverso miracoli che trascendono tale ordine. Anche la preparazione all’adempimento delle mizvòt deve essere attuata nel contesto dell’ordine naturale. Per questo, l’Admòr HaZakèn volle che fosse il capitano a fermare la nave di sua volontà, così che anche la preparazione alla mizvà venisse operata in questo modo.

La natura favorisce il compimento delle mizvòt
Lo stesso concetto si applica al miracolo di Chanukkà. Tutto il miracolo concernente l’accensione del candelabro non fu assolutamente necessario. La legge della Torà permetteva di accendere il candelabro con olio impuro, in mancanza di alternativa. Il miracolo fu quindi un’espressione della preziosità con cui D-O considera il popolo Ebraico, permettendo loro di compiere con olio puro le mizvòt per la riconsacrazione del Tempio, dopo che esso fu riconquistato dal nemico. Anche quando, quindi, D-O opera un miracolo per dimostrare quanto Egli tenga in conto il popolo Ebraico, Egli opera il miracolo in modo che la mizvà possa essere compiuta nella maniera più completa, e cioè nel contesto dell’ordine naturale. Ecco perché l’olio non discese dal cielo, ma fu trovato sepolto sotto terra. Anche quando esso continuò a bruciare per otto giorni, cosa che rappresentò un completo miracolo, questo miracolo comportò l’uso di olio naturale. Questo principio è valido per tutta la Torà e le mizvòt, la cui connessione con Chanukkà è enfatizzata dall’espressione, “la candela della mizvà e la Torà di luce.” D-O ha creato la natura in un modo che sia appropriato all’adempimento delle mizvòt. Non solo, dal miracolo di Chanukkà, noi impariamo che l’ordine naturale permette anche l’adempimento delle mizvòt in una forma completa e perfetta. Ciò non riguarda solo chi già osserva la Torà ad un alto livello. Chanukkà è associato alla parola chinùch (educazione). Ciò comporta che, anche chi è ai suoi primi passi nel suo servizio Divino, ha già la possibilità di osservare la Torà e le mizvòt, non solo al livello minimo indispensabile, ma anche a quello della mizvà svolta nella sua  completezza e bellezza.

(Shabàt parashà Mikkèz, 2 Tevèt 5750)

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