Il momento preciso Pubblicato il 4 April, 2018

Ogni attimo della vita dell'Ebreo è prezioso ed insostituibile, e va utilizzato al massimo della sua possibilità per servire D-O ed arrivare alla rivelazione completa della Redenzione finale. È questo un insegnamento, che noi possiamo trovare nella Festa di Pèsach  

 Ogni Festa è collegata ad un avvenimento particolare. Pèsach, al “tempo della nostra liberazione”, l’uscita dall’Egitto. Shavuòt, al “tempo in cui è stata data la nostra Torà”, il Matàn Torà. Succòt, alla festa del raccolto, “allorchè radunerai i prodotti della tua aia e del tuo torchio”. (Devarìm 16:13) Per quel che riguarda Pesach, però, vi è qualcosa di particolare: in esso è evidenziato, infatti, secondo il commento alla Torà Scritta, il momento preciso, nel quale ebbe luogo il fatto dell’uscita dall’Egitto. 

     A proposito di Shavuòt, non si trova né nella Torà Scritta, nè nella Torà Orale, quale fu il preciso momento in cui i Figli d’Israele ricevettero la Torà, l’esatto istante in cui fu detto: “Io sono il Signore tuo D-O”. La Torà ci racconta, che il Matàn Torà fu il 6 di Sivàn, ma non precisa il momento. E così, anche per la Festa di Succòt, in cui non si parla di un momento esatto. È Pèsach, dunque, l’unica Festa di cui viene evidenziato il momento preciso, in cui si verificarono gli avvenimenti collegati ad essa, e ciò in relazione a due fatti: 1) L’annullamento dell’esilio dell’Egitto. Per quanto riguarda l’annullamento del peso della schiavitù dell’esilio, dissero i nostri Saggi: “A Capodanno fu annullato l’asservimento dei nostri padri”, già alcuni mesi prima, quindi, di Pèsach, ma l’annullamento totale dell’esilio dell’Egitto, si attuò solo quando il Faraone scacciò il popolo d’Israele dall’Egitto, cosa che iniziò esattamente “a metà della notte” (Esodo 12:29).

    Quando Moshè annunciò al Faraone la piaga dei primogeniti, lo avvisò che essa sarebbe stata mandata “verso mezzanotte”, ossia, un po’prima o un po’dopo. I nostri Saggi spiegano, che il motivo per cui Moshè non disse “a mezzanotte”, fu  perché egli temeva, che gli astrologi del Faraone commettessero un errore, sul calcolo esatto dell’ora, e dicessero: ‘Moshè è un mentitore’ . Ma D-O, Che conosce i suoi tempi, disse “a mezzanotte”, mezzanotte in punto. 2) L’uscita dall’Egitto “proprio in quel giorno”. Come dice il commento: “Quando fu giunto il momento, D-O non aspettò neppure il tempo di un battito di ciglia”.

     Da questo noi impariamo un insegnamento generale: fino a che punto, cioè, ogni istante del tempo sia prezioso. Neppure un momento deve essere sprecato, ma, piuttosto, riempito del nostro servizio verso D-O. Come è detto di Avrahàm Avìnu, “E Avrahàm era vecchio, avanzato negli anni”, in cui l’espressione letterale Ebraica, significa, secondo lo Zohar, che tutti i giorni di Avrahàm furono perfetti e completi, giorni riempiti dal contenuto della missione di Avrahàm “di operare virtù e giustizia”. Nonostante Avrahàm, il primo dei Patriarchi, fosse stato unico, come è detto: “uno solo era Avrahàm”, tutte le sue qualità furono, comunque, trasmesse in eredità a tutti i Figli d’Israele, in modo che, anche per essi, l’ordine della vita potesse essere quello di giorni riempiti dal contenuto del loro servizio verso il Creatore. E perché tutti i giorni siano perfetti e completi, è indispensabile, che neppure un istante vada perduto, poiché, in quel caso, quell’istante verrebbe a mancare. Per questo bisogna fare di tutto, perché ogni istante sia pieno del nostro servizio Divino.

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