Il Nome di Moshaich Pubblicato il 10 April, 2018

Alla domanda posta dai nostri Saggi: “Qual’è il nome di Moshiach?” essi rispondono “La zaraàt (lebbra) della Casa di Rabbi.” Questa è una cosa molto difficile da comprendere. Come può essere che il nome di Moshiach, colui che darà inizio alla Redenzione e che è associato quindi all’apice della vita e della vitalità, sia collegato alla zaraàt, che richiama la morte e l’esilio?  

Grande perfezione e difetti superficiali
Alla domanda posta dai nostri Saggi: “Qual’è il nome di Moshiach?” essi rispondono “La zaraàt (lebbra) della Casa di Rabbi.” Questa è una cosa molto difficile da comprendere. Moshiach sarà colui che darà inizio alla Redenzione, ed egli è associato quindi all’apice della vita e della vitalità. Come può essere allora, che il suo nome sia collegato alla zaraàt, che richiama la morte e l’esilio? Questa difficoltà potrà essere risolta sulla base di alcune affermazioni contenute nei Likutèi Torà (un’opera dell’Admòr HaZakèn, il primo Rebbe di Lubavich), che spiegano che la persona affetta dalla lebbra sarà: “Un uomo di grande elevatezza e perfezione… (Zohar, vol. 3, pag. 48a). Nonostante la condotta di una simile persona sarà del tutto auspicabile ed egli avrà corretto tutto in sè, … può ancora essere che, sulla pelle del suo corpo, si manifestino dei livelli inferiori, dove il male non sia stato ancora purificato. Ciò si esprimerà con segni fisici sulla sua carne, in un modo che trascende l’ordine naturale… (il Rambam stesso afferma che la zaraàt non è una malattia fisica, ma un segno Divino, al di sopra dell’ordine naturale). Dal momento che impurità presenti nelle zone periferiche delle sue vesti (le ‘vesti’, in senso spirituale, sono il pensiero, la parola e l’azione attraverso le quali l’anima della persona può manifestarsi) non sono state raffinate, (lesioni) possono comparire sulla sua pelle… Queste lesioni, però, riflettono livelli molto elevati, come risulta dal fatto che esse non sono considerate impure, fino a che non sono designate come tali dal Sacerdote.” Queste affermazioni significano che vi sono degli influssi spirituali sublimi che, in mancanza di un recipiente adatto a riceverli, possono produrre degli effetti negativi. Quando infatti un’energia potente viene rilasciata senza essere imbrigliata, essa può provocare danni. Questa è la ragione della zaraàt, dalla quale Moshiach è afflitto.

Il fardello di Moshiach
Il popolo Ebraico, nella sua interezza, è paragonato ad un corpo umano. Ciò si applica ad ogni generazione ed anche a tutto il popolo, preso come un insieme nel corso della storia. Tutti gli Ebrei, quelli del passato, quelli del presente e quelli del futuro, fanno parte di un unico organismo. Dato che il bene è eterno, al contrario del male che è solo temporaneo, il livello spirituale del nostro popolo è in continuo avanzamento. Nel corso dei secoli, si è formata una vasta riserva di bene. Il popolo Ebraico, così come esso è oggi, nell’ikveta deMeshicha (il periodo immediatamente precedente la Redenzione, nel quale è possibile sentire avvicinarsi i ‘passi’(ikveta – passi, orme, talloni) di Moshiach), ha raggiunto il livello di perfezione menzionato nei Likutèi Torà. Vi sono tuttavia ancora delle ‘pustole’ di male nelle ‘zone periferiche’, dato che il mondo è ancora deturpato dall’ingiustizia e dalla discordia. Per questo, la luce della Redenzione non può ancora divenire manifesta; ciò si riflette nelle lesioni della zaràat che colpiscono Moshiach stesso. Come dice il profeta (Isaia 53:4), “Invero egli ha sopportato le nostre malattie ed ha sofferto i nostri dolori…”. Moshiach subisce sofferenze, non per se stesso, ma per l’intero popolo Ebraico.

Un significato positivo
Resta ancora una difficoltà da risolvere. Pur avendo spiegato perchè Moshiach debba farsi carico di sofferenze, il verso citato non chiarisce tuttavia perchè queste sofferenze si identifichino con Moshaich. Il nome di Moshiach, che lo rappresenta, dovrebbe essere infatti un nome positivo. Anche questa difficoltà potrà essere risolta sulla base del passaggio dei Likutèi Torà, citato in precedenza. Lì si afferma infatti, che le lesioni della lebbra rappresentano dei ‘livelli molto alti’, avendo esse la loro origine nella luce spirituale trascendente, che è collegata a Moshiach. Per potersi però rivelare in una forma positiva, questa luce ha bisogno di contenitori adatti. Le sofferenze di Moshaich porteranno a termine la purificazione del mondo in generale, rendendolo così un recipiente adatto alla rivelazione del suo potenziale trascendente. Dato che questa rivelazione rappresenta il cuore dell’Era della Redenzione, il catalizzatore necessario a portarla in atto è conseguentemente legato al nome di Moshiach.

Il nome della parashà
I concetti di cui sopra spiegano anche una difficoltà legata al nome stesso della parashà: Mezorà. Mezorà è la persona colpita dalla ‘lebbra’. Si potrebbe pensare che il nome di una parashà della Torà dovrebbe associarsi ad un termine dal significato più positivo. La questione acquista ancora più forza, se si considera che nelle opere di eminenti figure del passato come Rav Saadia Gaon, Rashi ed il Rambam, venne adottato un differente nome per questa parashà: Zot Tihiè (“Ciò sarà”). È solo nelle ultime generazioni che è divenuto prevalente il nome di Mezorà. La spiegazione è che, in queste ultime generazioni, nel muro dell’esilio sono comparse delle crepe, attraverso le quali splende la luce di Moshiach. Alla luce di Moshiach, Mezorà non è un fattore negativo, ma, come spiegato in precedenza, un’espressione della trascendenza Divina.

Per mezzo dello studio
La parashà inizia con una descrizione del processo di purificazione al quale deve sottoporsi la persona affetta da zaràat. “Questa sarà la legge del mezorà (colui che è affetto da zaràat)”. Focalizzandosi sulle leggi del mezorà e non sulla purificazione del mezorà, la Torà allude ad un concetto fondamentale. Lo studio della Torà incrementa la capacità che l’uomo ha di creare recipienti che permettano alla luce, qualsiasi livello di luce, anche il più sublime, di essere accolta ed interiorizzata nel nostro mondo. Per mezzo dello studio della Torà, il livello trascendente della zaràat può essere incanalato in una forza positiva. Così è anche per quel che riguarda Moshiach: lo studio degli insegnamenti che riguardano Moshiach affrettano la sua rivelazione, attirando il suo influsso qui giù, nel nostro mondo.

Con nuova vita
Spesso, la parashà Mezorà viene letta in connessione con quella di Tazrìa, parashà associata all’inseminazione ed al concepimento della vita. Ciò implica che i ‘semi’ del nostro servizio Divino non rimarranno in attesa per un tempo indefinito, nel terreno buio dell’esilio, ma che Mezorà, la Redenzione, fiorirà subito dopo che l’ultimo seme sarà stato piantato. La fusione invece delle due parashiòt, implica che Mezorà, la Redenzione, è già stata concepita, e noi stiamo solo aspettando la nascita. Le sofferenze che Moshiach sopporta, sono infatti l’ultimo passo prima della sua rivelazione. Possa essa realizzarsi nel futuro più immediato.
(Riassunto da Likutèi Sichòt, vol. 7, pag. 100; vol. 22, pag. 77; parashà Tazrìa, 5751, Sefer HaSichòt 5751, pag. 491)

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