Il potere della vista Pubblicato il 7 August, 2018

Al contrario dell’era presente, nella quale noi vediamo solo entità materiali ed il Divino viene percepito come una forza esterna, in quella futura noi vedremo direttamente come il Divino è la vera realtà di tutta l’esistenza.

Una percezione penetrante

occhi_vedereI nostri Saggi affermano che un testimone non può fare da giudice. Il motivo di ciò è che, avendo assistito direttamente al crimine, egli non sarà più in grado di trovare niente che possa giustificare chi l’ha commesso. Vedere infatti coi propri occhi, rappresenta ben più di una semplice acquisizione di informazioni. Quando un giudice sente da un testimone i dettagli di un crimine, egli è ancora in grado di valutare la materia in modo obiettivo, e di considerare anche i meriti dell’imputato. Veder commettere direttamente il crimine, invece, ha un’influenza così profonda sul testimone, da rendergli impossibile una successiva valutazione, libera da pregiudizio. Il vedere ed il sentire hanno un effetto differente. La visione di un evento o di un oggetto ha la capacità di penetrare l’individuo ad un livello molto più profondo di quello cosciente, stabilendo un’intima connessione. L’impressione ricevuta resterà dentro, esercitando la sua influenza in modo forte e costante. Sentirne invece solo parlare, anche se da una fonte del tutto attendibile, non stabilisce una tale connessione e l’idea che ci si fa della cosa riguarderà solo il livello intellettuale. Per questo, sarà possibile valutarla e giudicarla da prospettive differenti, prendendo in considerazione tutti gli eventuali aspetti. Inoltre, nella visione di un oggetto o di un evento, immediatamente si coglie il tutto, e solo in seguito si mettono a fuoco i particolari. Nel sentirlo raccontare invece, prima vengono colti i particolari e solo in seguito si può arrivare ad elaborare una comprensione del quadro nel suo insieme. La visione immediata dell’intero ha la facoltà di penetrare nel profondo. Quando invece l’informazione che si riceve è costituita dai suoi particolari, è molto più facile che alcuni di essi ne compensino altri.

Servire D-O per scelta 

La parashà Re’è inizia col verso: “Vedi, oggi io pongo di fronte a voi la benedizione e la maledizione” (Deuteronomio 11:26). Essa continua poi con l’esposizione dei principi di libero arbitrio e premio e castigo: “La benedizione se darete ascolto ai miei comandamenti…, la maledizione se non obbedirete… e vi allontanerete dalla strada che io vi ordino oggi” (Deuteronomio 11: 27-28). Queste sono le parole che Moshè rivolse al popolo, intendendo spiegare con esse che l’obbedienza ai comandamenti Divini non sarebbe stata una risposta spontanea dell’uomo, ma avrebbe richiesto ogni volta una scelta cosciente. Perché D-O accorda all’uomo la libera scelta? Per elevarlo ad un grado superiore nel suo servizio Divino. Se la scelta dell’uomo fra il male ed il bene avvenisse in modo naturale, ciò non gli darebbe alcuna sensazione di riuscita, di essersi guadagnato qualcosa. Per questo, ad ogni stadio del suo progresso spirituale, l’uomo si trova ad affrontare sfide che deve superare di sua propria iniziativa. Il male, per sua natura, non ha alcuna consistenza e, come il buio è disperso dalla luce, anche il male dovrebbe essere sottomesso dalla forza della santità. Per garantire però la possibilità della libera scelta, al male viene fornita una forza sufficiente ad ostacolare le forze della santità. Ciò fa in modo che, a volte, l’uomo si senta spinto a desiderare cose materiali con una forza che supera la sua stessa comprensione, e ciò fino al punto di essere disposto a rischiare la propria vita per esse. Ma queste sfide hanno uno scopo: che l’uomo le affronti e le superi. Per mezzo di questi sforzi, il bene che l’uomo diffonde nel mondo diventa una opera sua, che gli appartiene. Egli non è più solo il beneficiario della grazia Divina; egli vi apporta il suo proprio contributo.

Vedere: un aiuto, una promessa

Da un lato, le sfide che l’uomo si trova ad affrontare devono essere reali. Se esse non richiedessero all’uomo di attingere alle proprie risorse più interiori e profonde, egli non avrebbe l’opportunità di rivelare a se stesso ed esprimere la sua capacità di riuscita. D’altro lato, D-O non vuole che l’uomo fallisca. Egli infonde quindi in lui il potere si superare le sfide che gli si oppongono e lo aiuta nei suoi sforzi. Uno dei mezzi per rafforzarlo lo si trova alluso nel verso citato: “Vedi, oggi io pongo di fronte a voi…”. D-O consente all’uomo di vedere la verità della “benedizione e della maledizione.” Quando infatti si vede qualcosa, questa viene percepita nella sua interezza e lascia una profonda impressione. Quando l’uomo vede la natura del bene che egli può raggiungere attraverso una propria scelta positiva, quando egli vede che l’unica ragione per cui il male ha ricevuto una parvenza di realtà è per permettergli di compiere quella scelta, egli farà sicuramente la scelta giusta. L’obiettivo del servizio Divino dell’uomo deve essere quello di sforzarsi, per raggiungere lo stato in cui egli potrà vedere lo scopo Divino nella sua vita. Quando egli arriva a “vedere” questo scopo, e non solo a comprenderlo intellettualmente, si sentirà portato a svolgere il proprio servizio Divino con maggiore vitalità. Inoltre, la parole “vedi” può essere interpretata anche come la promessa che noi raggiungeremo realmente questo livello di consapevolezza.

Vedere la verità

La massima espressione del potenziale della vista si realizzerà nell’Era della Redenzione, con il compimento della profezia: “La gloria di D-O sarà rivelata ed ogni carne vedrà.” Al contrario dell’era presente, nella quale noi vediamo solo entità materiali ed il Divino viene percepito come una forza esterna, in quella futura noi vedremo direttamente come il Divino è la vera realtà di tutta l’esistenza. E questa non è semplicemente una promessa riguardante un lontano futuro. La Redenzione è una realtà imminente, vicina al punto tale che è già possibile pregustarne le sue rivelazioni nel presente. In effetti, è già possibile vedere le manifestazioni delle benedizioni della Redenzione.

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