La forma dello shofàr Pubblicato il 3 September, 2018

La forma dello shofàr, un'apertura stretta da un lato ed una larga dall'altro, ci fornisce un messaggio ed un insegnamento: pratica solo una piccola apertura, avvicinati un po’ a D-O, ed Egli ti aprirà le sue porte e faciliterà il tuo ritorno.

L’halachà e lo shofàr
Lo shofàr, il corno che viene suonato nel rito del Capodanno e a Yom Kippùr, il giorno dell’espiazione, ha una forma stretta ad un estremo e larga all’altro. L’estremità più larga è quella dove il corno era attaccato alla testa dell’animale, mentre quella più stretta è la sua punta. Vi sono due regole del Shulchàn Arùch che riguardano le due estremità dello shofàr. Una dice che se qualcuno cambia meccanicamente la forma dello shofàr, usando del calore per allargarne la parte stretta e stringere quella larga, lo shofàr diviene ritualmente inadatto all’uso. Esso deve infatti mantenere la stessa forma che aveva, quando era stato rimosso dall’animale. La seconda regola dice che, se anche non viene provocato alcun cambiamento fisico al corno, ma esso viene solo girato e suonato dal suo lato più largo, non si considera che la persona in questione abbia adempiuto in questo modo al precetto del suono dello shofàr. Un’allusione a questa regola la si trova nel verso che dice “min hameizàr karati kah anani bamerchàv kah” – “nell’angustia (letteralmente ‘ristrettezza’) ho invocato il Signore Che mi ha esaudito con larghezza” (Salmi 118:5). La prima regola è di facile comprensione, mentre la seconda resta in qualche modo enigmatica. Girare uno shofàr e suonarlo dalla parte più larga è estremamente difficile. Come mai lo sforzo impiegato per ottenere i suoni prescritti, non viene accettato in un tale caso, ed il suono risultante non viene considerato valido per l’adempimento del precetto?

Cosa D-O è pronto a darci
Quando Bilam venne assoldato da Balàk per maledire il popolo Ebraico, egli esclamò con meraviglia: “Quanto sono belle le tue tende, o Yacòv, le tue dimore, o Israèl!” (Bemidbàr 24:5). Rashi commenta che Bilam rimase meravigliato, quando vide che le aperture delle loro tende non erano allineate una di fronte all’altra. Perchè egli fece attenzione proprio alle loro ‘aperture’? Rabbi Baruch di Mezibush, un nipote del Baal Shem Tov, fornisce questa spiegazione. Il Midràsh Rabbà (Canto dei Cantici 5:3) dice che D-O sollecita il popolo Ebraico a fare teshuvà (a pentirsi e ritornare a Lui), dicendo: “Fai una piccola apertura, come quella della cruna di un ago, ed Io aprirò per te un’apertura attraverso la quale potranno entrarvi carri e vagoni”. In altre parole, l’Ebreo non ha che da iniziare il processo di teshuvà, e D-O lo aiuterà a raggiungere le mete più elevate. Per questo, le ‘aperture’ che l’Ebreo deve operare e la corrispondente ‘apertura’ di D-O non sono reciprocamente confrontabili. Ed è questo che dice Bilam, con lode ed invidia, “Voi Ebrei siete così fortunati; le vostre ‘aperture’ e quelle di D-O non sono allineate una rispetto all’altra (non sono identiche, cioè). Voi dovete solo fare un piccolo sforzo, e D-O apre per voi le ampie porte della teshuvà. Se il vostro D-O vi ama fino a questo punto, come potrebbero le mie maledizioni avere un qualunque effetto?”

Fare teshuvà non è difficile
Il Rambam (Teshuvà 3:4) dice che, pur essendo il suono dello shofàr a Capodanno uno dei seicentotredici precetti della Torà, esso ha anche la funzione di rivolgere un invito alle persone a risvegliarsi dal loro sonno e a fare teshuvà, a pentirsi e ritornare a D-O. Si può dire che le due aperture dello shofàr, quella stretta e quella larga, rappresentano la piccola apertura che l’Ebreo realizza e la corrispondente ampia apertura che D-O gli presenta. Mentre molti potrebbero esitare, alla prospettiva di fare teshuvà, pensando quanto debba essere difficile per una persona tornare ed avvicinarsi a D-O, ecco che il messaggio dello shofàr viene a negare ciò. Fare teshuvà è facile. Pratica solo una piccola apertura, avvicinati un po’ a D-O, ed Egli ti aprirà le sue porte e faciliterà il tuo ritorno. L’halachà che riguarda il capovolgere lo shofàr per suonarlo dalla parte più larga è una metafora per coloro che affermano che fare teshuvà è molto difficile, che bisogna affrontare innumerevoli sforzi per soddisfare D-O. Questo approccio è contrario alla nostra fede, e quindi inaccettabile e non valido. Il messaggio rivolto dal nostro modo di suonare lo shofàr è che fare teshuvà non è difficile; la persona deve semplicemente produrre una piccola apertura, fare un piccolo sforzo, ed il guadagno che ne trarrà sarà immenso.

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