La forza di santificare il mondo Pubblicato il 4 February, 2018

Lo scopo che si realizzò con gli avvenimenti del Monte Sinai fu quello di annullare la distanza che separava i mondi spirituali dalla realtà materiale, e portare la Torà e la santità fin proprio dentro il mondo stesso; l’unione di spiritualità e materialità.  


“E queste sono le leggi…”
Dopo aver letto, nella parashà Itrò, dei grandiosi eventi che accompagnarono il Matàn Torà, i tuoni ed i lampi, il monte Sinai che, scosso violentemente, emetteva fumo ed il suono dello shofàr, ci aspettiamo ora di scoprire cosa contiene questa Torà, che fu data dal cielo  in modo così grandioso e clamoroso. Ed ecco che, nella parashà della settimana successiva, iniziando a studiare i precetti che furono dati sul Sinai, cosa vediamo? - mishpatìm (leggi): precetti semplici, che trattano di questioni materiali riguardanti il rapporto dell’uomo con il suo prossimo, leggi che il nostro intelletto comprende e per le quali ci si sentirebbe in obbligo, anche se la Torà non ce le avesse comandate. Queste due parashiòt, Itrò e Mishpatìm, rappresentano due estremi opposti l’uno all’altro: nella parashà Itrò noi leggiamo della rivelazione Divina che trascende la natura, un evento celeste, al di là della logica. Nella parashà Mishpatìm, invece, si parla di cose materiali, quotidiane, cose comprensibili anche alla mente dell’uomo semplice.

La vera unità
Ad uno sguardo più approfondito, proprio queste due parashiòt, il cui contenuto è così contrapposto, rappresentano due stadi complementari nell’innovazione meravigliosa portata dal Matàn Torà. Lo scopo che si realizzò con gli avvenimenti del Monte Sinai fu quello di annullare la distanza che separava i mondi spirituali dalla realtà materiale, e portare la Torà e la santità fin proprio dentro il mondo stesso; l’unione di spiritualità e materialità. Il principio essenziale di ciò è che la santità Divina  non venga a spezzare e ad annullare la realtà materiale, ma piuttosto che essa, pur rimanendo così com’è, una realtà materiale confinata dai limiti di questo mondo, sia infusa della santità Divina. È questa l’unione vera di spiritualità e materialità.

Un cambiamento degli ordini
Il primo stadio in questa unificazione di spiritualità e materialità lo si trova descritto nella parashà Itrò: “E D-O discese sul Monte Sinai”. Una rivelazione Divina eccezionale. Tuoni e lampi, un timore reverenziale che prese tutta la creazione, come dice  il Midràsh: “Non vi fu uccello che gridò, volatile che volò, toro che muggì… e tutto il mondo era silenzioso e muto”. Di fronte a questa rivelazione Divina il popolo d’Israele rimase in uno stato di grande annullamento, tanto che esso fuggì dal monte, mantenendone la distanza. Questa fu la prima fase: D-O scese in basso.
Ma lo scopo, come è stato detto, non era quello dell’annullarsi della realtà di questo mondo, bensì del suo continuare ad operare in quanto mondo materiale, mentre esso è al servizio della santità. Per questo vi fu bisogno della seconda fase, così come viene descritta nella parashà Mishpatìm. Questa parashà, che parla delle leggi riguardanti il diritto civile ed il risarcimento dei danni nelle faccende di questo mondo, insegna all’Ebreo come mettere in pratica i precetti comandati da D-O nel contesto della vita materiale. Proprio i precetti “semplici” e logici di questa parashà esprimono la via attraverso la quale la santità si riveste del mondo, combinandosi con esso e divenendone parte.

La fede come base
La parashà Mishpatìm ci insegna che santità non significa un totale annullamento e l’elevazione ad un livello superiore a quello della vita del mondo. Anzi, la santità si esprime anche nelle piccole cose quotidiane, quando esse vengono fatte secondo la Torà, come il risarcimento che si dà a chi ha subito un danno, il rispetto delle leggi che regolano i depositi, il pagamento tempestivo dei salari, ecc. In questo modo si crea un legame autentico tra la santità Divina e la vita pratica e materiale. Tuttavia, perché l’Ebreo abbia la forza necessaria per portare la santità  nella vita pratica abituale, è necessaria anche la fase descritta dalla parashà Itrò: la rivelazione Divina sovrannaturale. Ma la base di tutto è la fede e l’abbandonarsi a D-O, e soltanto dopo di ciò è possibile santificare anche la vita quotidiana.

(Likutèi Sichòt vol. 16 pag. 242)

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