La missione di portare Moshiach Pubblicato il 31 October, 2018

È noto che, “in ogni generazione, nasce un individuo, discendente di Yehuda, qualificato ad essere il Moshiach per Israele”, “uno che è qualificato per la sua qualità di ‘giusto’ ad essere il Redentore e, quando arriverà il momento, D-O si rivelerà a lui e lo manderà, ecc.” Ma per arrivare a quel momento qualcosa è richiesto anche da noi e cioè che da ora, ogni aspetto del nostro servizio Divino, in ogni momento della nostra vita, sia permeato dal fine di “portare i ‘giorni di Moshiach'".

In un discorso dello Shabàt parashà Chayè Sarà dell’anno 5752, nel contesto dell’annuale ‘Convegno Internazionale degli Shlùchim’, gli emissari di Chabad inviati in tutto il mondo per diffondere l’Ebraismo in generale e le ‘sorgenti’ della Chassidùt in particolare, il Rebbe, a proposito della ‘shlichùt’ (la missione) pertinente ai nostri giorni, si espresse così:

La shlichùt dei nostri giorni
“L’innovazione più recente che viene a caratterizzare oggi l’opera della shlichùt è: accogliere il nostro Giusto Moshiach nella Redenzione vera e completa. Di fatto, il prepararci all’arrivo del nostro Giusto Moshiach è l’aspetto più comprensivo dell’Ebraismo ed esso include ogni altro aspetto ed ogni altro dettaglio dell’opera della shlichùt. Come è stato già detto più volte, secondo quanto affermato dai nostri Saggi di santa memoria, “Tutti i termini sono ormai scaduti”. Secondo il mio santo suocero, il leader della nostra generazione (il Rebbe Precedente, il Rayàz), teshuvà (‘pentimento’, ‘ritorno’ del popolo Ebraico, condizione necessaria all’arrivo della Redenzione) è già stata fatta, e siamo arrivati ormai al punto che ogni aspetto del servizio Divino è stato già completato (persino la “lucidatura dei bottoni”, ossia la rifinitura più esteriore e finale dell’opera), e noi ci troviamo quindi pronti ad accogliere il nostro Giusto Moshiach. Per questo, lo scopo dell’odierno convegno internazionale degli shlùchim è quello di produrre buone risoluzioni riguardo alla realizzazione della speciale missione di questi tempi: accogliere il nostro Giusto Moshiach.

I segnali della Redenzione
“…Abbiamo detto precedentemente che il mio santo suocero, il leader della generazione, ha affermato che ogni aspetto del servizio Divino è stato ormai completato e che noi siamo pronti ad accogliere il nostro Giusto Moshiach. Noi vediamo anche, come è stato detto più volte, che molti dei segnali della Redenzione si sono realizzati nel corso degli avvenimenti occorsi nel mondo, a cominciare dal segnale (descritto e profetizzato nel Yalkùt Shimoni) secondo cui “il tempo della vostra Redenzione è arrivato” quando “le nazioni si provocheranno l’un l’altra”. Ciò è accaduto in particolare nei paesi arabi. …E noi vediamo già nella realtà come si sia realizzato, ed ancora si realizzerà, il detto secondo il quale “egli (Moshiach) combatterà le guerre di D-O” e sarà vittorioso in più situazioni, ed in particolare attraverso una guerra di pace.

Cosa manca ancora?
“Gli shlùchim hanno intrapreso già da tempo la loro missione, diffondendo ovunque la Torà, l’Ebraismo e le ‘sorgenti’ della Chassidùt, la parte più profonda ed interiore della Torà, e, secondo l’annuncio del mio santo suocero citato precedentemente, ne hanno anche raggiunto il completamento. Eppure, la Redenzione vera e completa non è ancora arrivata di fatto. Bisogna dire, quindi, che deve esserci ancora qualcosa che resta da fare, per portare la Redenzione alla sua realizzazione. Ciò che necessita è ciò che segue: è noto che, “in ogni generazione, nasce un individuo, discendente di Yehuda, qualificato ad essere il Moshiach per Israele”, “uno che è qualificato per la sua qualità di ‘giusto’ ad essere il Redentore e, quando arriverà il momento, D-O si rivelerà a lui e lo manderà, ecc.” E, secondo quanto ha detto il mio santo suocero, il leader della generazione, lo shalìach unico della nostra generazione, il Moshiach unico della nostra generazione, che tutto è stato ormai completato, si comprende che ha già avuto inizio il compimento di (ciò che è detto nella Torà, Shemòt 4: 13) “Manda ora colui che Tu vorrai mandare,” (secondo Rashi, Moshè, quando venne incaricato da D-O di condurre il popolo Ebraico fuori dall’Egitto, sapendo di non essere il redentore finale, chiese a D-O di mandare immediatamente Moshiach), la missione del mio santo suocero. È dunque ovvio, che l’unica cosa che rimane da fare ora, nel lavoro della shlichùt, è accogliere il nostro Giusto Moshiach in pratica, così che egli possa portare a compimento la sua missione di fatto, e portar fuori dall’esilio tutti gli Ebrei!

Non solo aspettare, ma ‘portare’ Moshaich
“…Deve essere quindi questa la lezione pratica che deve risultare dal nostro incontro odierno, all’apertura ed all’inizio del ‘Convegno internazionale degli shlùchim.’ Noi dobbiamo uscire da qui con una risoluzione e con l’annuncio rivolto a tutti gli shlùchim, secondo il quale la missione attuale, valida per tutti gli Ebrei, è quella rivolta alla loro capacità di portare ad accogliere il nostro Giusto Moshiach. Il significato di ciò è che ogni dettaglio della missione di diffondere ovunque la Torà, l’Ebraismo, e le ‘sorgenti’ della parte più interiore della Torà, deve essere permeato dal tema dell’accoglimento del nostro Giusto Moshiach. Come evidenziato nel programma del convegno, “Tutti i giorni della tua vita (sono) per portare i ‘Giorni di Moshiach’,” ogni aspetto del servizio Divino (ogni giorno della tua vita, ed in ogni giorno stesso, ogni dettaglio ed ora del giorno) deve essere permeato dal fine di “portare i ‘Giorni di Moshiach’”. Non è sufficiente un ‘incremento’, o che egli (lo shalìach) abbia il compito di stare ad aspettare che Moshiach arrivi, e solo allora prendere parte e trarre soddisfazione. Egli deve piuttosto “portare.” Egli deve fare tutto ciò che dipende da lui per portare i “Giorni di Moshiach”. Il convegno internazionale deve condurre a risoluzioni tali, da impegnare ogni shalìach a preparare se stesso e tutti gli Ebrei del luogo ove egli si trova, ad accogliere il nostro Giusto Moshiach. Egli deve fare ciò, illustrando il concetto di Moshiach, così come è spiegato nella Torà Scritta e nella Torà Orale, in un modo tale da poter essere accolto da ciascuno, secondo il suo intelletto e la sua capacità di comprensione. Ciò comporta in particolare lo studio dei temi riguardanti Moshiach e la Redenzione, e, specificamente, secondo una modalità di Sapienza, Comprensione e Conoscenza (in Ebraico Chochmà, Binà e Dàat, di cui ChaBaD è l’acronimo).

Il compito riguarda ogni Ebreo, nessuno escluso
“E poiché questo è il servizio Divino che concerne il nostro tempo, è chiaro che esso riguarda ogni Ebreo, senza alcuna eccezione. ….Inoltre, e cosa essenziale, dato che l’opera della shlichùt si è ormai conclusa, ogni shalìach deve rivolgersi al vero Meshalèach (Colui che lo ha inviato), a D-O, e dichiarare: Io ho compiuto la mia missione ed ora è arrivato il momento che Tu, per così dire, debba compiere la Tua missione. “Manda ora colui che Tu vorrai mandare”, mandaci il nostro Giusto Moshiach realmente, di fatto! E persino se ci fosse un solo dubbio che D-O voglia trattenere gli Ebrei in esilio, anche per un solo minuto, per il grande piacere e la grande soddisfazione che il servizio Divino compiuto nell’esilio Gli procura, un Ebreo grida: “Tutto quello che il padrone di casa ti dice di fare, fallo, tranne che andare” (Pesachìm 86:b). Tutto quello che il padrone di casa, e cioè D-O, dice, uno lo deve fare, ‘tranne che andare.’ Uno non deve rimanere neppure un minuto, D-O non permetta, nella situazione di ‘andare’ via dalla tavola di suo padre. Uno prega ed esige, per così dire, da D-O: “Manda ora colui che Tu vorrai mandare” e porta finalmente la vera e completa Redenzione!”

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