La punizione di Hammàn Pubblicato il 1 March, 2018

Al tempo della Russia degli zar, un despota crudele, soprannominato ‘Hammàn’, non perdeva occasione di tartassare gli Ebrei. Ma anche allora, come a Purim, la situazione si capovolse quando...

Al tempo della Russia degli zar, vi era a capo di un piccolo villaggio un despota crudele, che aveva in odio tutti gli Ebrei e si era guadagnato il soprannome di ‘Hammàn’. Il nostro ‘Hammàn’ non perdeva occasione di tartassare gli Ebrei, avvalendosi delle numerose cariche pubbliche che ricopriva.

  Quando passava per le strade del paese, tutti i commercianti correvano a riordinare le loro botteghe. Bastava infatti un granello di polvere… ed ecco che una bella multa veniva a svuotare le loro già magre tasche.

  Gli anziani del villaggio ricordavano questo tiranno, quando non era che un ragazzo. Egli fungeva allora da “Goi di Shabàt”, svolgendo alcuni lavori per gli Ebrei anche durante la settimana, e ricevendo in cambio un pasto. Le modeste case degli Ebrei, alle quali egli aveva accesso, apparivano ai suoi occhi come regge. Ciò provocò nel giovane una grande invidia, che col tempo si trasformò in odio.

   Per molti anni egli sparì dal villaggio e, quando vi tornò, era ormai divenuto un uomo importante e potente. Avvicinandosi la festa di Purim, il nostro ‘Hammàn’ cercò dei modi di colpire gli Ebrei e rovinare loro la festa. Pensò a lungo, ma l’idea di multare e imprigionare gli ubriachi (a Purim è mizvà ubriacarsi) non gli bastava.

   Ecco cosa avrebbe fatto: chiunque fosse stato incaricato di consegnare i Mishlòach Manòt, avrebbe dovuto pagare una forte somma per avere la licenza! Gli Ebrei erano furibondi, ma ciò non fece che rallegrarlo. Quel Purim, a udire il nome di Hammàn durante la Meghillà, gli Ebrei fecero molto più rumore del solito!

  Quando giunse il momento dei Mishlòach Manòt, molti dei corrieri che, nonostante la minaccia, erano usciti per le consegne, furono arrestati e i pacchi che portavano confiscati. Fra questi vi era quello destinato al grande rabbino della città. Fu allora, che la moglie del tiranno irruppe in casa del rabbino, gridando: “Santo rabbino! Mio marito sta morendo. Mangiando un Mishlòach Manòt confiscato, gli si è conficcata una lisca di pesce in gola. Vi prego, togliete da lui la maledizione, salvatelo!”

   L’anziano rabbino spiegò alla donna che non di maledizione si trattava, ma della punizione Divina per i torti fatti agli Ebrei. Bastava che egli si impegnasse a non perseguitarli più, e sarebbe stato salvato.

   La moglie corse a riferire al marito. Il tiranno capì e promise, ed ecco… la spina, per miracolo, uscì. Da allora ‘Hammàn’ aiutò sempre gli Ebrei e non fu mai più chiamato ‘Hammàn’!

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