La Terra d’Israele è del Popolo d’Israele Pubblicato il 29 October, 2018

La Terra d’Israele è ‘un’eredità eterna’ data al ‘popolo eterno’ dal ‘D-O eterno’. Il nostro compito è quello di dichiarare con forza l’evidenza dei fatti, poiché questo è ciò che è scritto nella 'Torà eterna', ed allora tutti comprenderanno e concorderanno col fatto che non è possibile contestare il nostro possesso su questo paese, dato che anche le nazioni del mondo credono nella Torà.

marat-hamachpelaLa grandezza di Sara
La parashà Chayè Sara esprime la completezza della vita di Sara, “cento anni e venti anni e sette anni”, tutti ugualmente buoni. Eppure, la parashà non ci racconta che cosa Sara fece e quali furono le sue opere in tutta la sua vita. Al contrario, subito all’inizio della parashà si narra della morte di Sara, della sua sepoltura e di altri fatti accaduti dopo di ciò. Ma è proprio la morte di Sara a rivelare ed evidenziare le azioni da lei compiute nella propria vita. Tutto ciò che la riguardò non finì con la sua scomparsa. Anche dopo i suoi centoventisette anni di vita su questa terra, tutte le sue opere nel mondo proseguirono. E questo fece risaltare ancora di più la sua grandezza. La sua opera non fu temporanea, relativa solo al tempo della sua vita. Essa fu invece un opera permanente e stabile per l’eternità.

Un’eredità eterna
Alla morte di Sara, Avraham dovette acquistare un appezzamento di terra atto alla sua sepoltura, e con esso ebbe inizio di fatto e in modo del tutto manifesto la conquista della Terra d’Israele. Nonostante il paese fosse stato promesso ad Avraham ed alla sua discendenza ancor prima di ciò, e D-O gli avesse comandato di percorrerlo, le nazioni allora non avevano ancora riconosciuto il fatto che esso appartenesse a noi. Con la morte di Sara, quando fu acquistata la Grotta dei Patriarchi (Maràt haMachpelà) a Chevròn, tutti poterono vedere che quella parte del paese apparteneva ad Avraham, che era un suo possedimento ed egli ne era il padrone. Avraham pagò per la grotta il prezzo pieno e l’acquisto fu stipulato davanti agli occhi di tutti. Neppure le nazioni del mondo possono contestare l’evidente realtà del fatto che Chevròn sia nostra. L’abbiamo acquistata! Quando noi parliamo con i gentili, dobbiamo ribadire ancora e ancora che la Terra d’Israele è ‘un’eredità eterna’ data al ‘popolo eterno’ dal ‘D-O eterno’, secondo quanto è detto nella ‘Torà eterna’, dato che anche le nazioni del mondo credono nella Torà. La promessa di D-O nella Torà, fatta al momento del ‘patto degli gli animali divisi’ (Bereshìt, 15: 9), cominciò a realizzarsi a Chevròn.

Dichiarare la verità
Non bisogna meravigliarsi se alcuni Ebrei ancora temono di affermare manifestamente tutta la verità, che la Terra d’Israele è nostra. Quando questi Ebrei aumenteranno il loro studio della Torà e la loro osservanza dei precetti, si rinforzerà il loro legame con D-O e certamente riconosceranno anche l’appartenenza della Terra d’Israele al Popolo d’Israele. Il nostro compito è quello di dichiarare con forza l’evidenza dei fatti, poiché questo è ciò che è scritto nella Torà, ed allora tutti comprenderanno e concorderanno col fatto che non è possibile contestare il nostro possesso su questo paese.
(Da Sefer HaSichòt, 5748, parte prima, pag. 85 – 90)

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