L’Ebraismo inizia nei miracoli Pubblicato il 21 October, 2018

Il popolo d’Israele è un popolo che, nella sua essenza, va al di là della natura. Anche il legame fra l'Ebreo e D-O non è limitato dalla logica, nè dalla comprensione intellettuale. Esso nasce dall'essenza stessa dell'Ebreo, che è una parte di D-O Stesso!

 “Possa Ishmaèl vivere davanti a Te”
Quando D-O annunciò al nostro Patriarca Avraham la nascita di suo figlio, Izchak, Avraham reagì dicendo: “Possa Ishmaèl vivere davanti a Te”. Con ciò, Avraham intendeva: ‘mi basta che Ishmaèl viva davanti a Te, che segua, cioè, le Tue vie’. D-O però gli disse: no, “la tua discendenza prenderà nome (proprio) da Izchak “. Anche se “Io ti esaudirò, per quanto riguarda Ishmaèl”, e anche da lui avrai soddisfazione, la vera soddisfazione la riceverai da Izchak. Il Midràsh descrive Hagàr, la madre di Ishmaèl, come una donna di alto livello spirituale. Essa era la figlia del faraone, il re dell’Egitto, eppure fu pronta a sacrificarsi, lasciando la reggia di suo padre, per divenire una serva, nella casa di Avraham. Il suo comportamento fu così perfetto, da venire paragonato al servizio dell’incenso (ketòret) nel Tempio (per questo motivo venne chiamata anche ‘Kethurà’). È chiaro che anche suo figlio, fu da lei educato in questo spirito. Per questo, Avraham si accontentò di Ishmaèl, sperando di ricevere da lui piacere e soddisfazione. Perché, allora, D-O non fu d’accordo, e preferì Izchak, in particolare?

 Un legame limitato
Fra Ishmaèl e Izchak emergono due differenze molto evidenti: 1) la nascita di Ishmaèl avvenne normalmente, per vie naturali, mentre Izchak nacque in modo miracoloso, un miracolo così grande, che addirittura Avraham stentò a credere potesse avvenire. 2) Il patto fra Ishmaèl e D-O (la circoncisione), fu stipulato quando egli aveva tredici anni, un’età in cui l’individuo ha la capacità di comprendere e di rendersi conto, mentre Izchak fu circonciso quando aveva otto giorni, un’età in cui non era certo in grado di comprendere il significato di quell’atto. Ishmaèl rappresenta la natura, i processi normali del mondo. Anche quando fu stipulato il legame fra lui ed il Santo, benedetto Egli sia, ciò avvenne in un contesto di comprensione e riconoscimento accessibili all’uomo. Si tratta qui di un legame, la cui forza dipende dalla qualità della conoscenza e della comprensione. Tutto bene fin qui, ma non è questa l’essenza dell’Ebreo.

 Un popolo soprannaturale
Il popolo d’Israele è un popolo che, nella sua essenza, va al di là della natura. Ciò si dovette esprimere anche nel suo provenire da una nascita miracolosa, come fu quella di Izchak. Anche il legame fra l’Ebreo e D-O non è limitato dalla logica, per cui il padre del popolo dovette arrivare alla circoncisione, quando era in uno stadio in cui non aveva ancora raggiunto la facoltà della comprensione intellettuale. D-O non si accontentò del tipo di legame, rappresentato da Ishmaèl, trattandosi questo, infatti, di un legame esteriore, che deriva dall’educazione che il bambino riceve e dall’ambiente nel quale cresce. Cosa succederebbe se egli non ricevesse un simile tipo di educazione, se il suo riconoscimento personale non lo portasse a sentire nessun tipo di obbligo verso D-O?  Ecco che, in un caso simile, l’uomo non percepirebbe alcun legame con D-O. Per questo, il Santo, benedetto Egli sia, scelse proprio Izchak. Egli rappresenta il tipo di legame che va al di là della logica, un legame la cui natura è, di fatto, l’essenza dell’uomo stesso. L’Ebreo è legato a D-O indipendentemente dalla bontà dell’educazione che riceve. Egli è legato a D-O in forza del suo essere Ebreo. Anche se non ha ricevuto un’educazione Ebraica, dentro di sé, nella sua anima, egli crede in D-O ed è legato a Lui, così come un figlio è legato al padre.

 Libero da dubbi
In tutto ciò, si nasconde un insegnamento sempre valido e sempre attuale sulla via in cui educare un Ebreo: la coscienza Ebraica non la si può fondare solo sull’intelletto, partendo dal principio che il bambino sceglierà la via dell’Ebraismo alla luce della sua comprensione. Una consapevolezza di questo tipo sarà ristretta e limitata, oltre che dipendente da fattori e condizioni mutevoli; le mancherà costanza e stabilità. L’Ebraismo va immesso come qualcosa che non dipende minimamente dalle qualità intellettuali e dalla facoltà di comprensione; esso è un qualcosa di fondamentale, che ha le sue radici nel più profondo dell’essenza stessa dell’Ebreo, ed è al di sopra di ogni domanda e di ogni dubbio. In questo modo fiorisce una generazione Ebraica veramente attaccata al proprio Ebraismo, fino al sacrificio di sé, ed i genitori riceveranno da essa tanta soddisfazione, sia in senso spirituale, sia in senso materiale.

   (Likutèi Sichòt vol. 1, pag. 18)

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