L’Ebreo riceve da D-O la forza di operare nel mondo Pubblicato il 6 November, 2018

L'Ebreo è l'inviato di D-O nel mondo, che ha il compito di tasformare tutto il mondo in una dimora per D-O, attraverso la Torà e le mizvòt. Per assolvere al suo compito, D-O fornisce l'Ebreo di forze senza limite, come senza limite sono le forze di D-O Stesso.  


Toledòt (e)

    La prima missione di cui parla la Torà, appare al termine della nostra parashà: “Ed Izchàk inviò Yacov, ed egli andò…”. Yacov fu mandato a Charàn a prender moglie.
Nella parashà di Chayè Sara, Avraham mandò, per lo stesso fine, Eliezer: trovare una moglie per Izchak. Eliezer, però, non era un inviato di Avraham, bensì un servo.
‘L’inviato di un uomo è come lui (colui che lo invia)’, l’inviato svolge la missione in forza di chi lo ha mandato. Per essere un inviato, egli deve essere ‘come lui’, simile a colui che l’ha mandato, così da poter svolgere la missione. Svolgendo la sua missione, quindi, egli eleva il proprio stato. La qualifica di ‘inviato’ esprime superiorità ed importanza.
La condizione è differente quando si tratta di un servo, che svolge un’azione comandata dal suo padrone. Il servo è proprietà del suo padrone, egli non è padrone di se stesso. L’azione di un servo non è considerata come sua, ma piuttosto come un’azione del suo padrone, dato che egli stesso appartiene al suo padrone. La qualifica di ‘servo’ esprime inferiorità.

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    ‘Poiché i Figli d’Israele sono Miei servi’: gli Ebrei sono servi di D-O. Essi sono, però, anche inviati di D-O nel mondo. Il fatto che l’Ebreo sia un inviato dimostra il suo grado e la sua importanza. Prima ancora di ricevere la missione, egli è ‘come lui’, simile al mittente, in grado, cioè, di addossarsi la missione e di svolgerla. Gli Ebrei sono simili al Santo, benedetto Egli sia. Dopo il compimento della missione, quindi, essi si elevano ad un grado ancora più alto.
Le azioni che l’Ebreo compie nel mondo non sono come le azioni di un servo, che vengono considerate come opera del padrone. Esse sono come l’agire di un inviato, le cui azioni vengono considerate come sue. Le buone azioni che egli compie nel mondo vengono contate come azioni sue proprie. Quello che egli stesso riesce a conseguire ha un valore più elevato di ciò che egli riceve per opera di altri.
La forza per la sua missione l’inviato la riceve da colui che lo invia. L’Ebreo riesce nel suo operare nel mondo, grazie alle forze che gli vengono date da Colui che lo invia, il Santo, benedetto Egli sia. D-O ha creato il mondo in modo che esso arrivi al suo completamento ed alla sua perfezione, solo attraverso il servizio dell’Ebreo. L’Ebreo, con le sue forze e il suo servizio, fa di questo mondo materiale, una dimora per D-O. L’Ebreo libera e purifica le scintille di santità nascoste nel mondo e le eleva al livello della santità.
Yacov fu mandato a Charàn, il luogo più infimo e lontano, per trovare moglie, formare una famiglia e fondare una discendenza proprio lì. Questa è l’essenza della missione. Arrivare nei luoghi più bassi a livello spirituale, ed agire lì. Abbondare lì nello studio della Torà e nel compimento delle mizvòt, avvicinare tutti gli Ebrei e renderli figli del Santo, benedetto Egli sia, e portare la propria influenza anche alle nazioni del mondo, in modo che esse osservino i sette precetti che furono dati a i figli di Noè. L’Ebreo, l’inviato, deve trasformare tutto il mondo in una dimora per D-O Benedetto.

(Riassunto dal Libro dei discorsi – Sefer haSichòt – 5748  vol. 1, pag. 93 – 96)

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