“Lechatchìla Arìber” Pubblicato il 15 April, 2018

Il 2 di Yiàr, compleanno del Rebbe Maharàsh, ci riporta al suo insegnamento fondamentale, fonte di una forza particolare ed illimitata per l'Ebreo: "Lechatchìla Arìber"!  

 saltotp5[1]Il 2 del mese di Iyàr è il compleanno del Rebbe Maharàsh (il quarto Rebbe di Lubavich). Trattandosi di un leader dell’intero popolo Ebraico, l’origine della sua anima, che risplende in questo giorno in tutta la sua potenza, ha la forza di trasmettere la sua influenza ad ogni Ebreo. Vi è un detto del Rebbe Maharàsh, che compendia e rappresenta la direzione di lavoro spirituale da lui proposta: Il mondo dice: “Se non riesci a passare da sotto (l’ostacolo), allora prova a passare da sopra.” Io dico, “Lechatchìla Arìber”: “Fin dall’inizio, da sopra”.

     Secondo questo approccio, l’Ebreo non deve tenere in considerazione gli ostacoli e nemmeno i limiti dell’esistenza del mondo. Egli deve realizzare, piuttosto, che, poiché è Ebreo, egli non è costretto da questi limiti, ma deve e può vedere la propria esistenza in modo che il suo primo istinto, sia quello di “passare sopra” alle limitazioni. Questo “passare sopra”, comporta l’elevarsi al di sopra di ogni limitazione, e quindi, anche oltre al proprio stato precedente. Se si è compiuto, quindi, questo scavalcamento una volta, raggiungendo un livello che supera il limite, quando questo livello, poi, diventa abituale, il passaggio va fatto ancora una volta, e ancora, senza limiti, per raggiungere un livello sempre più alto.

     Nonostante, si tratti di un processo di crescita illimitato, esso deve comunque guidare il nostro comportamento pratico, nel contesto del nostro mondo limitato. L’approccio di Lechatchìla Arìber, pur essendo all’opposto di quello normalmente accettato dalla maggioranza, deve divenire il nostro primo impulso, senza essere seguito da alcun ripensamento o riconsiderazione. Questa direttiva esemplifica il servizio del Rebbe Maharàsh: salire al di sopra di ogni limitazione, e, nel contempo, esprimere l’elevatezza di questi livelli superiori nel proprio comportamento quotidiano, nel contesto dei livelli più bassi di questo nostro mondo fisico.

     Vi è un legame fra il Rebbe Maharàsh ed il mese in cui cade la data della sua nascita: Iyàr. Il mese di Iyàr è contraddistinto da un fenomeno particolare: ognuno dei suoi giorni è associato ad una mizvà: il conto dell’Omer. La mizvà del conto dell’Omer riguarda il raffinamento della nostra natura animale. Un allusione a ciò, è il fatto che l’Omer, al contrario delle altre offerte farinacee, che venivano portate al Tempio, era costituito da orzo, che i nostri Saggi descrivono come “foraggio per animali”. I 49 giorni dell’Omer riflettono il raffinamento dei nostri sette attributi emotivi, ognuno dei quali è incluso nell’altro. Ciò implica un servizio graduale, che ci conduce, passo per passo, fino al livello delle “sette settimane complete” (la durata del conto dell’Omer), al perfezionamento, cioè, di ognuno dei nostri attributi emozionali.

     Apparentemente, questa progressione graduale, che caratterizza il conto dell’Omer, sembra essere opposta all’approccio di Lechatchìla Arìber, eppure vi è fra loro una relazione comune, che può essere compresa dall’esposizione di un altro concetto. La Torà insegna, che il conto dell’Omer inizia “Il giorno dopo  Shabàt”, e cioè, il giorno dopo Pèsach. Piuttosto che indicare il giorno del mese, la Torà usa questo termine, così da associare questa mizvà alla festa di Pèsach. Pèsach riflette un passo in avanti nel servizio Divino. D-O Si rivelò agli Ebrei, liberandoli, “non per mezzo di una angelo… bensì il Santo Benedetto, Egli nella Sua gloria, Egli Stesso.” Il Rebbe Rashàb (quinto Rebbe di Lubavich) spiega che ciò si riferisce all’Essenza di D-O, che è al di sopra di ogni concetto di limitazione. Coll’indicare il fatto che il conto dell’Omer viene dopo Pèsach, la Torà mette in rilievo il suo scopo, che è quello di portare avanti e sviluppare il salto in avanti, che si è compiuto a Pèsach. Ogni giorno, si progredisce, sempre in crescendo. Un segno di ciò lo si trova nel modo, come l’Omer viene contato. Invece di dire: “oggi è il secondo giorno….”, “oggi è il terzo giorno…”, e così via, noi diciamo: “oggi due giorni all’Omer”, “oggi tre giorni…”, indicando con ciò, che ogni giorno include in sé il servizio di tutti i giorni che lo hanno preceduto, contribuendo così ad un’ulteriore dimensione della nostra crescita. Questo, fino ad arrivare ad un ancora più grande salto in avanti, che supera tutti i precedenti livelli, nella festa di Shavuòt.

    Pèsach, quindi, non è un’esperienza isolata, in seguito alla quale la persona torna alla sua solita routine. Questa festa rappresenta, piuttosto, l’inizio di un ciclo di progressioni, che si estende nel complesso della vita dell’individuo. Il conto dell’Omer non è un servizio limitato a se stesso, ma un’ulteriore espressione del salto in avanti, effettuato a Pèsach, capace di portare questa illimitata influenza, nel contesto del raffinamento delle nostre caratteristiche emozionali. Questa influenza, che non conosce limiti, è espressa nella preghiera, che viene recitata, dopo il conto dell’Omer: “Possa io essere purificato e santificato con la santità dell’Alto,” e cioè, non con la santità limitata, che può derivare dall’attività umana, ma con la santità superiore Divina. La preghiera continua: “possa (il conto) correggere la nostra nefeshruach e neshamà da ogni scoria e da ogni difetto (includendo ogni aspetto della nostra anima), e purificarci e santificarci con la Tua sublime santità. AmenSelah (due parole, che indicano l’eternità di questa influenza).”

    Certamente, la santificazione di un essere umano limitato, tramite la sublime santità Divina, rappresenta un grande salto in avanti. Questo essere permeati, in tutti gli aspetti della nostra personalità, dalla santità Divina, ci rende pronti a ricevere la Torà, in modo rinnovato, a Shavuòt. Ad un livello più profondo, il conto dell’Omer ci prepara a ricevere la Torà nell’Era Messianica, quando “una nuova Torà  emergerà da Me”.  A quel tempo, la perfetta  unione fra l’Ebreo e  D-O sarà rivelata, come è scritto: “Tutti Mi conosceranno”. Il nesso di questa rivelazione,  con il conto dell’Omer, è alluso dalla preghiera che segue il conto: “Possa il Misericordioso restaurare il servizio del Tempio nel suo posto, subito, ai nostri giorni.” 

     Vediamo ora di comprendere il collegamento fra il Rebbe Maharàsh, con il suo particolare approccio (Lechatchìla Arìber) ed il mese di Yiàr con il suo conto dell’Omer. Il contributo del Rebbe Maharàsh, non è solo nel suo consiglio di “passare da sopra”. Tutti possono capire che, talvolta, bisogna “passare da sopra”. L’unicità di questo approccio, sta nel fatto, che esso va scelto da subito, all’inizio stesso del proprio servizio. Ciò permette che, a seguito di ciò, tutto il servizio possa seguire questo modello, oltrepassando, così, i limiti dell’ordine naturale. Questo approccio è parallelo al modello, secondo cui l’illimitato salto in avanti di Pèsach permea e cambia la natura del limitato servizio del conto dell’Omer. Inoltre, ogni volta che l’individuo “passa da sopra”, egli stabilisce una nuova base per il suo servizio, dalla quale egli potrà avanzare, “passando” ancora più in alto. Ciò è simile al modello, secondo cui ogni giorno del conto dell’Omer, include in sé i giorni precedenti e conduce ad un ulteriore avanzamento. Questo portare un’influenza superiore nel nostro modello di comportamento quotidiano, è alluso dalla data stessa del compleanno del Rebbe Maharàsh: il secondo giorno di Yiàr, che è un giorno ordinario, ma segue l’elevatezza dei giorni del mese di Nissàn e del Capo Mese di Yiàr. In questo punto di unione, si pone l’insegnamento del Rebbe Maharàsh: Lechatchìla Arìber.
(Shabàt parashà Tazrìa – Mezorà, 3 Yiàr 5750)

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