L’insegnamento di Chanukkà Pubblicato il 3 December, 2018

Quando la nostra fiducia in D-O si fa completa, si può rivelare in noi una forza, che ci permette di andare anche al di là della logica, ed ecco che, allora, vediamo aprirsi la strada del miracolo.  

E’ detto delle luci di Chanukkà, che esse “non potranno mai essere annullate”. Esse sono eterne. I giorni di Chanukkà hanno il potere di influenzare tutto il resto dell’anno, e così, di anno in anno. Che cosa c’è di così particolare in questa festa, in cosa consiste il suo grado così elevato? HaShem ci condusse fuori dall’Egitto e ci diede la Torà. Il grado di rivelazione Divina, cui fummo testimoni allora, fu eccezionale, ma si trattò, appunto, di una rivelazione che ci venne dall’alto, che non comportò una nostra diretta partecipazione. Fu un qualcosa di così elevato, da non poter trovare qui, in basso, un “recipiente” capace di riceverla e farla propria. Questo spiega come mai, poco tempo dopo, lo stesso Popolo che aveva ricevuto la Torà, abbia potuto commettere il peccato del ‘vitello d’oro’. Affinché il mondo inferiore, materiale, possa diventare un “recipiente” adatto a ricevere la rivelazione Divina e divenire uno con essa, è necessario un lavoro dal basso. E’ proprio infatti grazie al lavoro nostro, qui in basso, al nostro Servizio di HaShem, che noi possiamo rendere noi stessi, la materialità ed il mondo abbastanza puri, da essere veramente adatti a ricevere la Torà, la rivelazione Divina.

   Col Matàn Torà, una rivelazione dall’alto, HaShem ci ha dato la Torà, ma quanto a riceverla, questo potè accadere solo più tardi, quando a Purim, l’intero Popolo d’Israele dimostrò un incredibile senso di sacrificio, essendo pronto a dare la vita, pur di non perdere l’attaccamento ed il riconoscimento del D-O uno. Sarebbe bastato infatti abiurare, rinnegare il proprio Ebraismo, per salvarsi dal decreto di Ammàn, dallo sterminio. Questo si chiama lavoro dal basso e fu ciò che consentì al Popolo d’Israele di “ricevere” la Torà, di essere un “recipiente” adatto alla rivelazione.

   E’ possibile vedere qui un comune denominatore, che collega Purim e Chanukkà: la capacità di sacrificarsi, di sacrificare la propria volontà per quella di HaShem, di essere pronti a dare tutto per amore della Torà. Chanukkà, però, si trova ad un grado più elevato. Eppure, a Chanukkà vi fu solo un piccolo gruppo, che si erse contro una moltitudine, mentre la maggioranza era vicina all’assimilazione, sotto l’influenza dell’impero Greco. A Purim, invece, tutto il Popolo fu pronto a dare la vita per santificare il Nome di HaShem. Da qui sembrerebbe che il senso di sacrificio, che caratterizzò Purim, fosse stato di gran lunga maggiore di quello di Chanukkà. La superiorità di Chanukkà trova spiegazione nella differenza del tipo di sacrificio, cui gli Ebrei furono pronti. A Purim gli Ebrei, davanti alla scelta di rinnegare l’Ebraismo o di essere uccisi furono pronti ad essere uccisi, come uno al quale, dal tetto di una casa di cinque piani, venisse detto: “Inchinati a quest’idolo o ti butto giù!”, e lui si lasciasse buttare. Essi sapevano di essere sotto il potere sovrastante del re Achashveròsh, sapevano di non poter combattere contro di lui, e si affidarono completamente ad HaShem, convinti che Lui li avrebbe salvati, ma pronti allo stesso tempo a morire. Ci troviamo qui davanti ad un eccezionale grado di bitachòn (sicurezza, fiducia) in HaShem, ma si trattò di un tipo di bitachòn passiva, che permise loro di restare saldi nella loro fede, ma di aspettare la salvezza dall’alto. A Chanukkà vi fu qualcosa di diverso, un tipo di bitachòn attiva. Fu come se all’Ebreo fosse stato detto: ” Inchinati a quest’idolo, o salta da terra fino al tetto di un palazzo di cinque piani!” Questo fu il tipo di sacrificio che si manifestò a Chanukkà: un piccolo gruppo, che dichiarò guerra al potentissimo impero Greco di allora, una cosa più impossibile ed incredibile, che saltare da terra fino al quinto piano. Fu una decisione al di là di ogni logica, una forza di osare irragionevole, piena solo di kedushà (santità).

  Da dove l’Ebreo può attingere la forza, per arrivare ad un simile livello? Solo quando nell’Ebreo è completamente radicata, in tutta semplicità, la consapevolezza che il mondo, nella sua interezza è una realtà Divina, al di sopra della natura, tenuto in essere dalla Sua Volontà, allora è chiaro che gli stessi Greci di allora, come i nostri nemici di oggi, traggono la loro esistenza ogni istante da HaShem. Se quindi tutto è HaShem, non è possibile che la natura, il mondo, in questo caso i Greci, possano ergersi e far trionfare veramente qualcosa che vada contro la Torà, contro HaShem. Non è possibile che HaShem vada contro Se stesso. Non può essere che il mondo combatta e vinca la Divinità, poiché il mondo è Divinità.

  I Chashmonaim, guidati da Mattithiàu Cohèn haGadol, sapevano di essere ormai gli unici Ebrei a difendere la Torà e l’Ebraismo. Essi sapevano, che non era possibile che la Torà, l’Ebraismo venissero annientati. Essi capirono, che si trattava solo di una prova, una prova di HaShem, e che non era possibile che il mondo venisse davvero a disturbare l’Ebreo dal fare la Volontà Divina. Quando un Ebreo capisce di essere davanti ad una prova, l’unica via per superarla è non restarne impressionati, non occuparsi di essa, non cercarvi una soluzione secondo natura, ma proseguire nel proprio cammino di Torà e mizvòt, come se la prova non esistesse, riconoscendo che ciò che sembra ostacolare, di fatto, non lo può fare. Si tratta qui di agire in un modo che va al di sopra della logica umana. La natura non può andare contro la Volontà Divina, che è al di sopra della natura stessa. Questo riconoscimento ci permette di liberarci dai limiti della natura, per collegarci con la Forza Divina, che ne è al di sopra. Questo è superare la prova, questo è utilizzare per il loro vero scopo, le prove che HaShem ci manda: elevare il mondo e noi stessi, in modo da rivelarne la Divinità, che le dà esistenza. Così si può andare in pochi contro i molti, e vincere, poiché questo lavoro dal basso suscita una risposta dall’alto. Questa fu la vittoria di Chanukkà, un miracolo, che HaShem è pronto ogni momento a rinnovare, quando noi ci muoviamo con la forza di osare, al di là dei limiti della natura e della logica, per portare la rivelazione di Moshiach, nella Gheulà completa e finale, subito!

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