Nissàn, il mese dei miracoli Pubblicato il 19 March, 2018

Il mese di Nissàn, che stiamo per accogliere, ci insegna che l'Ebreo può scegliere di rimanere nei limiti della natura, dimenticando la sua essenza Divina, oppure può scegliere di rivelarla, scoprendo così, che nulla può opporsi o ostacolare la sua libertà, come nulla può limitare D-O Stesso. D-O, la Torà e l'Ebreo sono una cosa sola. La vera natura dell'Ebreo è miracolosa di per sè, e Nissàn ci aiuta a rivelarla.  


       La Torà descrive il mese di Nissàn come: “Il capo dei mesi, il primo mese dell’anno.” Da ciò si comprende, che questo particolare mese contiene degli insegnamenti unici e fondamentali per il servizio Divino di ciascun Ebreo, per quel che riguarda l’intero corso dell’anno. Il nome stesso, Nissàn, costituisce di per sè un insegnamento di base. I nostri Saggi spiegano, che una parola che comprende due ‘nun’ (le ‘enne’ di Nissàn) indica che “miracoli prodigiosi (‘nissèi nissìm’) verranno compiuti”. Ciò si accorda con la natura di Nissàn, mese in cui HaShem ha redento il Popolo d’Israele dall’Egitto, con miracoli e prodigi, per cui il mese stesso viene designato come “il mese della redenzione”.

    La descrizione di Nissàn come capo dei mesi, implica che il suo rapporto con gli altri mesi assomiglia a quello esistente fra la testa e gli altri organi del corpo. Mentre Rosh haShanà (Capodanno), che viene anch’esso descritto come “il capo dell’anno”, si riferisce alla relazione esistente fra D-O ed il Popolo Ebraico, all’interno del contesto naturale, Nissàn è “il capo dei mesi” in riferimento a quegli aspetti di questa relazione, che trascendono la natura e le sue regole. A ciò allude il detto dei nostri Saggi: “Quando D-O scelse il Suo mondo, Egli stabilì capi di mesi e capi di anni. Quando Egli scelse Yacòv ed i suoi figli, egli stabilì per essi un Capo Mese di redenzione (Nissàn).” La “scelta – di D-O –  del mondo” si riferisce all’istituzione delle leggi naturali, mentre la Sua “scelta di Yacòv e dei suoi figli”, all’istituzione di un rapporto con gli Ebrei, che trascende la natura.

    Questo tipo di relazione è ben riconoscibile nell’esodo dall’Egitto che, secondo le leggi  naturali, non avrebbe avuto nessuna possibilità di riuscire. In questo senso, l’esodo dall’Egitto simbolizza il processo nel quale il popolo Ebraico, come un intero, ed ogni suo singolo individuo, in particolare, diviene libero e si erge al di sopra dei limiti del mondo. Vi furono allora miracoli in gran numero, di ogni tipo e addirittura miracoli dentro miracoli. Cerchiamo di comprendere meglio quanto detto. La differenza fra natura e miracoli può essere capita attraverso un’analisi dei termini Ebraici di questi concetti: ‘tèva’, che significa ‘natura’, vuol dire anche ‘sommerso’. Ciò indica che l’energia Divina che pervade e dà esistenza al mondo è nascosta, ‘sommersa’, mentre ciò che appare in superficie è un mondo, che segue i suoi propri modelli. La parola ‘nèss’ (miracolo), che significa anche ‘bandiera, vessillo’, si riferisce ad uno stato superiore ed elevato. Per questo noi troviamo le espressioni: “Io isserò la mia bandiera (nèss)”, e “Una bandiera sulle montagne.” Ciò si riferisce ad un ordine miracoloso, nel quale l’energia Divina è apertamente rivelata. (Le montagne sono sopra la terra e la bandiera (nèss) è issata sopra le montagne. Ciò implica miracoli, che trascendono persino un ordine miracoloso.)

       Questi due approcci si riflettono nel nostro servizio Divino. Vi è un approccio che va secondo la natura di una persona: uno studia perché di natura è diligente, devolve denaro in carità, perché di natura è generoso, ecc. Questo tipo di servizio è “sommerso nella terra”, dato che è limitato dalle tendenze naturali dell’individuo. Ad una persona simile, il Tania (testo fondamentale della Chassidùt Chabad) si riferisce come ad “uno che non serve  D-O”. Un servizio vero, invece, essere un “servitore di D-O”, comporta il cambiare ed oltrepassare la propria natura ( non solo le proprie tendenze innate, ma anche le abitudini, che uno ha acquisito), senza nessuna considerazione per i limiti del mondo (un approccio miracoloso nel contesto della propria esistenza). Per citare il Tania (cap. 15): “ ‘uno che serve D-O’ si riferisce a chi ripassa il suo brano 101 volte, mentre ‘uno che non Lo serve’ si riferisce ad uno che non lo ripassa più di 100 volte. (I Saggi hanno fatto questa distinzione) poiché, a quei tempi, era usuale ripassare ogni brano cento volte, come invero è spiegato nella Ghemarà, a quello stesso punto, con l’esempio preso dal mercato, dove gli asini venivano noleggiati alla tariffa di 10 parasanghe (miglia persiane) per un zuz, ma per 11 parasanghe si chiedevano due zuzìm, poiché ciò superava le prestazioni usuali. Per la medesima ragione, il ripassare il brano per la centounesima volta – ciò che superava la pratica usuale alla quale lo studente era stato abituato fin dall’infanzia – veniva considerato equivalente a tutte le prime cento volte messe insieme, e perfino qualche cosa di più dal punto di vista dell’assiduità e dello sforzo, e dava perciò il diritto di essere chiamato: ‘uno che serve D-O’.”

      Da ciò si può comprendere che, dopo che uno si è abituato a studiare ogni brano 101 volte, deve studiare ogni brano 102 volte, per poter essere chiamato “un servitore di D-O”, poiché il livello che prima era considerato al di là dei limiti naturali della persona, è ora contenuto in essi. Così come vi sono diversi livelli di miracoli, che trascendono i limiti della natura, allo stesso modo, una persona deve continuamente elevarsi al di sopra dei propri limiti individuali. Emerge anche dall’insegnamento del Baal Shem Tov che, dopo che un miracolo si è ripetuto, viene considerato come natura ed allora un prodigio ancora più grande deve  compiersi, per poter essere considerato un miracolo. Così, dopo aver trasceso la propria natura, uno deve procedere verso un’elevazione ancora maggiore nel servizio Divino.

      Il mese di Nissàn inizia un nuovo anno ed un nuovo ordine nel rapporto con D-O, che trascende la natura. Ogni anno, nel mese di Nissàn, si aggiunge una nuova dimensione, che sorpassa i miracoli dell’anno precedente e trascende il modo in cui l’Ebreo ha oltrepassato la propria natura in quel tempo. In questo mese, un Ebreo riceve nuove energie, che trascendono la natura, permettendogli di liberare se stesso e di elevarsi oltre i limiti della natura, oltre i suoi propri limiti personali ed abitudini, e persino oltre quei modelli naturali e quelle abitudini, che provengono dalla santità. Egli ha la possibilità di raggiungere piani completamente nuovi e di godere di una riuscita, che trascende completamente la natura. Egli ha la possibilità di portare a termine compiti che, fino al mese di Nissàn, sarebbero stati considerati come “miracoli”. Nissàn serve anche come “capo dei mesi” e permette che questo approccio sia portato avanti per l’intero anno. Nissàn non è solo un mese prodigioso di per sé, esso fornisce a questo approccio miracoloso la possibilità di essere continuato fino a quando non diventa la natura stessa dell’individuo.

         Questo concetto è compreso nell’espressione dei nostri Saggi, citata prima: “quando il Santo, Benedetto Egli sia, scelse Yacòv ed i suoi figli.” Questa scelta al tempo dell’esodo, ed in modo ancora più completo al tempo del Matàn Torà, influenzò la natura dell’Ebreo, sollevandolo al di sopra dei limiti del Creato. Quando D-O diede la Torà agli Ebrei, Egli “ci scelse fra le nazioni e ci sollevò su tutte le lingue,” costituendoci come “un regno di sacerdoti ed una nazione santa.” Quando un Ebreo è collegato a D-O, la sua natura supera i limiti della natura, al punto che i miracoli ed il servizio al di sopra dei limiti della natura non sono considerati da lui miracolosi, così come non lo sono per D-O stesso. L’intento è che l’Ebreo riveli questo concetto nel suo servizio. Mentre egli vive in un corpo fisico in questo mondo materiale, con sia il suo corpo che il mondo assoggettati al dominio delle regole della natura, egli può mostrare come il suo servizio Divino non sia limitato da quelle restrizioni e trascenda la natura. Un Ebreo deve dichiarare, mostrando il suo esempio personale (in aggiunta al parlare della cosa), che, poiché egli è un Ebreo, il suo normale modello di comportamento è al di sopra della norma, al di sopra dei limiti della natura. Grazie all’influenza del mese di Nissàn, egli potrà elevarsi anche più in alto di questi limiti. Ognuno ha determinate mete nello studio della Torà, nel fare la carità, o nel servizio della preghiera, che non ha voluto prendere su di sé, perché ha pensato di non esserne in grado. Ora è il momento migliore per accettare queste mete. Senz’altro, egli riuscirà nel suo tentativo.

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